Nella direzione di domani sarà discusso l’ordine del giorno per superare il vincolo delle due elezioni. Decaro e Nardella tra gli sponsor

(di Giovanna Vitale – repubblica.it) – ROMA — Stavolta non potrà sottrarsi, Elly Schlein. Impegnata da settimane a dribblare le due questioni che più agitano il Pd in vista delle elezioni, amministrative ed europee, entro domani la segretaria dovrà assumere una posizione chiara: se non sulla candidatura per Strasburgo — decisione rinviata a dopo la convention del Pse organizzata a Roma i primi di marzo — almeno sulla faccenda che sta massimamente a cuore ai “suoi” sindaci e governatori.

Dovrà cioè dire, nella direzione del partito convocata lunedì mattina, se è favorevole o no a scardinare il vincolo dei due mandati per chi guida Comuni e Regioni. Oggetto, negli ultimi giorni, di un feroce braccio di ferro fra la Lega, promotrice alla Camera dell’emendamento che alzerebbe il tetto a tre, e i fratelli di Giorgia Meloni. Una lacerazione vera in seno alle forze di governo, nonostante le smentite di prammatica.

Proprio la crepa in cui gli amministratori di centrosinistra intendono infilarsi, anche per far esplodere le contraddizioni dentro la maggioranza. Il tempo però stringe. Spazio per tergiversare non ce n’è più. L’hanno ripetuto in tanti, ieri, nel corso della segreteria dem riunita in video-conferenza: «Bisogna evitare di arrivare a uno scontro al nostro interno», la preoccupazione espressa non solo dagli esponenti riformisti, Debora Serracchiani e Alessandro Alfieri, ma anche da alcuni supporter della leader come Marco Furfaro, mentre il fedelissimo Sandro Ruotolo ha fatto muro. In cuor suo Schlein sarebbe più in sintonia con le ragioni del giornalista cui ha affidato le deleghe a Cultura e Informazione: lasciare tutto com’è aiuterebbe a rinnovare la classe dirigente sui territori, a liberarsi dei vari cacicchi — in testa il campano Enzo De Luca — che da anni spadroneggiano, facendosi spesso beffa del Nazareno.

Tuttavia non sarà facile. Sa bene, la segretaria, che una trentina fra sindaci, ex sindaci, presidenti di regione e qualche parlamentare hanno sottoscritto un ordine del giorno, da sottoporre al voto della direzione, per chiedere il via libera a correre per la terza volta. Il rischio che il Pd si spacchi è perciò alto e va scongiurato. Tant’è che oggi Schlein dovrebbe mettersi in contatto con i capofila del fronte favorevole a superare il doppio mandato — da Stefano Bonaccini a Lorenzo Guerini, passando per Antonio DecaroMatteo RicciGiorgio Gori e Dario Nardella — per provare a trovare una soluzione. Sulla quale stanno già lavorando in tre: Alfieri e il tandem nazarenico Igor TaruffiDavide Baruffi. Non a caso è distensivo il messaggio fatto filtrare in coda alla segreteria: puntato sulla necessità di intavolare «un dialogo aperto, senza posizioni cristallizzate» perché «quelle della destra sono divisioni profonde, figlie di partiti a conduzione familiare, le nostre normali discussioni di una comunità abituata a confrontarsi». Un ramoscello d’ulivo lanciato per dire: non facciamoci del male proprio ora che di là si stanno scannando.

Tre le motivazioni di fondo contenute nel corposo documento che gli amministratori si preparano a portare in direzione, salvo accordo in extremis. Così sintetizzate dal primo cittadino di Pesaro: «Il limite del doppio mandato non esiste per i parlamentari con liste bloccate, per i ministri, per gli eurodeputati, per i consiglieri regionali. Ed è una vera anomalia italiana visto che non è previsto in nessun altro Paese, tranne che in Portogallo, dove se ne fanno tre». Non solo: «Noi potremmo incunearci nelle spaccature della destra e sconfiggere Meloni, la quale si oppone al terzo mandato perché sa che il centrosinistra partirebbe avvantaggiato, governando noi la maggior parte dei comuni, e perché vuole fermare Zaia in Veneto». Conclusione: «Accendere luce verde è giusto nel merito e tatticamente», scandisce Ricci. «E lo dico io che già da settimane ho dato disponibilità a candidarmi alle Europee».