L’OPERA CENSURATA – Al Museo del Novecento l’artista, come da richiesta del Comune, ha rappresentato (magnificamente) la città contemporanea. Al committente, tuttavia, non è piaciuto

(DI TOMASO MONTANARI – ilfattoquotidiano.it) – Come tutti i sistemi di potere al capolinea, il pallido granducato fiorentino di Dario Nardella tramonta nel grottesco. Nel novembre dello scorso anno, un muralista, Nemo’s, è stato contattato dall’architetto responsabile del progetto di ristrutturazione dei nuovi locali per le residenze d’artista del Museo del Novecento di Firenze (diretto da Sergio Risaliti, inarrivabile guru culturale del regime nardelliano). L’edificio è di proprietà del Comune, e si trova a ridosso del Museo, in Via Palazzuolo 18. Proprio qui, all’interno dell’atrio del palazzo, è stato chiesto a Nemo’s di realizzare un murale che raccontasse la città di Firenze, parlando della situazione sociale e culturale contemporanea.
L’artista, nella sua sacra autonomia, difesa perfino dalla Costituzione, ha preso spunto – sono parole sue – dalla “situazione immobiliare e speculativa degli affitti, sempre più inaccessibili alla gente comune, dagli appartamenti usati come salvadanai, dall’affitto di zone pubbliche della città per feste private, che in passato hanno privilegiato grandi brand di lusso, sottraendo così parti del bene comune alla popolazione e alla comunità, da ‘Open to meraviglia’, una campagna di marketing oscena che riduce Firenze a poco più di un parco a tema per divertimenti: questi sono alcuni dei macro temi che ho deciso di affrontare all’interno del murales, non come specchio di una realtà inconfutabile, ma semplicemente offrendo un punto di vista, suggerendo uno spunto per ragionare e, semmai, discutere su quei meccanismi fallimentari che, a mio parere, fanno da eco ad una crisi culturale che ormai da molti anni imperversa nel nostro Paese”.
Il risultato è mirabile, artisticamente e concettualmente: sulle pareti vediamo moltiplicarsi gli inquietanti vecchi-bambini nudi di Nemo’s, che popolano una Firenze in cui Palazzo Vecchio è ormai solo una cassa, la Cupola di Brunelleschi serve a spremere le arance di un turismo di massa, tutto (culminando nella ridicola ruota panoramica voluta dal sindaco) è ridotto a un luna park per ricchi e mentre la rendita trasforma le case del centro in salvadanai tutto si dorme per strada, tra i cartoni.
Davvero sarebbe impossibile rappresentare meglio l’abisso in cui è precipitata Firenze nei quindici anni in cui Nardella è stato prima vicesindaco di Renzi, e poi si è messo in proprio. Un autentico capolavoro.
Ma ecco che il grande mecenate, il novello Lorenzo il Magnifico, si adonta. O forse qualche servo sciocco, più sindachista del sindaco, teme che lo faccia. Fatto sta che l’artista si vede chiedere di cancellare, o almeno modificare in parte il disegno, perché risulterebbe offensivo per l’amministrazione comunale, e in primo luogo per il sindaco di persona personalmente: e questo nonostante non ci siano riferimenti diretti di alcun tipo alle istituzioni.
E siccome Nemo’s ovviamente respinge la censura, gli si fa sapere che il disegno verrà cancellato prima della inaugurazione dei nuovi spazi. L’artista prova allora a chiedere un incontro per argomentare e spiegare ciò che ha deciso di rappresentare, ma questa possibilità gli viene finora negata. Il suo commento è misurato, ma inevitabilmente amaro: “Riconosco il diritto e la libertà di decidere di cancellare un disegno non gradito, ritenuto offensivo o fuori luogo, ma credo che ci sia anche il dovere di spiegare le motivazioni che hanno portato alla censura, l’assumersi la responsabilità di un’azione che preventivamente decide di nascondere un punto di vista senza aprire un dibattito o un confronto che possa essere costruttivo”.
Qualche settimana fa, la direttrice della Galleria dell’Accademia Cecilie Hollberg aveva parlato di una “Firenze meretrice”, suscitando una immediata ondata di ipocrita sdegno proprio da parte di coloro che hanno avviato alla prostituzione questa povera città. Ora questo incredibile e grottesco episodio di censura svela in modo ancora più inquietante la perdita di contatto con la realtà da parte di un potere rintanato in Palazzo Vecchio: lo stesso che ha abbandonato la città al destino che Nemo’s ha così bene saputo rappresentare. La distanza tra la pubblicità caramellosa della città vetrina e la realtà delle periferie, la retorica malata di una Firenze del lusso solo per pochi “felici”, la svendita continua di spazi pubblici e la trasformazione di palazzi storici in resort per arabi (a proposito di Rinascimento saudita…) sono tutti segni di una malattia grave che espelle gli abitanti dalla città storica perché (come dicono le immagini di Nemo’s) nelle case ci stanno i soldi, non più le persone.
Se a questa deriva aggiungiamo anche la censura delle poche voci che hanno ancora la forza e la lucidità di denunciarla, se si arriva a distruggere un’opera d’arte perché è sgradita al piccolo, ormai collabente, potere di Palazzo Vecchio, allora siamo davvero arrivati a un punto di non ritorno.
Tomaso Montanari: un nome, una garanzia. 👏🏻👏🏻👏🏻👏🏻👏🏻
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