Ormai non ci sono più dubbi giuridici: le gare per le concessioni balneari vanno fatte. È però necessaria una normativa che stabilisca criteri di accessibilità e sostenibilità

(EDOARDO ZANCHINI, Ecologista – editorialedomani.it) – Non ci sono più dubbi giuridici: le gare per assegnare le concessioni sulle spiagge vanno fatte. I balneari le hanno tentate tutte, contando sul supporto di un Governo che si è rivelato inaffidabile rispetto alle tante promesse fatte al settore.
E’ grazie all’Europa, all’indipendenza della magistratura e anche ai cittadini che si sono organizzati a difesa del diritto di fruire liberamente delle spiagge, se si è arrivati a questa vittoria.
Ma non bastano le gare, serve una Legge per impedire che le spiagge siano accessibili solo per i ricchi, che stabilisca criteri per garantire accessibilità per tutti, qualità e sostenibilità dell’offerta.
Quanto sta succedendo sulle spiagge, rispetto alle gare per le concessioni, è un insperato squarcio di ottimismo, quasi a ricordarci che il nostro paese possiede ancora gli anticorpi per dare risposta a problemi che sembrano insormontabili per la forza di interessi e rendite.
Malgrado una battaglia in cui i balneari le hanno provate tutte, il responso è oramai inequivocabile: sono vietate le proroghe per l’assegnazione dei tratti di litorale. Sono infatti innumerevoli le sentenze che ribadiscono quanto le direttive europee hanno sancito da anni, ma che in tanti non vogliono accettare chiedendo deroghe e interventi legislativi.
Del resto, è difficile spiegare perché a Formentera siano stati messi a gara i chiringuitos frequentati ogni estate da migliaia di italiani, ma che invece la stessa cosa non possa avvenire in Romagna o Versilia. Se ha fatto notizia che nell’isola delle Baleari sia passata di mano la gestione dei più famosi locali, è solo questione di tempo perché avvenga lo stesso anche per gli spazi oggi occupati dal Papeete o dal Twiga.
Oramai lo hanno capito persino i balneari che, traditi dalle promesse di Salvini e Meloni per cui una volta al governo avrebbero posto un chiaro stop alla direttiva Bolkestein, si sono rassegnati a battersi per ottenere almeno un indennizzo dal gestore subentrante.
Qualche ultimo giapponese che insiste con i ricorsi esiste, ma oramai è evidente che il tentativo è di cercare di prendere tempo e rinviare di qualche anno le gare. Intanto, diventa ogni giorno più grande la crepa in un sistema di potere che sembrava inscalfibile.
LE RAGIONI DELLA SVOLTA
Come si è arrivati a questa svolta? Le ragioni e i protagonisti sono diversi e interessanti da approfondire. Di sicuro, senza l’Europa tutto questo sarebbe stato impossibile. E chi vuole ridurne il ruolo, già a partire dalla prossima legislatura, ha chiaro in mente l’obiettivo di sabotare l’applicazione dei principi di trasparenza, concorrenza e tutela dei consumatori scritte nei trattati e ribaditi in direttive che non potevano che cozzare con un sistema di gestione delle spiagge che in tante aree del paese si è trasformato in una privatizzazione di fatto, senza limiti temporali e controlli.
Ma alle gare si è potuti arrivare anche per l’indipendenza della magistratura italiana garantita dalla Costituzione. Perché tutti gli atti e le dichiarazioni del governo Meloni sono stati chiari nella richiesta di fermare quanto sancito dalle direttive europee in termini di procedure ad evidenza pubblica.
Ma sentenza dopo sentenza, il Consiglio di Stato ha continuato a ribadire che non è possibile altra strada per l’assegnazione di servizi in ambiti dove la risorsa a disposizione è oggettivamente limitata. Il governo ci ha provato in ogni modo, consegnandosi alle associazioni di categoria al punto da presentare a Bruxelles un incredibile studio che aumentava da 8mila chilometri a 11mila i tratti di costa in Italia. Attenzione, l’indipendenza della magistratura non è un concetto astratto nel nostro paese.
Ad esempio, a Lecce il loquace presidente del Tar ha idee completamente diverse e originali rispetto all’applicazione della Bolkestein, alle gare e perfino rispetto alla limitatezza della risorsa, tanto che ha provato a fermare il percorso di assegnazione con evidenza pubblica portato avanti con coraggio dal sindaco Salvemini. Salvo che queste tesi sono poi andate a sbattere contro il Consiglio di Stato.
Di sicuro, a vigilare e a mobilitarsi ci saranno i terzi protagonisti di questa vicenda, che sono i cittadini e i comitati che da tante parti d’Italia si battono per garantire l’accesso libero e gratuito alle spiagge. In questi mesi, contro ogni richiesta di proroga da parte dei Comuni, contro ogni assegnazione senza gara, puntuale è arrivata la diffida del Coordinamento nazionale Mare libero.
L’ultima azione ha visto i militanti entrare negli stabilimenti e stendere gli asciugamani per ribadire che le concessioni sono scadute per cui chiunque ha il diritto di farlo. Il livore dei balneari nei loro confronti è tale che in Romagna hanno scritto alle prefetture per chiedere di fermarne le comunicazioni via social sul tema della durata delle concessioni, di comunicare per conto di chi si muovono e riservandosi di procedere per «risarcimento danni subiti e subendi».
UNA LEGGE NECESSARIA
Non saranno certamente questi tentativi di intimidazione a fermare chi si batte per dei diritti che sono scontati in ogni altro paese europeo. A stupire è semmai come il vento sia cambiato, il consenso di cui godono queste iniziative. D’altronde chiunque si rende conto che va trovato un equilibrio tra gli interessi di pochi e quelli di milioni di italiani e di turisti che vorrebbero avere il diritto di scegliere se andare in uno spazio attrezzato a pagamento o in uno libero e gratuito.
Con il passare del tempo i balneari stanno diventando impopolari al pari dei tassisti, anche per lo stesso modo prepotente di porsi nella discussione e perché sicuri di avere al fianco una politica che qui evidenzia tutta la propria debolezza.
Il governo intanto ne esce malissimo, la strategia è quella della campagna elettorale permanente, per cui ogni giorno si rincorrono promesse da parte di parlamentari e persino presidenti di regione.
Ultimo il governatore della Calabria che ha stabilito che sulle sue spiagge il problema non esiste e le gare non si faranno. Il problema è semmai che si parla solo delle gare, mentre manca ancora un confronto – anche dentro l’opposizione – sul futuro delle spiagge.
Su una legge che punti a migliorare qualità e sostenibilità ambientale dell’offerta, garantire controlli, affrontare i processi di erosione e difendere le spiagge dalle mareggiate, a garantire l’accessibilità per tutti.
E proprio qui sta il punto più delicato, perché quanto pure si è smosso fino ad oggi non basta nei comuni dove non ci sono più spiagge libere. Il tema è politico, perché se non si fissano dei limiti alle spiagge da affidare ai privati si disegna una precisa linea che separa chi è ricco e chi è povero, chi può andare al mare e chi no.
Sì è stimato che il canone annuale medio al mq per un lido si aggiri intorno ai 2,5 euro, per un introito complessivo ed effettivo per l’erario intorno ai 40 mln, visto che dalle cifre sbandierate dai balneari andrebbero sottratti gli altri pagamenti relativi alla cantieristica e al diporto nautico e i mancati introiti dei lidi morosi, circa il 20%. Per avere contezza del regalo che il governo concede ai balneari, basti pensare che il comune di Milano ogni anno incassa dall’affitto dei negozi della Galleria quasi 60 mln. Quando i vari ‘bagnini’ vanno in TV a piangere miseria, é utile sapere che il costo della concessione incide sui loro ricavi (2 mld) per un misero 2%, cioè quasi niente. La Corte dei conti ha poi così sentenziato: “i canoni attualmente imposti non risultano, in genere, proporzionati ai fatturati conseguiti dai concessionari attraverso l’utilizzo dei beni demaniali dati in concessione, con la conseguenza che gli stessi beni non appaiono, allo stato attuale, adeguatamente valorizzati”. Così si procura dolosamente un danno all’erario.
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Aumentare i canoni di concessione quale funzione avrebbe ?
I balneari potrebbero traslare i costi sui clienti rendendo ancora più evidente il divario tra chi potrebbe permettersi di affrontare i costi e chi no.
Le spiagge devono essere fruibili da tutti; senza se e senza ma.
Detta in altri termini, valorizzaare le spiagge a spese di chi?
Basta parassiti
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e basta con ste categorie protette che hanno in gestione spiagge da più di 5 generazioni !che nel frattempo avranno comprato tutte le case intorno e messe a profitto ,intestandole fino all ultimo parente in montagna ..
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Ma davvero, applausi
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ps. Che si riconoscono dalla ferocia a scocciarti anche dal bagnasciuga che non è in concessione!
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Servirebbe un’ ondata ,popolare gente con ombrelloni, lettini ,seggiolino ,tavolino, con tutto il pranzo rigorosamente portato da casa m,nelle spiagge vips a zero a zero .
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Sembra che stia entrando in vigore la legge del contrappasso.
Dopo che per decenni queste categorie di inutili profittatori, non mi riferisco solo ai balneari, hanno asfissiato l’Italia con la complicità della claase politica a volte silente e a volte compiacente, stanno per vedere il laccio di una legge degna di essere chiamata tale che si stringe giorno dopo giorno attrno al loro collo.
Finalmente un pò di aria buona.
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sperem, ma qui siamo in Italia che non ha niente a che vedere con la legalità!
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Certo che se proprio vogliamo contrastare le lobby italiane c’è l’imbarazzo della scelta. Dopo i bagnini e tralasciando i tassisti, proporrei di scatenare la nostra voglia di equita e giustizia verso le società di lavoro interinale, che campano sul lavoro altri senza aggiungere nulla, poi si potrebbe rivolgere uno sguardo verso le agenzie immobiliari che hanno letteralmente drogato il mercato a loro esclusivo vantaggio, e poi è poi…..
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