(DI THOMAS MACKINSON – ilfattoquotidiano.it) – Non solo truffa ai danni dell’Inps ma anche dell’allora Inpgi, l’Istituto di previdenza dei giornalisti italiani. La ministra del Turismo Daniela Santanchè, il compagno Dimitri Kunz e il direttore del personale di Visibilia Editore Spa, Paolo Concordia, sono indagati anche per truffa ai danni dell’ente poi confluito nell’Inps, perché anche redattori e grafici di alcune riviste del gruppo risultavano in Cassa Covid, ma venivano fatti lavorare lo stesso, con un danno per l’ente che viene calcolato in 36.655 euro. Una ipotesi di reato sempre commessa con artifici e raggiri che, nel caso dei giornalisti, consistevano nell’aver fatto risultare nel Libro unico del lavoro la retribuzione decurtata delle giornate indicate dall’azienda come sospese (sei giorni mensili) mentre i dipendenti erano occupati a tempo pieno. È un dettaglio dell’avviso di conclusione indagini che i pm di Milano hanno recapitato ai tre indagati il 22 marzo scorso e che emerge proprio nel giorno in cui a Montecitorio il centrodestra decide compatto che va tutto bene, madama la marchesa, respingendo con sdegno la mozione di sfiducia presentata dalle opposizioni.

Il Fatto ha potuto ricostruire che i dipendenti in questione sarebbero almeno tre, tutti impiegati nella realizzazione della rivista Pc Professionale. Quelli di CiakNovella 2000 e di altre testate del ramo editoriale del gruppo erano stati già licenziati o sostituiti con service esterni prima che scoppiasse la pandemia. Non senza che si trascinassero per anni situazioni in realtà analoghe, con giornalisti in regime di solidarietà che venivano fatti lavorare lo stesso, salvo contabilizzare le ore lavorate come “recupero ferie”. Insieme a contributi previdenziali obbligatori che non venivano versati all’Inpgi anche a distanza di due anni. Nel frattempo, la legge di Bilancio 2021 ha stabilito che dal 1º luglio 2022 la gestione principale dell’Inpgi, che quando l’ente era autonomo sostituiva l’Inps per le pensioni dei giornalisti professionisti assunti, è stata assorbita nell’Inps dopo il dissesto dei conti.

La storia non è del tutto inedita per il Fatto, che a luglio 2023 aveva raccontato quel che già accadeva nelle riviste che la Santanchè comprò a prezzi stracciati da Mondadori nel 2014 facendole rientrare sotto l’insegna di Visibilia, il gruppo che ha amministrato e presieduto dal 2016 a gennaio del 2022. La loro testimonianza documentava il calvario per vedersi riconosciute le proprie ragioni, spesso soltanto dopo aver varcato il portone d’un tribunale.

“Noi non eravamo in cassa Covid ma in contratto di solidarietà, ma la sostanza era la stessa: ci facevano lavorare anche nei giorni coperti dal sussidio pubblico erogato per non farlo”, raccontava uno di loro. La prassi era che a fine mese quei giorni venivano segnati “su un foglio interno e non ufficiale” come ferie da recuperare e la contabilità dei giorni residui veniva confermata dall’ufficio del personale. “Daniela Santanchè lo pretendeva ma ne erano a conoscenza tutti, compreso il direttore editoriale Dimitri Kunz”. Altri ex dipendenti raccontano poi di un blitz degli ispettori dell’Inpgi che fece emerge irregolarità nei versamenti previdenziali appena due anni dopo il conferimento delle testate a Visibilia e la “cura Santanchè”. Il 18 febbraio 2016 il Fondo pensione complementare avvisò i giornalisti di Ciak che l’azienda non versava le quote. Nello stesso periodo analoga comunicazione ricevettero i giornalisti della testata storica Novella 2000, con indicazione che l’azienda non versava nulla da due anni per loro conto.