Con la conversione del decreto Elezioni (sempre che la maggioranza trovi un accordo) sarà eliminato ogni limite al numero di mandati consecutivi per i sindaci dei Comuni […]

(di Silvia Truzzi – ilfattoquotidiano.it) – Con la conversione del decreto Elezioni (sempre che la maggioranza trovi un accordo) sarà eliminato ogni limite al numero di mandati consecutivi per i sindaci dei Comuni fino a cinquemila abitanti, sarà portato da due a tre per quelli fino a quindicimila, ma soprattutto la Lega prova a far saltare l’argine dei due mandati per i presidenti di Regione e per i primi cittadini dei grandi centri. Vale la pena ricordare che il limite è stato introdotto contestualmente all’elezione diretta dei sindaci (1993), legge che tra l’altro prevedeva mandati di quattro anni (dal 1999 prolungati a cinque); il terzo mandato per i Comuni piccoli (fino a tremila abitanti) è stato previsto nel 2014, nella legge che fingeva di abolire le Province e, dal 2022, vale anche per i Comuni fino a cinquemila. Dal 2004 è vietato il terzo mandato per i presidenti di Regione, ma come ha scritto sull’Huffington Post il professor Andrea Pertici, “un’eccentrica giurisprudenza ha ritenuto che tale previsione dovesse essere implementata con legge regionale, cosa che ha consentito al Veneto di approvare la propria nel 2012, dicendo che tale limite si applicava a partire dalla consiliatura successiva, tanto che – come noto – il presidente Zaia sta attualmente svolgendo il suo terzo mandato consecutivo”. Ma ne vorrebbe fare un quarto e con la benedizione di Salvini, che non lo vuole in giro senza lavoro (sennò rischia di perdere il suo).

Il fatto che il divieto di “imperio infinito” sia stato introdotto contestualmente all’elezione diretta non è casuale, come spiega una sentenza della Consulta (60/2023): “È comunemente riconosciuto che il limite ai mandati consecutivi dei sindaci è stato pensato quale temperamento di sistema rispetto alla contestuale introduzione della loro elezione diretta”. Tra l’altro il limite non è assoluto, riguarda i mandati consecutivi: basta ricordare che non pochi (Cacciari, Orlando, Bianco) hanno ricoperto la carica di sindaco più volte, in momenti diversi. Un altro passaggio della sentenza della Corte fa capire a cosa serve l’alternanza: “Il limite ha lo scopo di tutelare il diritto di voto dei cittadini impedendo la permanenza per periodi troppo lunghi che possono dar luogo ad anomale espressioni di clientelismo; serve a favorire il ricambio ai vertici dell’amministrazione locale ed evitare la soggettivizzazione dell’uso del potere dell’amministratore locale”.

Dagli Appennini alle Ande: come dimenticare i clientes in fila davanti alla porta del presidente della Provincia di Bolzano Durnwalder (4 mandati, un regno di 25 anni) e dal presidente della Sicilia Totò Cuffaro? La rotazione degli incarichi direttivi, per lo stesso motivo, è prevista anche in magistratura e nelle forze dell’ordine: si evitano così oligarchie al comando per un tempo eccessivo. È una previsione cautelare e di salute della democrazia e riguarda anche “l’effettiva par condicio tra i candidati, la libertà di voto dei singoli elettori e la genuinità complessiva della competizione elettorale, il fisiologico ricambio della rappresentanza politica e, in definitiva, la stessa democraticità degli enti locali” (sempre la Consulta). In un Paese che per due volte consecutive ha rieletto il presidente della Repubblica (cosa non vietata, ma decisamente inopportuna) va bene tutto, anche che i presidenti di Regione o i sindaci governino a vita. Ma le leggi elettorali servono ai cittadini, non sono un ufficio di collocamento per politici affezionati alle loro poltrone – da Zaia a Bonaccini, da Toti a De Luca – eppure sembra proprio che la geniale trovata dipenda dalla necessità di lasciare costoro liberi di ricandidarsi. Meriterebbero di perdere per principio, ma in ogni caso dite voi se le regole di una democrazia possono dipendere da un De Luca o da uno Zaia, gente il cui merito principale è aver fornito a Crozza materiale per (esilaranti) imitazioni.