Abuso d’ufficio, l’uso dei trojan nelle intercettazioni e il traffico di influenze. Tutti i ritocchi al codice penale che indeboliscono il lavoro dei giudici

(di Giuliano Foschini – repubblica.it) – Se in questi giorni di inchieste e grandi scandali qualcuno vi racconterà che in Italia è tornata la corruzione, voi non credetegli. Perché in Italia la corruzione – dai tempi di Mani Pulite in poi – non se n’è mai andata. Genova oggi. Bari, Torino, Palermo ieri. E prima ancora Roma, Milano. Nel Paese che si prepara all’autonomia differenziata, se c’è qualcosa che non cambia a nessuna latitudine, ecco quel qualcosa è proprio la corruzione.

Secondo stime del centro di ricerca Rand, ogni anno all’Italia la corruzione costa 237 miliardi, circa il 13 per cento del Pil. Si indaga a Nord come a Sud, sono travolte giunte di destra e di sinistra. Si paga con le vecchie e care mazzette in denaro contante o con le “altre regalie” (viaggi, regali di lusso, escort), ci sono i facilitatori e i prestanome, corrompono i mafiosi e i piccoli artigiani, si ruba sui grandi appalti e sulle sagre di paese.

Quello che è cambiato, però, è l’approccio dei governi che si sono succeduti. Il governo Meloni, in particolare, sta mettendo a punto tutta una serie di norme e provvedimenti che più che provare a contrastare un fenomeno endemico sembrano voler spuntare le armi a chi quel fenomeno cerca di combatterlo.
L’abolizione dell’abuso di ufficio, la nuova formulazione dei reati sul traffico di influenze. E ancora: la limitazione di strumenti di indagine come i trojan per i reati contro la pubblica amministrazione e le norme “di semplificazione” sugli appalti pubblici, sempre auspicate e in parte già realizzate dal ministro Salvini, sono tutti tasselli di un grande mosaico che rende ogni giorno più difficile la vita delle guardie. Più facile quelle di corrotti e corruttori.
Il report
Su questi argomenti è difficile avere dei numeri affidabili che rendano l’idea della situazione. Spesso si racconta la favola secondo cui nessuna inchiesta finisca con condanne definitive. In realtà basta restare a quello che è accaduto negli ultimi mesi: l’ex parlamentare della Lega, Gianluca Pini, ha patteggiato un anno e 11 mesi per corruzione nell’inchiesta sulla fornitura di mascherine alle Asl dell’Emilia Romagna. E per corruzione hanno patteggiato (a un anno e 4 mesi) l’europarlamentare di Fratelli d’Italia, Carlo Fidanza, e il deputato Giangiacomo Calovini. Per corruzione è indagato (e ha chiesto di patteggiare a 2 anni e dieci mesi) anche il cognato del ministro Salvini, Tommaso Verdini, figlio di Denis. Insomma, la cronaca documenta come i processi spesso finiscono con condanne.

Tornando alle statistiche, da tempo viene considerato come autorevole il Corruption perception index, un indice realizzato da Transparency International che segnala appunto il grado di corruzione percepita in ogni singolo paese. L’indice è il risultato di una sintesi fra gli indicatori di 13 diverse fonti fra cui Banca Mondiale, World Economic Forum, società private di consulenza e gestione del rischio, ed è mirato alla grande corruzione pubblica. Quando si parla di percezione, quindi, si fa riferimento a quella della comunità internazionale e finanziaria. Bene. L’Italia è in 42esima posizione su 180, nove punti sotto la media europea. Va molto meglio di Paesi come l’Ungheria, che è ultima in classifica (14 punti in più). Ma molto peggio di Paesi come Finlandia, Norvegia e Svezia che sono ai primi posti nella classifica. Negli ultimi dieci anni il nostro Paese ha fatto importanti passi in avanti, registrando poi una frenata proprio con l’arrivo del governo Meloni: un posto in meno in graduatoria e nessun punto in più. Troppo poco, chiaramente, per emettere un giudizio definitivo (anche perché tra i parametri che vengono valutati ci sono problemi enormi, come la durata dei processi, che non possono essere risolti in pochi mesi) ma chiaramente un’indicazione importante.
Le nuove misure
Ancor più se viene letta nella chiave delle misure in tema di giustizia e appalti pubblici che il governo Meloni sta prendendo nonostante le proteste di magistrati e addetti ai lavori. Nelle prossime ore verrà pubblicato il nuovo dossier dell’Anac, l’Autorità anticorruzione, che seppur svuotata di capacità di incidere, rappresenta uno dei baluardi del nostro Paese: da tempo il presidente Giuseppe Busia denuncia – come è accaduto nel caso di Genova – il fatto che le nuove regole sugli appalti pubblici aprano strade ai predoni. E questo è ancora più vero oggi, con i grandi cantieri del Pnrr, per non parlare del Ponte sullo Stretto.
A preoccupare, poi, è il pacchetto di norme in parte già approvato e in parte prossimo al via libera che il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha preparato. L’abolizione dell’abuso di ufficio è stata raccontata come l’eliminazione di un inutile orpello per gli amministratori. Ma in realtà, documentano le ultime sentenze di condanna in Cassazione (3.600 dal 1997 a oggi), rappresentava un argine importante: per dire, quei sindaci e assessori che erano stati condannati per aver annullato delle cartelle esattoriali a loro elettori, alla vigilia di una campagna elettorale, oggi non lo sarebbero più. Per non parlare dell’abolizione del traffico di influenze, misura nell’agenda del governo: dal caso Palamara a quello Alemanno, sarebbero tutti salvi senza quel reato. Così come l’inchiesta di Genova, e decine di altre, non sarebbe esistita se fosse stato in vigore l’emendamento Costa adottato dalla maggioranza di centrodestra: niente trojan, cioè microspie dentro i telefoni, per i reati contro la pubblica amministrazione. Perché la maniera migliore per non trovarla, la corruzione, alla fine è non cercarla.
Quello che colpisce sono soprattutto l’esiguità delle pene. Se rubi una mela al supermercato perché hai fame ( e non sei magari un politico cleptomane ) ti becchi sicuramente una condanna più veloce e più dura. Ma d’altronde chi decide l’entità delle pene? E mica si danno la zappa sui piedi.
"Mi piace"Piace a 3 people
Nel caso di patteggiamento la pena viene ridotta FINO AD 1/3 della pena che verrebbe applicata con rito ordinario.
Senza entrare nel merito del patteggiamento, il problema vero è il perchè quest’istituto è stato introdotto.
Tale introduzione si somma al rito abbreviato, si inserisce in questo contesto anche la Cartabia; il braccialetto elettronico, gli arresti domiciliari
Non è assolutamente vero che chi ruba una mela si fa l’intera condanna in carcere; tanto è vero che dal rito abbreviato sono esclusi i delinquenti seriali, indipendentemente dalla gravità dei reati commessi.
Di episodi di reiterazine di reati da parte di soggetti che avrebbero dovuto essere in carcere, la cronaca ne è piena; per ogni tipo di reato, furti, rapine, tentati omicidi, traffico di stupefacenti, aggressioni e minacce; il campionario è vasto e variegato.
Il problema è che non ci possiamo permettere di tenere la gente in galera; un detenuto ha un costo.
Da qui gli arresti domiciliari o il braccialetto elettronico
Non ci possiamo permettere nemmeno i magistrati; bisogna che facciano più processi e per far ciò è necessario velocizzarli; con norme che rendano più breve il processo, quali appunto il rito abbreviato o il patteggiamento
Nei casi più gravi ( dal mio punto di vista più gravi) anche abrogando il reato.
Oltre alla mancanza di risorse finanziarie c’è poi il problema della permeabilità dei politici al malaffare; per non parlare del politico delinquente di suo e per non parlare di chi quel politico lo elegge, direttamente o indirettamente.
L’esiguità della pena è un effetto, non una causa.
"Mi piace"Piace a 2 people
Fatto: un imprenditore finanzia un politico attraverso donazione al partito, alla campagna elettorale, alle fondazioni di cui fa parte, attraverso benefici in cene e vacanze, magari con forti sconti, ingresso di parenti e amici in aziende, etc, perché pensa così di crearsi un credito di riconoscenza e al fine da ottenere un vantaggio.
Fatto: la gran parte dei politici, in una situazione di vantaggio o di ruolo determinante, è in vendita e a prezzi tutto sommato contenutissimi. Non ci siamo ancora dimenticati De Gregorio e Berlusconi, o la compravendita, come al calcio, di senatori per far cadere Prodi. Non ci dimentichiamo i transughi persino del Movimento, Giggino ha fatto cadere un Governo per ottenere vantaggi personali.
Fatto: la magistratura, con le leggi attuali, deve dimostrare una diretta correlazione tra la dazione dell’imprenditore e il vantaggio ricevuto dal politico, e questa pratica di mazzetta e favori e talmente rodata che almeno due/tre passaggi li compiono per annacquare la corruzione. Sarà molto difficile arrivare a condanne, ancor di più a carcere vero, e sarà impossibile riuscire a rifondere del danno procurato allo Stato e ai cittadini.
Fatto: un giudice arriva a sentenza sulla base della legislazione vigente che è a opera dei politici, ovvero dei beneficiari ultimi del sistema clientelare; difficile ritenere che si facciano le leggi per perseguire se stessi. Ecco dunque che stanno correndo agli ultimi ripari su intercettazioni e Trojan……che alla fine di trojan sempre si tratta.
"Mi piace"Piace a 4 people
*al fine di
*è talmente rodata
"Mi piace""Mi piace"
Una nuova tangentopoli non ci sarà, non perchè non ci siano le condizioni o non ci sia la necessità; è cambiato il contesto normativo e tale contesto è ancora in INvoluzione.
Leggendo l’articolo, compare il nome di Carlo Fidanza; agli inizi del mese sono tornato a casa per 5 giorni e ho visto in giro i suoi manifesti elettorali.
Chissà se nel faccia a faccia da Vespa, tra Meloni e Schlein, quest’ultima chiderà a Meloni: Come mai in Lombardia avete deciso di candidare Fidanza condannato per corruzione?
Che immagine volete dare dell’Italia in europa?
Dubito succederà
Non si può continuare in questo modo in ogni caso; un sistema del genere non è sostenibile; prima o poi esploderà “da solo”.
Aspettarsi che sistemi le cose la politica, anche se sarebbe auspicabile lo facesse, mi sembra molto improbabile; andiamo avanti cosi e teniamoci forte per quando ci sarà il botto.
La posizione nella classifica di Transparency International non è una questione di mera immagine; ha dei risvolti economici e sociali importanti in chiave di lettura negativa.
E’ un governo criminogeno, questa non è una novità.
"Mi piace"Piace a 3 people
corrotti e corruttori che si scrivono e approvano leggi per farla franca…!!!
si chiama conflitto di interessi.
quando decidono di svendere i beni pubblici (e la loro funzione), nessuno, neanche molti giornalisti al (loro) guinzaglio, si perita di domandare se hanno chiesto il permesso ai proprietari del bene: il popolo sovrano.
questa è la democrazia dei capi soli al comando che diventano padroni subito dopo essere stati eletti.
servirebbe tornare ai trasparenti “consigli di amministrazione” esistenti prima delle leggi piduista che continuano a promulgare…!
"Mi piace"Piace a 1 persona
la banda di ladri di stato si è talmente allargata e finirà per forza in un impostore, non è più sopportabile mantenere questa banda di malaffare inconcepibile !
"Mi piace""Mi piace"