Diciamo subito che non ci sono i numeri perché con Azione al posto della Lega il governo Meloni non avrebbe più la maggioranza sia alla Camera sia al Senato. Indubbiamente, però, la cronaca […]

(di Antonio Padellaro – ilfattoquotidiano.it) – “Alle Europee prendo il 7% e a gennaio 2025 entro nel governo Meloni al posto di Matteo Salvini”. Carlo Calenda “Il Giornale”
Diciamo subito che non ci sono i numeri perché con Azione al posto della Lega il governo Meloni non avrebbe più la maggioranza sia alla Camera sia al Senato. Indubbiamente, però, la cronaca accurata del “Giornale” su quanto affermato da Calenda, nel corso di una colazione riservata all’ambasciata Usa in Italia, sembra il preannuncio di una sterzata politica che metterebbe sicuramente in crisi il cosiddetto “campo largo” con Conte e Schlein. L’“amico americano” avrebbe infatti spiegato: “Ma posso io fare un’alleanza con chi vuole trattare la pace con Putin? O con chi mette in discussione la collocazione dell’Italia nell’Alleanza Atlantica?”. Quanto al patto stretto con la sinistra (insieme a Italia Viva) per il voto in Abruzzo lo ha liquidato come “un’alleanza locale”. Ovvio che un’altra sconfitta, domani, alle Regionali abruzzesi, dopo il ribaltone sardo della Todde, darebbe un’ulteriore e pesante scossa al governo Meloni. Attenzione, tuttavia, alle dinamiche interne alla coalizione di centrodestra e, in particolare, a un possibile sorpasso di Forza Italia sulla Lega. Di Tajani su Salvini. In questo caso l’ex Capitano difficilmente si salverebbe da una resa dei conti interna che punta a delegittimarlo come leader per poi sostituirlo dopo le Europee di giugno.
Due le dirette conseguenze di un Calenda meloniano. Primo, garantire un appoggio esterno di fatto al centrodestra su politica estera, giustizia e fisco, dove le posizioni con la premier appaiono sempre più convergenti. Secondo, addio ai sogni nel cassetto coltivati dalla Schlein per una possibile coabitazione Calenda-Conte. Anche per la segretaria dem, del resto, gli esami non finiscono mai. Secondo i cosiddetti bene informati la fronda interna che va da Guerini a De Luca, al momento in pausa elettorale, non intenderebbe demordere. Con un grosso problema poiché non sembra affatto semplice trovare nel partito un’antagonista donna in grado di sfidare Elly. Infatti, se a sostituirla fosse un uomo, potrebbe esplodere, temono, una rivolta di genere nella base Pd. Mah.
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Vai a fare, vai!
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Se ci metti pure i seggi del partito di salamaldin la maggioranza viene fuori e non è una cosa da scartare 🤔
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