
(Sabina Cuccaro – ilfattoquotidiano.it) – “Crescete e moltiplicatevi”, lo dice Dio a Noè e ai suoi figli. Sono passati più di 5 mila anni e mai come nei tempi moderni, è stato preso alla lettera. Sarà il web, sarà la paura dilagante di essere soli, sarà la noia; fatto sta che i più convinti credenti si stanno dando da fare per ottemperare alla richiesta dell’Onnipotente. Sempre nel rispetto dei sacramenti, per carità.
Succede così che a Roma, nella chiesa San Silvestro al Quirinale, l’associazione Cavalieri di San Martino organizza gli Aperivangelo. Cosa siano è facilmente intuibile. E, siccome anche la fede prevede prima il dovere e poi il piacere, si fanno 50 minuti di approfondimento biblico con don Paolo Bonassin (biblista), poi spazio alle domande e infine il momento tanto atteso: nella rettoria si fa l’aperitivo. Rigorosamente a base di prodotti pugliesi. E allora, su un mega tavolo trasformato per l’occasione, ecco tarallini, burrata, pizzette con la zucca.
“È un modo per socializzare, fare networking e soprattutto per avvicinare i giovani alla chiesa” – mi dice Lorenzo Ferraro, presidente dell’Associazione. “Abbiamo un approccio più moderno, un po’ alla papa Francesco”. Gli chiedo se sono nate delle coppie: “Sono nate tante amicizie e sì… anche qualche coppia” confessa. Ovviamente, gli aperitivi sono offerti da Dio o chi per lui, ma se volete fare una donazione ben venga.
Va detto che non siamo gli unici ad unire sacro e profano. A Dublino, un’ex chiesa è diventata un caffè/bar: The Church Café Bar che serve esclusivamente piatti vegani, ci mancherebbe.
Ma a farla da padroni nella “fede col rimorchio” ci sono gli americani, gli ebrei americani per l’esattezza. Si sono inventati perfino un sito e un’app per i single ebrei, JDATE. Ha addirittura vinto il premio Webby nel 2006 per il social networking ed è diventato talmente famoso da attrarre anche i non ebrei che sono ben accetti, ad una condizione: devono cercare un partner rigorosamente ebreo. Guai ad accoppiarsi tra profani.
Che infinita tristezza…
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Meglio questi sistemi per avvicinare al messaggio cristiano piuttosto di quelli di chi minacciava le fiamme dell’inferno per sottomettere al loro potere con la scusa della parola cristiana.
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Questi sistemi non avvicinano al messaggio cristiano, ma lo rendono una farsa a misura della comprensione di quelli come te. E corrono il rischio di indurre chi nonostante tutto ci crede ancora, a credere che le fiamme dell’inferno siano un’iperbole e che la condanna all’eternità sia la mancanza dello spritz.
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Al di qua di come sembra voglia apparire su queste pagine, non ho nessun dubbio sulla potenza del messaggio cristiano, non fosse altro che per il detto che la Chiesa dovrà mantenersi fino alla consumazione del secolo. Solo che, come qualche decennio fa affermava un prete degno di nota (non sto a specificare chi a quelli che non vanno oltre l’Aperivangelo, tanto sarebbe inutile)
“La Chiesa cristiana non è per forza la Chiesa romana”.
E il commentatore aggiungeva:
Non posso garantire i termini esatti della risposta però,
in ogni caso, il senso era proprio quello; ammetteva quindi che, anche in un simile caso, ogni possibilità non si troverebbe dunque ancora definitivamente chiusa, il che equivarrebbe, insomma, a supporre che deve esistere, nel Cristianesimo, qualcosa che è capace di conservare l’influenza spirituale indipendentemente da Roma.
Sicuramente quel qualcosa non è certo lo spritz!
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mah, Gatto
io sono un battitore libero sull’argomento e giudico in assoluta libertà. Non ho, a monte, squadre da tifare quando scrivo di religioni e in particolare di quella cristiana cui sono affezionato anche da lontano.
L’idea dello spritz non mi sembra indegna. Spero solo che abbiano pensato anche ad una versione analcolica.
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Al di là di come sembra tu voglia apparire su queste pagine, sembra anche che tu abbia ben poca fiducia nella potenza del messaggio cristiano se credi si possa comprare con uno spritz, Gatto.
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In futuro, perdendo ulteriormente seguaci, faranno le omelie a ritmo di rap.
E più avanti chissà anche un po’ di “educazione sessuale”……………chiamiamola così.
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Per me la chiesa con la minuscola è sempre stato un posto di cui andare a vedere l’architettura e le opere ivi contenute, ammesso e non concesso, dunque a me l’aperitivangelo non interessa, anche se – ammetto e lo dico in tutta franchezza – una cosa del genere, dove semmai si può imparare qualcosa mi pare una gran bella idea. Ma comunque se mi capita d’andare a Dublino, per un aperitivino vegan… da oggi so dove andare!
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l’architettura e le opere ivi contenute…
… sono parte integrante del messaggio cristiano, simboli viventi del Verbo.
Ovvio che colui il quale non ne percepisce niente di più che il lato estetico – per non dire museale -, non trascurabile, ma affatto insignificante se esclusivo del resto (che più conta), l’Aperivangelo non può che apparigli come una gran fig4t4.
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