Ultimo passaggio per la direttiva Epbd, che sta per essere approvata dal Parlamento europeo

(di Giuseppe Latour – ilsole24ore.com) – La direttiva europea Case green chiude il suo percorso. Nella Plenaria di Strasburgo di martedì 12 marzo è in programma il voto che lancerà il discusso provvedimento verso l’entrata in vigore. Dopo due anni di trattative e a un anno esatto dal primo via libera del Parlamento europeo, la Energy performance of buildings directive (Epbd) dovrà fare solo un ultimo passaggio, superato lo scoglio di questo voto: manca, a questo punto, soltanto l’adozione formale da parte del Consiglio, che rappresenta i paesi membri. Vediamo, allora, quali sono i principali contenuti della direttiva, nella sua versione finale (salvo clamorose sorprese).
Ristrutturazioni
Cambia completamente la rotta del passaggio più rilevante della direttiva, l’articolo 9. Se fino a qualche settimana fa l’ipotesi era stata di indicare dei requisiti stringenti per i singoli edifici, non lasciando spazio ai paesi membri, questo passaggio è stato rivisto, anche grazie al lavoro del relatore del provvedimento, l’irlandese Ciaran Cuffe (Verdi), in nome di una maggiore flessibilità.
I paesi membri dovranno definire dei piani per la riduzione dei consumi del loro patrimonio edilizio residenziale. Il 2020 è considerato l’anno zero e il 2050 l’anno nel quale, a completamento del percorso, bisognerà avere un patrimonio edilizio a zero emissioni. In mezzo, gli Stati dovranno assicurare un miglioramento progressivo della situazione, ragionando però sulle medie di consumo e non più sulla classe di efficienza dei singoli edifici.
I target di riduzione
Gli obiettivi intermedi di riduzione dei consumi per il parco edilizio degli Stati Membri saranno del 16% al 2030 e del 20-22% al 2035. Saranno i paesi membri a fissare, con i loro piani, le modalità per raggiungere questi obiettivi. La direttiva pone, soprattutto, un vincolo: la maggior parte delle ristrutturazioni dovranno riguardare il 43% meno performante del patrimonio edilizio. In questo modo, gli obiettivi non potranno essere raggiunti solo grazie agli immobili nuovi.
Stop ai combustibili fossili dal 2040
L’altro grande tema riguarda l’abbandono dei combustibili fossili, a partire dalle caldaie a gas metano, nelle abitazioni. La data entro la quale arrivare al bando completo è stata spostata in avanti, al 2040; il termine precedente era il 2035. Non solo. Se gli incentivi fiscali per questi apparecchi saranno cancellati a partire dal 2025, è stato esplicitamente stabilito che sarà possibile dare incentivi ai sistemi di riscaldamento ibridi, come quelli che combinano caldaie e pompe di calore.
Nuovi standard per gli edifici
La direttiva renderà gli edifici a emissioni zero il nuovo standard per i nuovi edifici. Secondo l’accordo tutti i nuovi edifici residenziali e non residenziali dovranno avere zero emissioni “in loco” di combustibili fossili, a partire dal 1° gennaio 2028 per gli edifici di proprietà pubblica e dal 1° gennaio 2030 per tutti gli altri nuovi edifici, con possibilità di specifiche esenzioni.
Il solare
Gli Stati membri dovranno inoltre garantire che i nuovi edifici siano “solar-ready”, ovvero idonei a ospitare impianti fotovoltaici o solari termici sui tetti. L’installazione di impianti di energia solare diventerà la norma per i nuovi edifici. Per gli edifici pubblici e non residenziali esistenti i pannelli solari dovranno essere installati gradualmente, a partire dal 2027, laddove ciò sia tecnicamente, economicamente e funzionalmente fattibile. Queste disposizioni entreranno in vigore in momenti diversi a seconda della tipologia e delle dimensioni dell’edificio.
Finanziamenti
L’articolo 15 della bozza di direttiva affronta il tema dei finanziamenti a disposizione del maxi piano di rinnovamento degli edifici europei che Bruxelles punta ad avviare attraverso la direttiva.
La prima tendenza da sottolineare è che saranno i paesi membri a dover fornire finanziamenti, misure di supporto e altri strumenti necessari a sostenere i piani di rinnovamento degli edifici. È soprattutto dei loro obblighi, infatti, che parla la Epbd: dovranno fare uso dei fondi nazionali e di quelli europei già stanziati, a partire dal Pnrr, dal Fondo sociale per il clima, dai Fondi di coesione. Tutte queste linee di finanziamento dovranno essere distribuite in modo costante, così da raggiungere l’obiettivo delle zero emissioni entro il 2050.
Gli impegni della Commissione
La Commissione europea, dal canto suo, non stanzia nuove risorse nell’ambito della direttiva. Sarà un successivo atto delegato, da approvare entro dodici mesi dall’entrata in vigore della Epbd, ad affrontare il tema dei finanziamenti. Con dei contenuti che sono, però, ancora tutti da definire: per ora il testo parla di aumentare i prestiti a disposizione di chi vuole ristrutturare e di attivare protezioni per le famiglie più vulnerabili. Il dettaglio dei numeri sarà definito più avanti.
Il recepimento
Una volta che la direttiva avrà chiuso il suo percorso di adozione formale, anche da parte del Consiglio, sarà pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea. Entrerà in vigore dopo venti giorni. A quel punto, i paesi membri avranno a disposizione due anni per il recepimento e per conformarsi alle nuove norme. La Commissione riesaminerà, poi, la direttiva al più tardi entro il 2028.
Ho un’idea geniale: il super bonus edilizio per efficientare gli edifici!
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È un’ottima idea. Basta che non venga subito sabotata dal primo fascio di m***da che segue al governo.
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No, tranquilla! Ora si allineano come soldatini: ce lo chiede l’Europa!
C’è solo il piccolissimo particolare che resta da valutare: tutto il patrimonio immobiliare storico, vincolato dalle Belle Arti, come fai a renderlo a consumo 0?
Mettere i pannelli fotovoltaici sui tetti dei nostri centri storici è una follia che solo i pazzi burocrati di Bruxelles possono partorire….già mi immagino che bei falò delle vanità quando smetteranno di funzionare gli inverter! Ma tanto che ce frega: si ricostruirà l’Italia più bella e più grande che pria!
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No, stai tranquillo te. Ti ricordo che è stato il fascio la rovina del Supervonus, non il Superbonus stesso.
Quanto al resto, per molti itagliòti la palafitta riscaldata a gasolio è sempre il modello preferito, irrinunciabile. Sui pannelli fotovoltaici, beh certo, è meglio bruciare olio e petrolio fino a quando i nostri centri storici sembreranno Blade runner.
E sul patrimonio “vinculato” dalle Belle Arti, invece di accendere roghi per riscaldarlo se non vi piace il futuro infilatevi un maglione.
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Mi spiace contraddirti: il nucleare sarà il vero traino green della locomozione europea! Visto che bel futuro ipocrita che ci aspetta a braccia aperte!
In merito ai vincoli, forse sarebbe il caso di tutelare, insieme all’idea di un vago futuro tra nucleare per energia e nucleare da sganciare tatticamente, anche l’unico nostro patrimonio certo e irripetibile che ancora ci resta in Italia e che muove un pil ancora abbastanza distribuito sulla popolazione (ma anche qui ormai stiamo svendendo l’argenteria).
Vorrei anche ricordare, senza tema di smentita, che le “rinnovabili” non sono a impatto zero….ma guardare la filiera di un prodotto è cosa che noi occidentali ci rifiutiamo costantemente di fare. Da ultimo: non abbiamo linee di produzione nazionale di pale, pannelli, componentistica, batterie di accumulo etc, abbiamo una rete elettrica nazionale che è un colabrodo (pari a quella idrica) e nessuna stazione di accumulo o di compensazione delle perdite di rete, le fer elettriche inoltre sono a produzione discontinua…. Questa “rivoluzione” del futuro sarà esattamente com’è stato il diesel….na’ sola! A meno di differenziare le produzioni, creare comunità energetiche di produzione, accumulo e scambio, ridurre e razionalizzare i consumi, efficientare intelligentemente e con criterio (e non a caxxo), riaprire i canali di fornitura del gas con la Russia per integrare, attivare una linea di produzione fer (e ricerca/sperimentazione) nazionale.
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Pisciare sul Superbonus e sul fotovoltaico per partito preso non fa altro che farci fare marcia indietro verso l’età della pietra e del catrame. Sul nucleare, se per le scorie poi le tieni te in tinello, allora ok.
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@EI H
Lo sai si che hai scritto una marea di frexxacce?
Inquinanti come i fossili non c’è alcuna fonte energetica RINNOVABILE. Ma hai contezza di quanti passaggi subisce il carburante del tuo veicolo partendo all’estrazione del petrolio greggio?
O pensi che dai pozzi sgorga Benzina verde, una truffa semantica?
Costi e inquinamento per estrazione, trasporto, raffinazione e distribuzione in un loop infinito, a cui aggiungere l’inquinamento finale da combustione.
Un pannello fotovoltaico una volta installato produrrà ZERO Emissioni in cambio di energia gratuita.
Quanto inquina la costruzione e il funzionamento di una stazione di servizio carburanti fossili?
E i Tir che trainano le botti?
Il più grande stabilimento di produzione di pannelli fotovoltaici in Europa è impiantato a Catania. Quello più grande per la produzione di impianti eolici è situato a Taranto, della multinazionale danese Vestas.
HO USUFRUITO DEL SUPERBONUS 110%; tranne i pannelli fotovoltaici e relative power bank al litio di produzione cinese, tutti gli altri materiali, dai ponteggi, pannelli per il cappotto termico, tegole e rivestimento coibentante rialzato sul tetto, pannelli per il solare termico dell’acqua sanitaria, colle e rivestimenti chimici per l’edilizia, oltre al personale per produzione, trasporto e posa in opera, SONO TUTTI ITALIANI.
Torna a pettinare le bambole..
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La filiera guardala tutta! La Vestas non è italiana, l’impianto a Catania non produce ma assembla pannelli.
Non ho messo a paragone il petrolio con le fer, ho affermato che le fer non sono a impronta 0 e che per ottimizzare c’è bisogno di una visione della filiera più realistica, ampia e onesta.
Il tuo modo di procedere nel dibattito invece ha un livello molto primordiale e consiglio di raffinare i tuoi studi sulle tecniche di fallacia logica, quelle che usi sono inefficaci.
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@EI H
Ma perché continui a fare il sostenuto?
Cosa vuol dire che i pannelli vengono assemblati?
Forse perché la base è di minerali importanti?
Ma è tipicamente italiana l’industria di trasformazione, perché IMPORTIAMO tutte le materie prime, partendo dal ferro. Poi con l’ inventiva e i brevetti si giunge al prodotto col marchio “Made in Italy”, che da solo produce metà del margine finale.
Avevo scritto della multinazionale DANESE Vestas impegnata nella produzione di pale eoliche a Taranto, non l’hai letto e vorresti rinfacciarmelo?
Torna a giocare con i mattoncini Lego.
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A forza di dire bugie ti crescerà il naso!
Ti stai riferendo a questo progetto https://amp.today.it/economia/pannelli-solari-fotovoltaici-impianto-gigafactory-3-sun-catania.html ?
Sappi per ora più che altro si assemblano semilavorati e non ci sono linee 100% italiane; non si parte dal silicio e si produce ma si assemblano componenti importante più che altro dalla Cina. Il progetto si farà con i fondi del PnRR ma non è ancora perfezionato.
In merito all’eolico tarantino, vale la stessa questione: non è che si fabbricano pale dal Fiberglas sino al montaggio, si assemblano e si producono parzialmente parti.
Visto che, come tutti gli elettori di destra, non sei in grado di portare avanti un qualsiasi scambio senza mai offendere: vai a parlar con gli altri cani.
Ciao ci’
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Nerone già sghignazza….
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Il tuo modo di procedere nel dibattito ha un livello molto primordiale 😄
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Follie burocratiche. NON CI SARA’ MAI UN EDIFICIO AD EMISSIONI ZERO, ficcatevelo in testa. Ma l’entropia la conoscono questi dementi dell’UE?
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Incredibile quanti grulli prendono per oro colato le balle sull’energia pulita,
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Incredibile quanti fessi fanatici pretendano di farci la lezioncina su energia, Europa e politica. Sarà il pisello piccolo.
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😂🤣😅🤣😆😄😂
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Incredibile quanto biografici siano alcuni commenti!
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Ma infatti. E anche stupidamente recidivi.
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Ho lavorato per oltre 10 anni in un’azienda chimica che produceva prodotti per l’industria microelettronica.
Subito dopo la crisi del 200809, entrarono come clienti i produttori di pannelli fotovoltaici.
Inizalmente furono accolti a braccia aperte perchè chiedevano prodotti con purezza più bassa rispetto a quelle richieste dalla microelettronica.
Sicchè prodotti non conformi che prima andavano riprocessati o smaltiti, poterono essere venduti.
Seccessivamente tali clienti iniziarono a richiedere prodotti più puri.
Ovviamente la chimica per la microelettronica è solo una parte della filiera di produzione; ma da bene l’idea di come le cose evolvono.
Infatti se provate a pensare a cosa era un telefonino o un Pc vent’anni fa e cosa è oggi vi rendete conto di come e quanto quei prodotti siano cambiati in termini di prestazioni.
Se andiamo a vedere anche il fotovoltaico, provate a pensare alla resa di un pannello 20 anni fa e alla resa oggi ( a spanne direi che un pannello, oggi, rende il doppio di uno di 20 anni fa)
Il trend sarà questo.
Anche sul piano della riduzione delle emissioni degli edifici, ci saranno progressi nei materiali.
La riduzione delle emissioni va fatta sia per ragioni di salvaguardia ambientale, sia per ragioni economiche e se vogliamo anche di tipo geopolitico.
Purtroppo non tutti possono permettersi di sostenere tali costi e quindi è necessario sussidiarla; sussidiarla cum grano salis e soprattutto ponendo molta attenzione nella scelta dei materiali da utilizzare ( quindi non come si è fatto per il SB, vedesi puntata di report 3/12/2023 disponibie su raiplay).
Quanto agli edifici storici, sotto tutela delle soprintendenze, di cui qualcuno scrive; li gli spazi di manovra per l’efficientamento energetico sono molto più stretti; tuttavia essi rappresentano una parte alquanto piccola rispetto al patrimonio immobiliare ed in ogni caso non può essere una giustificazione per non far nulla.
Per quel che riguarda le filiere di produzione sia dei combustibili fossili, sia dei prodotti da usare per la transizione ecologica; sono entrambe inquinanti e lo sono per il fatto che le filiere sono nelle mani dei privati che hanno tutto l’interesse a renderla tale e si sviluppano in paesi dove la sensibilità ambientale è alquanto bassa (inquinare poco ha un costo, di certo non manca la tecnologia)
Infine c’è da dire che attuare la transizione ecologica in una parte del mondo a poco serve se non la si pratica anche altrove; le emissioni inquinanti prodotte in Cina o in america latina o in Congo non hanno bisogno del visto sul passaporto per fare danni.
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Un cervello raziocinante 👏
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E con questo, come per la professione di fede che era necessaria sull’attacco russo all’Ucraina: sono assolutamente per le fonti energetiche alternative, ma con criterio, onestà e senza atteggiamento fideistico. Credo anche che dovremmo investire in ricerca/ sviluppo nazionale e attivare linee di produzione e manutenzione 100% italiane, e questo vuol dire lavorare su soluzioni alternative a quelle dei diodi tossici e delle terre rare, vuol dire investire in soluzioni sperimentali che siano sostenibili per il nostro sistema nazionale.
In merito a inquinamento e qualità dell’aria: Milano è un esempio di quanto non si sia risolto il problema, nonostante le auto elettriche (e anche qui qualche domanda dovremmo porcela sulle filiere) e le aree a pagamento.
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E quindi? Il fatto che ci siano come sempre dei problemi sulla strada della salvaguardia del futuro del pianeta non significa che non si debbano fare passi per affrontarli.Se qualcuno ha di meglio da suggerire, a parte il dare le patenti di cervello raziocinante senza averne uno, lo faccia.
Per l’ultima parte del tuo commento: politica, diplomazia. È l’unica. ma va fatto.
Ciao.
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Rivolto @lionheart
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Parzialmente d’accordo su quel che scrivi. L’impatto energetico per l’installazione di un qualsiasi tipo di impianto produttivo non è Zero, ma con le rinnovabili tendono allo Zero sul lungo termine, mentre con le fossili si continua ad inquinare ad ogni passaggio, ricominciando daccapo senza alcun consolidamento dell’investimento.
Nel primo trimestre dell’anno2023, la capacità solare su scala industriale della Cina ha raggiunto i 228 GW, più di quella del resto del mondo messo insieme. Le installazioni sono concentrate nelle province del nord e del nord-ovest del paese, come Shanxi, Xinjiang e Hebei.
Inoltre, il Global energy monitor ha calcolato che i parchi solari in costruzione possono aggiungere altri 379 GW di capacità potenziale, il triplo di quella degli Stati Uniti e quasi il doppio di quella europea.
Il rovescio della medaglia è rappresentato dall’ uso costante delle tante centrali a carbone che hanno in funzione, ma perlomeno le sostituiranno implementando le rinnovabili.
Alla fine saranno più efficienti di noi. Ma la nazione con più abitanti è diventata l’India, che pare non avere la stessa sensibilità ambientale della Cina.
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Riferito a lionheart…
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Credo che per prima cosa dovresti avere consapevolezza del paese in cui vivi.
L’Italia, piaccia o no, lo si voglia o no è un paese in declino.
Non è solo un opinione personale, è supporttata dai fatti; primo fra tutti la demografia.
Nessuna nazione al mondo può ritenersi in una fase economica e sociale in espansione ed avere, allo stesso tempo, una demografia che rema contro; è come uno che corre e gli si riduce il battito cardiaco; un assurdo per essere concisi.
Investire in ricerca, sviluppo e innovazione sarebbe la strada giusta da percorrere; ma in un paese caratterizzato da baronati accademici ( immagino tu sia consapevole di questo) e da un tessuto imprenditoriale caratterizzato da tante piccole e medie imprese ( immagino tu lo sappia questo) che sono sottocapitalizzate e non hanno risorse per fare R+I+I. la strada diventa ardua da percorrere.
Se a questo aggiungiamo il lavoro sottopagato, ancorchè a ” tempo indeterminato” , il lavoro precario, fattori che determinano una fuga di cervelli; se aggiungiamo la platea dei raccomandati; se aggiungiamo la presenza di cricche cosche e caste non credo rimangano molti margini di manovra.
Quindi scordati gli italiani; l’iinnovazione da qualunque parte arrivi deve essere valutata e se l’esito è positivo deve essere bene accolta.
Un piccolo passo per l’uomo, un grande passo per l’umanità.
Certo sarebbe bello poter unire l’utile dell’innovazione al dilettevole dell’orgoglio nazionale; ma, come già detto, mancano, su basi fondate e non solo su opinioni, i presupposti di partenza.
Se a tutto ciò aggiungiamo misure politiche disfunzionali che vanno avanti da decenni , il cerchio si chiude o meglio si stringe sempre più attorno al collo
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Scusa, ho fatto un po di casino; il commento non è riferito a te.
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E quindi il succo è: siamo fottuti. Possibilissimo: la scelta in questo caso non esiste, l’unica possibilità andata. Non ci resterebbe altro che sfrecciare tutti in Maserati e continuare a riscaldare le vecchie palafitte a gasolio. Verso Blade runner.
Alcuni di noi sperano di non finire necessariamente così. E non lo desiderano anche per le proprie comunità, per gli altri. Ostacolare il fascio – leggi: m**de – che rema in direzione diametralmente opposta riscuotendo l’appoggio dei peggiori inquinatori del pianeta è un primo passo, essenziale. Piantarla di gracchiare contro il Superbonus e il fotovoltaico senza mai – M-A-I – suggerire alternative, idem. Ah già, dimenticavo, non ci sono alternative, siamo fottuti, giusto, giusto. E quindi? Tutti in palafitta, a suicidarci pagando milioni in gasolio al proprio condominio (vuoi mettere, altro che Superbonus) mentre passiamo il tempo vomitando inanità a proposito del “vero” 5 stelle e simili s****zate. I migliori utili amici del fascio.
Lupo, ovviamente il commento non è riferito a te.
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