300 ville venete, 24 palladiane e i castelli della Loira, ecco perché l’Italia perde la sfida sul turismo con la Francia

(di Milena Gabanelli e Andrea Priante – corriere.it) – Portiamo ogni anno milioni di visitatori a Roma, Firenze, Venezia, mentre altre perle del bel Paese restano completamente fuori circuito. Dove stiamo sbagliando? La prendiamo larga e partiamo da Chateau de Chambord, il castello più famoso della valle della Loira. Costruito da re Francesco I nel 1519, è dal 1930 di proprietà dello Stato francese che l’ha trasformato in una efficientissima «macchina turistica» con 200 dipendenti che la tiene in funzione tutto l’anno, dalle 9 del mattino alle 18. L’ ingresso costa 16 euro, ma è gratuito per gli europei sotto i 26 anni. Con 45 euro puoi visitare anche i castelli di Clos Lucé e d’Amboise. All’ingresso trovi una brochure gratuita in 14 lingue e l’elenco degli eventi: mostre, concerti, spettacoli di cavalli e rapaci, visite didattiche e giochi per bambini. Si può noleggiare l’auto elettrica, la bici o una barchetta per vedere dal fiume il castello, che la sera si illumina con giochi di luce. Ci sono due ristoranti, il bar, tre negozi che vendono souvenir e prodotti tipici, e la torretta per osservare i cervi in amore. Il sito web è in sei lingue – dal cinese all’italiano – e on line puoi prenotare la visita, ascoltare una playlist e comprare 200 prodotti a marchio Chambord. I risultati? Oltre un milione di visitatori l’anno (+9% sul 2022) e 20,3 milioni di euro di entrate.

Le ville venete

A mille chilometri esatti da Chambord, a Vicenza, c’è villa Capra, detta «la Rotonda», la più famosa villa veneta, considerata il capolavoro di Andrea Palladio, così perfetta che in giro per il mondo ci sono almeno 80 riproduzioni. È di proprietà del conte Nicolò Valmarana che la gestisce con due soli dipendenti. Aperta dal venerdì alla domenica e i festivi (con chiusura in pausa pranzo), si visita solo il piano nobile (senza arredi originali) e il giardino. L’ingresso costa 10 euro, 5 per i bambini, 15 euro il tour guidato. Con 600 euro visita di gruppo accompagnati dal conte; con 100 euro a testa per l’aperitivo (siamo pur sempre in Veneto) con il conte. Non c’è un parcheggio, né si possono acquistare «pacchetti» per visitare altre ville venete, neppure Villa Valmarana ai Nani che sta proprio di fronte. Non ospita mostre né concerti ma si affittano gli spazi per eventi privati. Il sito web è solo in italiano e inglese e dal sito non puoi prenotare la visita. I risultati: 56mila visitatori l’anno, entrate per 445mila euro. Quel che basta al Conte per tenerle in vita e in ordine. Valmarana non ne vuole sapere della bigliettazione unica proposta dal comune di Vicenza per includere la visita ad altre ville. La filosofia è «fare da sé».

Il modello francese

La Valle della Loira, con 300 manieri costruiti a partire dal X secolo, è Patrimonio Unesco dal 2000. Venti di questi castelli sono classificati come «Grandi siti» per la loro valenza storica, sei dei quali appartengono a privati: tutti sono aperti al pubblico, organizzati in una «rete» che attira ogni anno 4,7 milioni di visitatori. Il Piano di gestione risale al 2012 ma viene aggiornato ogni dodici mesi per definire un calendario di progetti. A coordinare la parte pubblica, privati e stakeholder c’è un’agenzia unica, «Mission Val de Loire». L’obiettivo è quello di promuovere non tanto il singolo castello ma l’intero sistema-Loira: i monumenti hanno un unico marchio e si vendono pacchetti che consentono di visitare diversi castelli, così che i più famosi trainano gli altri. Si prenota tutto via internet, «esperienze» comprese, visto che all’interno si organizzano molti eventi. Da anni la parola d’ordine è «sostenibilità», e infatti a disposizione dei visitatori ci sono 500 treni al giorno, 159 stazioni e una fittissima rete di pullman che collegano le dimore storiche, oltre naturalmente alla «Loire à Velò»: 900 chilometri di pista ciclabile e 140 percorsi, che attirano 1,2 milioni di ciclisti l’anno con ricadute per 30 milioni di euro.

Il modello italiano

Le ville venete storiche sono circa duemilaquelle visitabili 323. Il fiore all’occhiello è rappresentato dalle 24 ville progettate dall’architetto Andrea Palladio, e diventate dal 1996 Patrimonio Unesco, ma soltanto dodici (quattro di proprietà pubblica, e otto privata) sono aperte al pubblico. Il piano di gestione Unesco risale al 2007, ma per 17 non è mai stata fatta una calendarizzazione dei progetti. Solo ora il Comitato composto dagli enti interessati (Comuni, Provincia, Regione, Sovrintendenza…) ha approvato il nuovo piano redatto da un team di esperti (architetti, urbanisti, consulenti del settore turistico…) che mette in fila i problemi: non esiste un sistema di bigliettazione unica per le ville palladiane, né un marchio ufficiale, né un sito web istituzionale finalizzato alla promozione turistica (il bando è slittato al 2025 e alcuni proprietari già dicono che non aderiranno). Non c’è una strategia di sostenibilità e non c’è alcun sistema di trasporto pubblico e tantomeno di piste ciclabili che colleghi le ville. Spesso mancano pure i parcheggi per le auto e la segnaletica stradale. Il piano approvato dal Comitato evidenzia che intorno ad alcune dimore è in atto una frenetica corsa alla cementificazione di edifici e centri direzionali… «Vanno previste zone-cuscinetto – avverte – altrimenti si rischiano danni irreversibili». L’Istituto regionale ville venete si occupa di gestire i finanziamenti per la conservazione, mentre Palladian Routes riunisce alcuni proprietari, e al contrario di ciò che suggerisce il nome, i pacchetti turistici non ti portano solo a vedere le bellezze del Palladio, ma a Venezia, a degustare vini in Valpolicella o a fare il tour del Lago di Garda. In sostanza ognuno si muove per conto proprio, al punto che nessuno sa con precisione quanti siano complessivamente i visitatori né quale indotto generino.

Rischio abbandono

Nella relazione si legge che chi questo piano deve poi attuarlo sembra non avere neppure una «percezione delle ville del Palladio come destinazione turistica». Il Veneto è la regione più visitata d’Italia, per questo si preferisce vincere facile scommettendo su Venezia o su Verona, mentre per i gioielli palladiani si rischia il progressivo abbandono perché «non mettendo a frutto questo patrimonio non si riesce a coprire i cospicui costi di restauro e manutenzione». È ciò che sta già capitando a 15mila dimore storiche italiane (il 45% del totale, 2000 sono completamente disabitate e 500 ridotte a ruderi) e i primi segnali si notano anche nelle ville palladiane. Serve un cambio di mentalità, della parte pubblica e della parte privata, ben sapendo che per guadagnare occorre prima investire. E di finanziato, nel nuovo piano di gestione, non c’è praticamente nulla .

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