Mescolate il mea culpa, mea maxima culpa della liturgia penitenziale con l’autocritica modello Rivoluzione culturale cinese e vi avvicinerete, per difetto, al contrito ed espiatorio […]

(di Antonio Padellaro – ilfattoquotidiano.it) – Mescolate il mea culpa, mea maxima culpa della liturgia penitenziale con l’autocritica modello Rivoluzione culturale cinese e vi avvicinerete, per difetto, al contrito ed espiatorio sindaco di Cagliari, Paolo Truzzu, mentre assume su di sé ogni responsabilità (anche quelle non sue) per la sconfitta della destra in Sardegna. Mancava poco che lo scudo umano della premier si battesse il petto tre volte (e mettesse sul capo il cono di carta imposto nei campi di rieducazione maoisti) ma, indubbiamente, come nota Roberto Gressi sul Corriere della Sera, siamo agli antipodi dalle “giustificazioni stucchevoli alle quali ci hanno abituati i politici quando perdono”.
Una postura che, lunedì sera, quando il successo di Alessandra Todde sembrava inevitabile ma non ancora ufficiale, veniva condivisa in tv dai cantori mediatici di Giorgia Meloni come Alessandro Sallusti e Daniele Capezzone e, a cascata, dai vari Gasparri e Mulè (ma non dall’immarcescibile Italo Bocchino, eroe dell’Alcazar in Fiamma). Essi a tal punto censori della propria parte da spiazzare visibilmente il fronte avversario dove c’era chi non sapeva bene se esultare o consolare gli affranti, su non fare così.
Potrebbe sorgere il dubbio che il sardo pentitismo, pur nel riconosce errori in quantità e colpevole sottovalutazione dell’avversario, adoperi le scuse come forma mascherata di arroganza nel prepararsi alle prossime rivincite (Sun Tzu: “Parole umili nascondono un nemico che si prepara a dare battaglia”).
Mentre in Abruzzo il centrosinistra allargato a Renzi e Calenda si presenta sulla scia favorevole della Sardegna, più difficile appare un accordo Pd-5Stelle in Basilicata e Piemonte. Su questa parte del campo, giustamente, si festeggia anche se con il concerto delle solite polemicuzze sul “presidente Todde”, oppure “la presidente Todde”, così come ella, giustamente, vuole essere chiamata. Ma forse, proprio certi abbonati televisivi al trombonismo di sinistra e all’irrilevanza degli argomenti potrebbero imparare dalla neo-governatrice come si fa una comunicazione politica solida, credibile e soprattutto vincente.
È vero che se conosci il male lo eviti ma questo nello stesso pezzo non fa che citare gentaglia di destra, oggi nientepopodimenoche truzzu, meloni, sallusti, capezzone, gasparri, mulé, bocchino, renzi, calenda in un colpo solo: insomma, anche no!
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Sempre peggio , non c’è la fa !
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