
(di Antonio Padellaro – ilfattoquotidiano.it) – Sarebbe ingiusto deridere i format meteorologici dei giornali (non tutti) quando nei retroscena della politica usano l’espressione “gelo”, riferita quasi sempre al Quirinale nei confronti del governo Meloni. Come se i bravi colleghi scrivessero i loro pezzi in base a costanti carotaggi sull’umore di Sergio Mattarella. Chi per anni si è sbattuto per i meandri di Montecitorio alla ricerca di una notizia per un titolo decente (e possibilmente breve) sa che in passato il “gelo” poteva anche preannunciare robuste tempeste polari per le maggioranze di governo. Non sembra questo il caso dell’alleanza tra Giorgia Meloni e Matteo Salvini (Antonio Tajani fa il pesce moderato in barile) che affonda le radici nell’intuizione geniale che, esattamente un trentennio fa, ebbero Silvio Berlusconi e il suo politologo Giuliano Urbani. Che per tenere insieme, ma separati, il cane federalista e il gatto centralista inventarono, nei collegi del Nord, il Polo delle Libertà (Forza Italia e la Lega di Bossi). Mentre, nella maggioranza dei collegi uninominali centro-meridionali si presentò il Polo del Buon Governo (Forza Italia e Alleanza Nazionale-Msi). Grazie a questo marciare divisi per colpire uniti, il centrodestra ha garantito fino al 2011 tutti i governi berlusconiani e un’infinità di comuni e regioni. Un’alleanza (diventata di destra centro) risultata di nuovo vincente il 25 settembre 2022. Questo dopo una riunione lampo ad Arcore, sotto la guida dell’ex Cavaliere, dove non si discusse tanto di programmi quanto di collegi e circoscrizioni da conquistare (Pd e 5Stelle fecero esattamente l’opposto). Poiché a tenere insieme quella ammucchiata è stato sempre, e lo sarà chissà per quanto tempo ancora, il formidabile cemento armato del potere. Punto. Cosicché, quando a Montecitorio Io sono Giorgia si mostra a favore di telecamere mentre abbraccia il fu Salvini, è da ritenere che lo faccia soltanto come divertito gesto di scherno verso i banchi del centrosinistra (“ragazzi, vi vedo nervosi”). La quale opposizione, divisa quando va bene in partes tres, sembra non avere la più pallida idea di come trasformarsi in un’alternativa credibile. A meno che, magari dopo un sonante successo nelle Europee di giugno, la premier non decida di accelerare sulla riforma del “suo” premierato avendo come obiettivo il referendum confermativo del 2025. In quel caso la parola passerebbe direttamente, e finalmente, al popolo dell’opposizione. Con buone possibilità che l’inquilina di Palazzo Chigi possa subire, questa volta sul serio, una glaciazione modello Frozen.
Padella’, lo dici tu stesso che ad unire le destre è SOLO il POTERE.
Ti pare che a sinistra funzioni così? O li vogliamo come loro?
Purtroppo o per fortuna, principi e valori hanno ancora un certo peso, da queste parti.
Non possiamo avere botte piena e moglie ubriaca, pare.
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