PIÙ COSTI CHE OPPORTUNITÀ – Business bellico. Garantiamo la difesa dell’Ucraina con l’obiettivo di ottenere una fetta della torta degli armamenti. Perciò si punta su una rapida vittoria, assai improbabile, e non sulla pace

(DI FABIO MINI – ilfattoquotidiano.it) – L’accordo riprende e ribadisce quanto già detto da questo governo nelle sedi internazionali più disparate. Esso prevede misure di cooperazione militare e civile con l’Ucraina, sostegno militare in caso di futuri attacchi e sin da ora misure per respingere la Russia entro i propri confini, come minimo. Stabilisce l’imposizione di sanzioni alla Russia, il congelamento e la confisca di beni di privati cittadini russi all’estero e l’addebito dei danni di guerra, compresi quelli causati dai bombardamenti ucraini nel Donbass che è la zona che ha subito i danni più gravi. L’accordo decennale ricalca nei concetti e nelle parole quelli bilaterali già firmati dall’Ucraina con gli Usa, altri Paesi europei Nato e, in particolare, con la Gran Bretagna. È questo il problema di approccio più rilevante. La Gran Bretagna ha con l’Ucraina precedenti accordi bilaterali di cooperazione e aiuti commerciali e militari. Il lessico minaccioso e punitivo adottato nei confronti della Russia è quindi “normale” per gli inglesi, non per noi che ci siamo sempre distinti per approcci più moderati e, se vogliamo, perfino ambigui. Il nostro governo tiene a dire che “non siamo in guerra con la Russia” e sa benissimo che la maggioranza dei cittadini italiani, diversamente da quella parlamentare e di governo, non vuole questa o altra guerra. Ma l’accordo è esplicito e prevede aiuti e cooperazione a senso unico in campo militare, industriale, commerciale e politico, vale a dire che promette tutto ciò che serve all’Ucraina per continuare la guerra senza proporre nulla che ne favorisca la cessazione.

Sposando e sostenendo il cosiddetto piano di pace ucraino in 10 punti, in cui si nega qualsiasi negoziato sui confini con la Russia, si esclude ogni via d’uscita diversa dalla sconfitta sul campo, russa o ucraina. È chiaramente detto che l’Italia parteciperà al sostegno delle forze armate ucraine nella loro capacità di ristabilire i confini del 1991 disconoscendo le annessioni russe a partire da quella incruenta della Crimea. Non si chiede conto all’Ucraina dello stato delle riforme militari, giuridiche e politiche che dovrebbe adottare per entrare in Europa e nella Nato. Anzi si danno per certe, e quindi l’Italia le sosterrà, tutte le misure che l’Ucraina afferma di aver adottato. Cosa che non solo non è vera, ma è anche difficile da fare con l’attuale governo e in tempo di guerra.

L’accordo cita cripticamente la partecipazione italiana a “coalizioni di capacità”. Cosa siano queste coalizioni lo spiega invece l’accordo inglese che, a esempio, identifica una di queste coalizioni col proprio ruolo di leader nella guerra in mare sia a nord che a sud dell’Europa. Lo scopo dichiarato è quello di isolare e confinare la Russia nell’ambito continentale chiudendo gli accessi al Baltico, al Mar Nero e al Mare di Azov e quindi al Mediterraneo e oltre.

Il potenziale ritorno di questa cooperazione non è una pace duratura e giusta, né una maggiore sicurezza dell’Ucraina e della stessa Europa. Di fatto l’Italia partecipa e collabora alla guerra contro la Russia consapevole che ciò significa la continuazione e l’allargamento del conflitto. Difendere la sovranità e la democrazia ucraina senza fare riferimento alle garanzie che dovrebbero esser date alle popolazioni della stessa Ucraina che tornerebbero sotto la sua sovranità, significa cancellare i dieci anni di soprusi e massacri passati e autorizzare quelli futuri. Le popolazioni del Donbass e della Crimea, dopo essersi ribellate alla repressione militare e sociale interna fino a esser costrette alla dichiarazione unilaterale d’indipendenza e all’annessione alla Russia non possono e non vogliono tornare a subire le stesse angherie e discriminazioni.

Anche il vantaggio politico-economico per l’Italia derivante dall’accordo è dubbio. Nell’elencare i vari ambiti della cooperazione italiana, esattamente come quella inglese e di altri Paesi, si legge quali settori dovrebbero trarre beneficio dall’assistenza, dalla cooperazione, dalla ricostruzione e dal riarmo dell’Ucraina. Si citano genericamente l’ambito economico, strutturale e infrastrutturale, sanitario e umanitario. Ma si entra nei dettagli per quanto riguarda armamenti e sistemi militari. La lista è lunga ed è un messaggio per i produttori italiani dei vari settori bellici di approntarsi per la grande abbuffata e la notifica per i settori non menzionati di allestirsi per il fallimento. La guerra è già un business immenso e più a lungo dura e più si distrugge e consuma in energia, materiali e uomini. Nessuno di tali fattori è infinito ma più dura la guerra più si ritarda la ricostruzione dilazionando la maturazione dei profitti. La guerra prolungata con gli stessi ritmi attuali porterebbe all’estinzione dell’Ucraina o, come minimo, all’impossibilità di realizzare le più elementari condizioni economiche e di sicurezza per avviare la ricostruzione stessa.

Con tale accordo l’Italia sta scommettendo sulla vittoria ucraina, su una rapida conclusione del conflitto e sulla fetta di torta che ne può derivare. Nessuna delle tre cose è sicura e anzi le probabilità che si verifichino stanno diminuendo. Sta scommettendo sul riarmo europeo che Von der Leyen vorrebbe coordinare e gestire a nome di tutta l’Europa non si sa bene se per fare un favore alla Germania o agli Usa, costituendo un polo unico per le importazioni: come successo per i farmaci del Covid che lei stessa porta a modello per le forniture belliche. La “torta” del riarmo è allettante, ma in controtendenza con le istanze di tutti i cittadini europei. La situazione economica è in stagnazione se non in recessione e lo sforzo bellico non è in grado di farla riprendere sia perché parziale sia perché concentrandolo contro la Russia altera ancor più la sicurezza continentale rendendo più plausibile il ricorso alle armi nucleari.

Anche la torta della ricostruzione è grossa, ma i commensali sono tanti. Kiev calcola le esigenze finanziarie in un paio di trilioni di dollari. Trilioni che l’Ucraina non ha e nemmeno l’Italia o l’Europa hanno se non “attingendo dal debito” dei singoli stati e sottraendo risorse ad altri settori nazionali di prioritario interesse sociale.

L’accordo inoltre non prevede impegni inderogabili e automatismi ma la precisazione che esso non è “giuridicamente vincolante” è una foglia di fico verbale che non giova alla trasparenza all’interno e fa sorgere dubbi sull’affidabilità del nostro paese all’estero. In realtà, quasi tutti gli accordi di tale tipo sono volutamente “non vincolanti” solo per consentire ai governi di aggirare le procedure parlamentari e presidenziali stabilite per i trattati e per ignorare le vere istanze dei cittadini. L’accordo non aggiunge nulla a quanto già stabilito in ambito Nato e Ue e quindi non se ne comprende la ragione se non nel quadro di un incombente pessimismo internazionale. È un accordo bilaterale che impegna l’Italia a prescindere da Nato e Unione. È un accordo imperfetto e ambiguo con il quale l’Ucraina sembra pretendere dai singoli paesi un impegno che Nato e Ue non intendono mantenere. Sembra che l’Ucraina sappia già che non potrà contare sull’intervento diretto della Nato né che sia ammessa alla Nato prima della fine della guerra. Sembra che abbia già deciso di affidarsi alla “Nato britannica” che tutti gli accordi bilaterali inglesi hanno di fatto già costituito. Sembra che Ucraina, Europa e Italia temano che gli Usa cessino da un momento all’altro di sostenere l’Ucraina e si sfilino dalla guerra o dalla Nato o da entrambe. Eventualità remota, ma non tanto da non indurre l’Ucraina a cercare un modo per tenere alla catena della guerra tutta l’Europa. Paradossalmente l’intero accordo sarebbe perfetto se solo si introducesse nei suoi scopi l’assegnazione all’Ucraina dello status di “neutralità armata e garantita” al posto della non del tutto scontata ammissione alla Nato e si aggiungesse la salvaguardia delle minoranze con relativo diritto all’autodeterminazione come cardine della democrazia ucraina. Il conflitto si concluderebbe e il testo dell’accordo funzionerebbe in tutto: aiuti, rispetto, sovranità, cooperazione militare e assistenza. Parola per parola.