AFFONDATA LA PROPOSTA DI LEGGE – Finta delega al governo, come già fatto per il salario minimo

(DI LUCA DE CAROLIS – ilfattoquotidiano.it) – Una nuova, vera legge sul conflitto di interessi può attendere. Se ne riparlerà sul serio chissà quando, nel Paese dove eletti e imprenditori discutono di finanziamenti sugli yacht, dove certi politici fanno incetta di giornali e agenzie stampa e altri giurano di aver trovato un nuovo Rinascimento tra le sabbie. Ieri alla Camera le destre hanno di fatto affondato la proposta di legge a prima firma di Giuseppe Conte, che voleva paletti e regole per i titolari di cariche di governo statali e regionali, senza avere neppure il coraggio di dire no. Come era successo per il salario minimo, hanno fatto ricorso all’espediente della legge delega, che ufficialmente affida al governo di varare norme apposite entro 24 mesi. Tradotto, la maggioranza potrà lasciare tutto nei cassetti, a morire di inedia. Non dispiacerà più di tanto ai cosiddetti centristi, cioè Italia Viva e Azione, che ieri in aula si sono vigorosamente astenuti. Sull’altro fronte, con i loro no, i partiti del potenziale campo progressista. Partendo dal Movimento di Conte, che ha ritirato la firma dal testo inglobato dalla legge delega – “Così buttate la palla in tribuna, questo è un antipasto di premierato” – al Pd di Elly Schlein, contrario perché “così azzerate tutto, mentre il testo di Conte si poteva migliorare” (Simona Bonafè). Per arrivare ad Alleanza Verdi e Sinistra, con il vice capogruppo Marco Grimaldi: “Una nuova legge è necessaria, anche per evitare di vedere parlamentari della maggioranza che smaniano di acquistare dall’Eni la seconda agenzia di stampa italiana, l’Agi”. Chiarissimo il riferimento al leghista Antonio Angelucci. Come sono stati evidenti, racconterà poi Grimaldi al Fatto, certi malumori: “Alcuni parlamentari di centrodestra sono venuti a lamentarsi con me perché avevo citato il caso dell’Agi”.

La renzianissima Boschi invece ha manifestato il suo fastidio direttamente dal microfono. D’altronde non poteva piacerle una proposta di legge che prevedeva tra l’altro “disposizioni concernenti il divieto di percezione di erogazioni provenienti da Stati esteri da parte dei titolari di cariche pubbliche”, passaggio che le deve essere sembrato troppo severo verso Renzi. Così in aula si è lamentata: “L’intenzione del M5S era utilizzare il tema come strumento per attaccare gli avversari politici, ma quando è stato al governo non solo non ha mai approvato una legge sul conflitto di interessi, ma non l’ha nemmeno mai proposta”. Il resto è stato fatto soprattutto di schermaglie parlamentari. Con il leghista Igor Iezzi a seminare benzina: “Molti parlamentari dell’opposizione prendono soldi da Soros e dalle società legate a lui. Non è che il vero conflitto di interessi sta all’interno della sinistra?”. Abbastanza per provocare proteste e urla, dai banchi dem come da quelli di Avs. Ma tanto a contare è stato il sì finale dell’aula, quello auspicato da Fratelli d’Italia con Francesco Michelotti: “Non vogliamo scorciatoie o strumentalizzazioni, impegniamo il governo perché per la destra è prioritario il primato della politica”. Prossimamente si replica col voto in Senato, dove la legge delega verrà approvata in via definitiva. E salutoni al conflitto di interessi.