“Il ritorno di Trump porrebbe fine agli scontri. Poi servirà un’altra conferenza di Helsinki e un accordo tra Usa, Russia e Cina. La Nato non deve morire. Ma l’Ue deve costruire una sua difesa”. L’ex ambasciatrice in Belgio e Svezia spiega a TPI come rilanciare il dialogo

(di Andrea Lanzetta – tpi.it) – A due anni dall’invasione russa dell’Ucraina, esistono le condizioni per la pace?
«Le condizioni per una mediazione tra interessi contrastanti ci sono sempre, se c’è la volontà politica. Ricordo che, come è ormai storia purtroppo ancora non riconosciuta dall’Occidente, la mediazione era stata raggiunta dopo un mese di guerra tra la delegazione russa e quella ucraina. L’allora primo ministro britannico Boris Johnson comunicò al presidente ucraino Volodymyr Zelensky che gli anglo-americani desideravano che la guerra continuasse e purtroppo la classe dirigente ucraina ha svenduto il Paese agli interessi di Washington».
Johnson ha smentito questa ricostruzione ma oggi quali possono essere i termini, se non per la pace, almeno per un cessate il fuoco?
«Il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, ha dichiarato che Mosca è pronta a un negoziato in buona fede in cui gli interessi del Paese siano tenuti in conto e anche la situazione raggiunta sul campo dopo due anni di guerra. La concessione della neutralità all’Ucraina in cambio di un avvicinamento all’Europa, che non distrugga interamente i legami economici tra Kiev e Mosca. Più problematico sarebbe un negoziato sui territori. A marzo del 2022 sarebbe stato tutto più facile. Ora bisognerebbe tener conto che la situazione sul campo è vantaggiosa per Mosca. Riconoscere la Crimea russa e negoziare per quanto possibile sul Donbass».
Chi potrebbe mediare la tregua?
«Esclusa l’Europa asservita a Washington, i mediatori erano Turchia e Israele che ormai sono fuori gioco vista la situazione in Medio Oriente. Nulla dipende tuttavia da un mediatore. Tutto dipende dalla volontà statunitense e russo-cinese dall’altra».
È immaginabile, nel contesto attuale, una riedizione degli Accordi di Helsinki del 1975?
«Nell’interesse dell’Europa una nuova Helsinki sarebbe essenziale per stabilizzare la frontiera orientale dell’Europa. La Russia è un grande vicino geo-politico con cui la cooperazione economica, energetica e politica è essenziale per la sicurezza e il benessere dei popoli europei. Purtroppo gli Stati Uniti e la lega anseatica (nordici, baltici, Polonia, essenzialmente) non sono di questa opinione per cause storiche comprensibili. Per Washington dividere Mosca dall’Europa è un obiettivo geopolitico perseguito nei decenni».
Dovremmo coinvolgere anche la Cina?
«In una architettura di sicurezza comune dell’Europa, la Cina credo abbia poco a che vedere».
E per quanto riguarda l’adesione di Kiev?
«L’eventuale ingresso dell’Ucraina in Europa minerà, qualora fosse ancora in vita, il progetto di integrazione europeo come è stato concepito dai federalisti».
Ma il riconoscimento delle annessioni russe non rischia di costituire un pericoloso precedente in violazione dell’ordine e del diritto internazionale e di provocare altre guerre?
«Al netto della propaganda occidentale, non mi sembra che l’ordine sia stato scalfito solo dall’aggressione russa all’Ucraina in risposta all’espansionismo strategico della Nato. Sono decenni che il diritto internazionale è violato dalle guerre di esportazione della democrazia, dai sabotaggi e dalle destabilizzazioni di intere regioni del mondo da parte della Cia. Del resto non mi sembra che Israele stia rispettando il diritto internazionale e umanitario a Gaza. Non che cinesi, russi, indiani, BRICS e il Sud globale siano angeli ma credo che, per interesse, la Cina e persino la Russia parlino oggi il linguaggio della stabilità. La Russia non ha alcun interesse ad aggredire un Paese della Nato. Sarebbe suicida. Mosca ha risposto a un espansionismo aggressivo occidentale, a una guerra economica e a un mal celato tentativo di regime change».
Che effetto ha la “variabile Trump” sul conflitto?
«La eventuale vittoria di Trump, politico spregiudicato molto lontano dai valori che mi appartengono, avrà conseguenze positive. Certamente la guerra in Europa avrà termine. L’Europa obbedirà alle nuove indicazioni che arriveranno da Washington. Le sanzioni economiche hanno fatto male soprattutto all’Europa. La Russia ha dimostrato di non essere isolata. Purtroppo i democratici e il loro servitore (il segretario generale della Nato, Jens) Stoltenberg credo stiano posticipando negli anni l’obiettivo dell’erosione del potere russo con una guerra a bassa intensità. Diminuita la potenza russa, la hybris occidentale potrà dedicarsi alla Cina».
L’ex presidente Usa ha, di fatto, messo in discussione l’Alleanza. Ha ancora senso la Nato? E che interesse avrebbe l’Italia ad aderire a un esercito europeo?
«Non sono d’accordo con chi perora l’uscita dalla Nato. Il ripiegamento dell’Italia, il nazionalismo, il rischio di un modello autarchico mi spaventano. Diverso sarebbe se, grazie a Trump, l’Europa ritrovasse i propri interessi geo-strategici e costruisse un’Europa della difesa. L’Europa è una parola vuota oggi, dominata dalle élite neo-liberiste e falsamente liberali, asservite agli interessi atlantici. Un’Europa continentale e mediterranea, con una classe dirigente differente, socialdemocratica e liberale, potrebbe forse ritrovare il cammino verso quegli ideali di pace e di riforma della burocrazia, per una maggiore integrazione, politiche economiche solidali, investimenti nei beni comuni, valori umanistici privi di doppi standard e soprattutto perseguire gli interessi geopolitici dei popoli europei».
Un’ultima domanda: vuole aggiungere qualcosa sulle sue dichiarazioni riguardo la senatrice Segre e di cui si è già scusata?
«Stimo la Senatrice e mi sono rivolta a lei per la sua statura morale, il suo umanesimo e affinché abbia maggiore influenza per la mediazione e la pace in Medio Oriente, semmai con riferimenti più precisi e contestualizzati. Il tono e il riferimento a logiche neo-naziste era rivolto ai doppi standard della stampa, che riporta ad esempio gli attacchi a Rafah insistendo sulla liberazione degli ostaggi e non sul massacro di innocenti. Ripensando a come le mie parole potevano essere male interpretate ho compreso che il paragone era terribilmente inappropriato data la tragica esperienza di vita della Senatrice e non mi sono perdonata di avere potuto ferire una bella persona e di un’età veneranda. Le ho chiesto scusa sinceramente».
Quindi non ha detto che la Nato non deve morire, ma che l’Italia non dovrebbe uscirne.
Sono due cose ben diverse…o non ho capito?
No, perché secondo me sarebbe giustissimo e logico sciogliere la Nato, che tutto è tranne che un organo a scopo difensivo.
Se si fosse sciolta a suo tempo, subito dopo l’Unione Sovietica, sarebbe stato tutto un altro mondo.
Lo so, lo so che l’imperialismo americano è indomabile…perciò conserva il suo “regno” e il suo braccio armato.
… E i vassalli più o meno dignitosi.
Noi, sicuramente meno…più che altro SERVI.
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Anche sulle scuse alla senatrice avrei parecchio da ridire, tra l’altro.
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Buongiorno,
purtroppo non è più così.
L’iniziale assetto della NATO è variato nel tempo più volte in tal modo che oggi è dichiaratamente una struttura pensata anche per “offendere”.
Rimane la sua natura “primitiva” tendente alla difesa come principale mezzo e fine ma allarga notevolmente sfera, campo d’azione e conseguenze.
Non è un “trucco” o dire in pubblico una cosa e in privato un’altra.
L’uscita dalla NATO di uno dei suoi membri, non può essere compiuta nello stesso modo di come fece la Francia che era una delle Nazioni fondatrici.
Questo vale specialmente per l’Italia che ha accettato un ruolo subalterno.
In realtà non avrebbe potuto decidere diversamente.
se si legge questo documento ufficiale che statuisce il nuovo assetto, esecutività, modus operandi, estensione and so on https://www.studiperlapace.it/view_news_html?news_id=natoconcept99
a cui sono succeduti ulteriori aggiornamenti che hanno modificato “in peggio” la situazione generale e non solo quella Italiana ce ne si accorge.
Consiglio gli art.47, 48 e in generale quelli specifici sull’uso delle armi nucleari, sulla loro dislocazione, su chi ha il diritto ad utilizzarle.
A questo nuovo assetto effettuato su un treno in corsa (la guerra contro la Serbia) ne sono succeduti almeno altri due.
Già in questo la natura della sua mission come difesa è ripetuta talmente tante volte che risulta alla fine falsa.
Soprattutto perchè guarda caso parla proprio di Russia e Ucraina considerate a volte futuri membri, a volte partner.
Quando estende il campo di azione dal Nord America ed Europa ai paesi del Mediterraneo specificando quelli del “dialogo” (6) fra cui brilla Israele mentre la Palestina non è proprio citata, (anche Libano, Algeria, Siria E altri).
L’Italia, e questo è dovuto in parte alla sconfitta della seconda guerra mondiale e in parte alla poca coscienza del popolo italiano, perde de facto ma anche ufficialmente la propria sovranità in specifiche zone dove vengono collocati gli ordigni nucleari che sono di competenza, gestione, manutenzione, sostituzione e altro specificamente degli Stati Uniti.
Oggi quei territori che erano principalmente la Base aerea dl Ghedi presso Brescia e quella di Aviano allora, si sono aggiunte nel tempo la parte di estensione della base di Vicenza, una parte di quella di Camp Derby e quasi tutta quella di Sigonella.
Un qualsiasi reato anche di natura penale, lo stupro ad esempio, non è più di competenza dello Stato Italiano se commesso all’interno di quei territori da militari, personale ausiliario non militare relazionati ad esse.
Anche se commesso all’esterno ma riconducibile ad attività relazionate alla base.
E’ accaduto più volte, quella più impattante a Nettuno,
Questa conclusione, e non mi piace dirlo, è stata una conseguenza della scelta politica del compromesso storico che esplicitamente rinunciava alle avversità iniziali del PCI alla struttura primitiva di fondazione, in cambio di un miglioramento di indefinite condizioni di esistenza generali della popolazione.
La NATO risultò essere sempre più invasiva.
Le perdite di sovranità estese a gogo.
Le condizioni di miglioramento non le ha viste nessuno.
A Vicenza il sindaco ex PCI si oppose e indisse un referendum, la popolazione partecipò in massa, negò il consenso alla estensione della base, la base fu estesa. Il sindaco non fu ricandidato, ci furono gli espropri.
In più il sospetto di un largo inquinamento delle falde acquifere.
La costruzione fu affidata a cooperative orbitanti nella sfera CISL CGIL.
amarcord
https://beppegrillo.it/vicenza-lega-e-manganello/
Il nuovo assetto della NATO fu approvato per la parte Italiana dal governo presieduto da D’Alema in un parlamento in cui l’unica voce contraria fu la parte di Rifondazione Comunista residua della scissione dovuta proprio alla partecipazione italiana alla guerra in Serbia.
Tutti gli altri schieramenti votarono a favore.
Se il M5S nel periodo 2013-2018 anche avendo la maggioranza, avesse voluto
perseguire l’uscita agendo da spaccone, non ci sarebbe riuscito per una sentenza della Corte Costituzionale. che la aveva preventivamente dichiarata non attuabile dando la prima storica interpretazione dell’articolo 11 opposta a quanto pensato sino ad allora.
La sentenza riguardava una causa collettiva capitanata da un consiglio di fabbrica e coinvolgente diverse centinaia tra singoli, e associazioni intentata nei confronti del presidente del consiglio D’Alema.
Nella sentenza il secondo paragrafo che ammette la possibilità di intervento armato ‘offensivo’, tramite la necessaria limitazione di sovranità e in collegato il terzo che ‘scarica’ su terze entità definite organizzazioni internazionali la gestione generale di quanto richiesto sono stati interpretati in modo ‘esteso’.
Chi può stabilire quali siano inequivocabilmente le organizzazioni internazionali deputate allo scopo?
Perchè non la NATO’ ?
Se oggi l’Italia uscisse dalla NATO non recupererebbe i territori ceduti in precedenza che sono ‘occupati’ sine die per ospitare le strutture (nucleari) necessarie alla difesa / offesa.
La Francia e la Gran Bretagna possiedono strutture (nucleari) proprie indipendenti, quindi non devono cedere l’azione agli USA possono farlo in proprio.
Se l’ Italia volesse farlo dovrebbe cambiare la Costituzione.
L’articolo 11 è tra quelli che NON possono essere modificati
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Ahahah!
ChapGPTufillaro al meglio di sé 😀
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