EUROPEE E AMMINISTRATIVE – Proiezioni .Vota 1 europeo su due. In Italia anche meno Avanzano le destre. Sopra il risultato del ‘22 FdI, boom di Pd. Tonfo Lega e 5Stelle

(DI LORENZO GIARELLI – ilfattoquotidiano.it) – L’Europa vira a destra e penalizza soprattutto i leader più bellicisti, come Emmanuel Macron e Olaf Scholz. Ma l’Italia fa eccezione: la destra vince, sì, ma vince quella di governo e ultra-atlantista. Nel giorno in cui si dimette il premier belga Alexander De Croo e Macron indice nuove elezioni, Giorgia Meloni esulta: “Grazie! Fratelli d’Italia si conferma primo partito italiano, superando il risultato delle scorse elezioni Politiche”.

A scegliere è meno di un italiano su due, il 49,6 per cento. Gli astenuti sono il primo partito e il dato sull’affluenza è circa un punto in meno rispetto al 51 per cento di media nell’Unione, segno di un problema diffuso. In ogni caso, è chi vota a decidere: il risultato rinforza la premier e il partito trasversale favorevole alle armi a Kiev. Nella quinta proiezione OpinioRai Fratelli d’Italia cresce al 28,9 per cento (nel 2022 era al 26); mentre il Pd è al 24,5 dal 19 di due anni fa. I 5 Stelle crollano al 10,3, penalizzati un po’ dal boom di Avs (6,9 per cento) e dal 2,2 pacifista di Michele Santoro, ma soprattutto dall’affluenza al 36 per cento nelle Isole e al 43 al Sud, storico granaio di voti del Movimento. A destra il derby tra FI e Lega premia i berlusconiani (9,1 per cento) e affossa Matteo Salvini (8,5), alle prese ora con una guerra interna al partito. Lottano per la sopravvivenza i centristi degli Stati Uniti d’Europa e di Azione, entrambi sotto al 4 per cento in attesa dei dati finali.

La lettura del voto, in area governo, la dà Giovanni Donzelli, pretoriano di Meloni: “Mentre in tutta Europa i governi hanno sentito la crisi internazionali ed escono dalle Europee con qualche acciacco, il governo italiano esce forte”. Meloni si assicura anche quella polarizzazione del voto (FdI da una parte, il Pd di Elly Schlein dall’altra) che sia i meloniani che i dem avevano cercato di favorire in campagna elettorale. E poco importa se FdI non raggiunge il 30 per cento, l’obiettivo che durante i primi mesi di governo sembrava a portata di mano. Meloni semmai deve tener d’occhio gli equilibri di coalizione, con FI e Lega sopravvivono a distanza di sicurezza, senza che neanche la campagna pacifista fuori tempo massimo di Salvini abbia aiutato il Carroccio. Forza Italia garantisce che la competizione interna “non produrrà effetti sul governo”. Excusatio non petita. In questo contesto il Pd spera di avvicinarsi il più possibile al 25 per cento (nella quinta proiezione è al 24,5), mentre i 5S rischiano di perdere 4 o 5 punti sulle Politiche, a questo punto incalzati da Forza Italia. Un dato di cui, appunto, potrebbe aver beneficiato Avs, l’altro partito che in Parlamento si è schierato contro l’invio di armi a Kiev, tema su cui Giuseppe Conte ha impostato gran parte della campagna elettorale.

In ogni caso sarà il dato finale di tutti i partiti a determinare il numero di seggi per ciascuno. Decisivo sarà soprattutto quante liste riusciranno a stare sopra al 4 per cento a spoglio ultimato. Avs non avrà problemi, mentre Sue e Azione dovranno aspettare qualche numero in più dalle sezioni, con Renzi e Bonino stimati leggermente sotto il 4 per cento e Calenda sotto di un punto, in cerca di un miracolo. Più lontani Pace Terra Dignità di Michele Santoro (2,2 per cento), Libertà di Cateno De Luca e Alternativa popolare di Stefano Bandecchi, per i quali i primi dati sono sotto al 2. Mentre arrivano i primi dati delle Europee, Opinio-Rai diffonde pure gli exit poll delle regionali in Piemonte, con Alberto Cirio che stra-vince, e delle amministrative nelle principali città al voto (lo spoglio inizierà oggi), generalmente favorevoli al Pd. Tra le sfide più attese c’era Firenze, dove la dem Sara Funaro è data in testa (42-46 per cento) ma costretta al ballottaggio contro Eike Schmidt (30-34).

Confortanti per il Pd sono pure i dati che arrivano da Bari, con Vito Leccese tra il 42 e il 46 ben lontano dal leghista Fabio Romito (31-35), potendo contare anche sul sostegno del 5S Michele Laforgia (20 per cento) al ballottaggio. Potrebbero farcela invece al primo turno le dem Elena Carnevali, candidata al dopo-Gori a Bergamo, e Vittoria Ferdinandi, in corsa a Perugia. La prima è stimata sopra il 53 per cento, con Andrea Pezzotta al 40; mentre Ferdinandi è a cavallo del 50 per cento nei primi exit poll, cinque punti sopra il centrodestra di Margherita Scoccia. Plebiscito a Cagliari per il giallorosa Massimo Zedda, che dovrebbe battere Alessandra Zedda di una trentina di punti già al primo turno.