RAID DI TEHERAN A TEL AVIV – La risposta. “Nessuna decisione” dal gabinetto. La destra spinge, il leader centrista: “L’obiettivo resta Hamas e gli ostaggi”

(DI ALESSIA GROSSI – ilfattoquotidiano.it) – Per Tel Aviv la risposta all’attacco iraniano nella notte di sabato è stato un successo. “L’Iran ha punito Israele”, gioiscono le Guardie rivoluzionarie per le quali la rappresaglia contro l’uccisione di sei leader pasdaran il 1° aprile all’ambasciata iraniana di Damasco “è finita qui”. Non per Israele che ha promesso ulteriore risposta. Ma non “dove, quando e in con quale modalità”. Ore di riunione del gabinetto di guerra guidato dal premier israeliano Benjamin Netanyahu non hanno portato a una decisione, scrivono i media alla fine della riunione.

A fronteggiarsi sono state ancora una volta le due anime del governo israeliano: quella oltranzista guidata dalla destra di governo che con il ministro della Sicurezza Ben Gvir a chiedere un “contrattacco schiacciante” e insiste che l’unico modo per creare deterrenza è abbandonare “moderazione e proporzionalità”.

La risposta di Israele “non deve essere uno spaventapasseri, sullo stile dei bombardamenti che abbiamo visto negli ultimi anni a Gaza”, insiste il ministro in un videomessaggio. Della stessa linea il leader del partito del Partito Sionista Religioso, Bezalel Smotrich: “E ora, gli occhi dell’intero Medio Oriente e del mondo intero sono puntati sullo Stato di Israele: se la nostra risposta risuonerà in tutto il Medio Oriente, per le generazioni a venire, vinceremo” conclude.

Di contro il leader centrista Benny Gantz – che pure nella notte di sabato secondo diverse ricostruzioni insisteva per un contrattacco immediato – ieri faceva appello alla formazione di “una coalizione regionale” sul modello di quella che sabato notte ha aiutato Israele a intercettare l’attacco di Teheran. “La reazione”, ha spiegato il ministro Benny Gantz dopo ore di riunioni, consultazioni frenetiche e appelli globali alla de-escalation, arriverà ma “nel modo e nel momento più adatti. Costruiremo una coalizione regionale contro la minaccia dell’Iran ed esigeremo un prezzo”. E sarà il Gabinetto di guerra a deciderlo.

Dall’esercito arrivava ieri lo stesso appello alla calma: “Abbiamo piani offensivi e di difesa. Siamo in allerta. Ma non intendo al momento aggiungere ulteriori dettagli al riguardo”, ha risposto il portavoce dell’Idf, Daniel Hagari alle domande dei giornalisti in conferenza stampa sulla decisione di reagire o meno alla rappresaglia iraniana. Il rischio escalation in questo caso sarebbe inevitabile così come il coinvolgimento dei Paesi della regione, ma anche degli alleati di Israele.

Gli ayatollah dal canto loro lo hanno ribadito senza mezzi termini già appena lanciato l’attacco: “Se il regime israeliano dovesse commettere un altro errore, la risposta dell’Iran sarebbe notevolmente più severa e porterebbe a un conflitto tra l’Iran e il regime canaglia israeliano, dal quale gli Stati Uniti devono stare lontani”. E a rincarare la dose è arrivato ieri su X la Guida suprema, Ali Khamenei: “Gerusalemme sarà nelle mani dei musulmani e il mondo musulmano celebrerà la liberazione della Palestina”, ha scritto a corredo di un video di droni iraniani sulla Spianata delle moschee.

Per Gantz, Israele non deve invece dimenticare gli obiettivi della guerra contro Hamas, “in primo luogo la restituzione degli ostaggi e l’eliminazione della minaccia contro gli abitanti del nord e del sud”. Sullo sfondo, seppure protagonista, del nuovo fronte e dello scontro diretto tra Iran e Israele, infatti, resta la guerra a Gaza, che continua, seppure nel cono d’ombra della sfida tra gli ayatollah e Tel Aviv. Ieri le forze israeliane hanno richiamato due brigate della riserva per “missioni operative nell’area della Striscia”, scrive il Time of Israel. “La loro convocazione consentirà di continuare lo sforzo e la prontezza per difendere lo Stato di Israele e mantenere la sicurezza dei residenti”, ha fatto chiarito l’Idf. Questo mentre lo stesso esercito ieri ha sparato contro i palestinesi che tentavano di tornare nel nord della Striscia di Gaza: cinque sono morti, secondo il quotidiano Haaretz. Eppure a consentire per la prima volta il passaggio di “donne e bambini” palestinesi autorizzati dal sud al nord della Striscia era stato proprio l’Idf.