REPRESSIONE – Manganelli per chi contesta la censura filo-Israele, il daspo agli ecologisti, l’anti-terrorismo contro Greenpeace e la linea dura della precettazione […]

(DI VIRGINIA DELLA SALA – ilfattoquotidiano.it) – Provate a digitare “foglio di via” su Google. I risultati avranno questo tenore: droga, aggressioni, minacce. Poi, compariranno anche notizie come questa: “Attivista di Ribellione animale nuda ai Musei capitolini, foglio di via da Roma per 6 mesi”. Al di là del contorno sulla sua vita personale (ha un canale Onlyfans), i fatti sono che la ventenne protestava nuda, coperta di scritte ai piedi della Lupa. E stando al Ddl voluto dal ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, il daspo dalla città è ciò che tocca ai cosiddetti “eco-vandali”. È solo l’ultimo caso di un clima di repressione del dissenso sempre più pesante, qui riassunto brevemente, tanto negli strumenti normativi che nelle esternazioni. Di daspo, in questi giorni, si parla ad esempio anche in Rai. Ci sta pensando la Lega per gli artisti che dovessero manifestare le proprie opinioni politiche come ha fatto Ghali a Sanremo (“Stop al genocidio”): dai sei mesi a un anno via dalla tv pubblica. Ciliegina: l’idea è emersa mentre volavano manganellate per le proteste sotto le sedi Rai di Napoli e Torino.
Eco-vandali.
Un po’ più indietro, arriviamo a novembre quando dalla questura di Torino escono nove denunce, con tre fogli di via e due avvisi orali, nei confronti di altrettanti attivisti climatici di Extinction Rebellion e Fridays for Future che si erano appesi al tetto dell’Oval durante la fiera internazionale su aerospazio e difesa . “Qui si finanzia guerra e crisi climatica”, recitava il maxi-striscione. Identificazione, questura, sette ore. Alla fine la Digos ha proceduto con denunce per manifestazione non organizzata, inottemperanza al provvedimento delle autorità, violenza privata e violazione di proprietà privata. Per gli “eco-vandali”, tra azioni contro fontane, muri e opere d’arte la conta delle misure è lunga. Ma un daspo era stato disposto anche per i manifestanti in sit-in contro l’uccisione dell’orsa Amarena, nell’Aquilano.
Terroristi.
Si può invece immaginare la sorpresa dell’avvocato di Greenpeace nello scoprire, per la scalata della sede Eni con relativa affissione di striscione a dicembre, che a interessarsi della questione fosse il ramo dell’antiterrorismo della questura. “Una novità per noi, non ci era mai capitato” spiega il responsabile delle campagne, Alessandro Giannì. Un sovradimensionamento di comportamenti che magari saranno pure illegali ma che vengono affrontati con decisioni che rischiano di sfociare in abuso del diritto. “Ci sono procure, come quella di Torino – spiega la professoressa ordinaria di Diritto Costituzionale dell’Unito, Alessandra Algostino – in cui i pool di magistrati che si occupano di terrorismo ed eversione dell’ordine democratico, si occupano anche dei procedimenti a carico degli attivisti. Dissenso e protesta vengono trattati come atti eversivi dell’ordine democratico”.
Sentenze punitive.
A Piombino, il Tar ha bocciato qualche settimana fa il ricorso contro il rigassificatore presentato dal Comune, “reo” di aver sollevato dubbi su autorizzazioni e verifiche. La città è stata condannata al pagamento di 90mila euro e delle spese legali. “È una sentenza punitiva nei confronti di un Comune che ha avuto la sola colpa di difendere la propria città – ha detto il sindaco Francesco Ferrari –. La condanna al pagamento delle spese legali, inoltre, è assolutamente ingiustificata: il ricorso è stato considerato ammissibile in ogni sua parte e una sentenza simile non ha precedenti”. Anche Usb, Wwf e Greenpeace hanno dovuto fare lo stesso. Per il sindaco, il Tar ha voluto dare “un esempio”.
Foglio di via.
Come dicevamo, se ne fa un uso smodato. “Per un po’ non se n’era più sentito parlare – commenta Giannì di Greenpeace –. Il primo ricordo che ne ho risale al 2007, quando fu dato a 12 attivisti che avevano protestato alla centrale di Brindisi. È una misura che definisce la pericolosità sociale delle persone, all’epoca si applicava a pedofili e mafiosi. Oggi è una sorta di bavaglio amministrativo alla libertà di espressione e manifestazione. Il dissenso e la protesta sociale e non violenta vengono considerati illeciti e pericolosi”. Sempre più spesso, poi, le Ong subiscono cause temerarie: “Servono a intimidire e bloccare, tra tempi e costi, ogni protesta”.
Precettazioni.
Non c’è neanche dialogo, i corpi intermedi sono ignorati. Il ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, precetta – con il sostegno della Commissione di Garanzia – i lavoratori dei trasporti quando intendono scioperare e lo fa in nome della pubblica sicurezza. Eppure, a leggere molti siti in cui i tour operator raccontano il turismo in Italia, emerge chiara la sorpresa dei turisti nello scoprire che gli scioperi italiani siano programmati e a orario, impensabile fuori dai nostri confini.
Normalizzazione
“La chiusura degli spazi politici è in atto da anni – spiega la professoressa Algostino – Nel 2001, con l’attacco alle Torri Gemelle, prende il via la legislazione emergenziale antiterrorismo che però negli anni è diventata normalità”: dal decreto Pisanu del 2005, alla legge 94 del 2009 con Berlusconi, passando per il pacchetto Minniti nel 2017, i decreti Sicurezza Salvini e infine il disegno di legge sugli eco-vandali. Certo, negli ultimi anni e col governo Meloni c’è stato un inasprimento. “Il decreto rave è stato il primo atto, seguito da decreti che tendono ad affrontare qualsiasi questione sociale con strumenti penali, in linea con la repressione del dissenso. Il decreto Caivano, ad esempio, affronta il disagio sociale con la criminalizzazione della povertà invece di percorsi di emancipazione”.
Gli strumenti.
Oltre a leggi e decreti, si ricorre poi a misure di prevenzione e cautelari. Anche abusandone. Il foglio di via, spiega la professoressa, risale alla legislazione di epoca fascista, poi risistemato all’interno del codice antimafia. La corte costituzionale ne ha circoscritto la portata senza però mai giudicarlo in radice costituzionalmente illegittimo. “Resta comunque di dubbia legittimità – dice Algostino – perché incide sulla libertà personale e di circolazione soprattutto se usato in maniera massiccia e come strumento di repressione. O di dissuasione”. O di intimidazione contro la protesta sociale.
Nuovi reati.
Si aggiungono poi le nuove specie di reato, dal blocco stradale all’inasprimento delle pene per l’occupazione di immobili. “Oppure l’utilizzo di qualificazioni giuridiche sovradimensionate rispetto al fatto, come le imputazioni per terrorismo”. Ai partecipanti alle manifestazioni viene spesso contestata non solo la resistenza a pubblico ufficiale ma anche la violenza privata. O l’associazione a delinquere o il danneggiamento. Si può fare ricorso, ma richiede tempo e soldi e, nel frattempo, le misure hanno i loro effetti. “Magari le accuse cadono, come quello di terrorismo nei confronti dei No Tav, ma intanto si è dovuto arrivare in Cassazione”. Si cerca, insomma, di reprimere l’esercizio di diritti costituzionali. Come quello di protesta, che si articola nella libertà di manifestazione del pensiero e nel diritto di riunione, di cortei e presidi. Questi ultimi già colpiti dalla restrizione dello spazio fisico per protestare: si pensi alla direttiva Maroni del 2009 o a quella Lamorgese del 2021 e alla distinzione tra riunione statica e dinamica o alla creazione di zone rosse. “Eppure la Costituzione prevede il riconoscimento del conflitto: la nostra è una democrazia conflittuale e pluralista” conclude Algostino.
Le scuole.
Il ricorso a questi metodi non si limita alla sola sfera penale. “Inasprimento”. “Innalzamento delle pene”. “Sanzioni risarcitorie”. E, infine, “intollerabilità del fenomeno delle occupazioni” è stato il vocabolario del ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara quando ha parlato delle aggressioni ai docenti ma anche delle occupazioni. Da mesi i presidi stanno intensificando la stretta nei confronti degli studenti che occupano, ricevendo il plauso del ministero. “Non è più tollerabile anche il fenomeno delle occupazioni – ha detto Valditara in audizione – azioni di una minoranza di studenti che comprimono il diritto costituzionale allo studio di una più ampia maggioranza e che in molti casi impediscono servizi essenziali per l’amministrazione”. In una circolare, ha esortato le scuole ad addebitare agli studenti responsabili le spese per danni e pulizie e a denunciare gli studenti per il reato di danneggiamento di beni pubblici. Poi ha precisato: “Chi occupa e devasta deve essere sanzionato. E la ‘e’ ha valore di congiunzione”. Ma ormai il messaggio era arrivato, dimostrando che anche un regolamento scolastico può essere letto con interpretazione repressiva. Tanto più se si considera la percezione d’insieme.
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”’Di daspo, in questi giorni, si parla ad esempio anche in Rai. Ci sta pensando la Lega per gli artisti che dovessero manifestare le proprie opinioni politiche come ha fatto Ghali a Sanremo (“Stop al genocidio”): dai sei mesi a un anno via dalla tv pubblica. Ciliegina: l’idea è emersa mentre volavano manganellate per le proteste sotto le sedi Rai di Napoli e Torino.”’
Chissà come mai hanno avuto quest’ideona, chi ha dato l’ordine di manganellare è un altro discorso ancora. In ogni caso l’appetito vien manganellando.
E la lista di quello che è detto in quest’articolo fa paura davvero.
Loro se ne vantano, essendo incapaci ma bulli con i deboli.
Intanto che criminalizzano il dissenso, depenalizzano l’abuso d’ufficio e riducono le intercettazioni nonché le cronache giudiziarie.
E il PdR che fa? Firma, firma, firma. Ma dove è l’art.21 della Costituzione italiana, l’art.54, l’art.3?
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L’ITALIA IMBAVAGLIATA- Viviana Vivarelli.
Ogni giorno che passa, in Italia la democrazia muore, muoiono i diritti costituzionali, muore la libertà dei cittadini e regrediamo sulla scala dei valori civili.
Non c’è solo la frase innocente e umanissima di Ghali contro i genocidi, subito censurata dallo zelante AD della Rai, non c’è solo una informazione pubblica martellante e menzognera, si moltiplicano gli episodi di repressione per cui sempre più si stabilizza un regime a senso unico che attacca il dissenso e che ci fa tornare ai tempi bui della dittatura fascista, peggio di quanto fece Berlusconi.
È davvero mostruoso sentire i dibattiti in tv dove alacri politicuzzi attaccano il povero giovane che si è permesso di accennare al genocidio, affermando che la parola “genocidio” è del tutto falsa e diffamatoria per Israele, mentre prosegue il massacro di un popolo nell’indifferenza letale delle istituzioni internazionali, allo stesso modo con cui con simile inerzia i governi accettarono senza reagire lo sterminio nazista dei Polacchi o degli ebrei.
Dunque la storia si scrive a colpi di manganello, mentre forze bieche tentano di demolire il divieto della tortura da parte delle forze dell’ordime, in vista di attentati ben peggiori all’habeas corpus.
Sono sepolti ormai gli autoelogi di una Europa che si vantava di non aver mai fatto guerre per 50 anni, mentre la sua autorità si disfa orrendamente, giorno dopo giorno, nella servitù vile agli USA in nome della quale i leader europei accettano di affamare i loro popoli e di privarli dei diritti democratici, in una corsa al peggio che non ha mai fine.
Dunque il genecidio non esiste per forza di comando. Si nega nel modo più plateale l’evidenza dei fatti e cresce la fila dei rampanti pronti a dannarci tutti per la loro scalata al potere.
Vietata coi manganelli ogni reazione al genocidio. Tornano i cupi tempi di Scelba. Minacciato persino il Daspo agli artisti che accennano ai delitti di Israle. Negato il danno climatico, pene durissimi agli ecologisti. Il codice penale riforma i suoi precetti, depenalizza i reati finanziari per mettere in sicurezza i ladri di Stato ma è sempre più duro con i pacifisti, i difensori dell’ambiente, i richiedenti giustizia, i poveri, i lavoratori.
In un mondo rovesciato assistiamo allibiti alla dismisura crescente di un Governo volto al peggio, mentre un popolo inebetito e plagiato o indifferente sembra ignorare il peggioramento del costo della vita, le violazioni umane, i danni al territorio, il dilagare della corruzione, la caduta a picco delle difese sociali.
La parola che prevale oggi è “precettazione”: vietato scioperare, vietato protestare, vietato reclamare i diritti del lavoro, i diritti civili, i diritti umani.
Un governo basato sulla vittoria di una minoranza aumenta di giorno in giorno il rigore su un Paese piegato e disilluso, senza un progetto, senza un piano a lungo termine, senza una visione progressiva e moderna, in un bieco ritorno a un passato che credevamo non sarebbe tornato mai più.
Ormai non sappiamo chi è peggio, se Nordio che sta smantellando il codice penale a colpi di depenalizzazione dei reati di politici e potenti, o il Ministro della cosiddetta cultura Sangiuliano che manifesta igoranza e incultura o il Ministro della scuola Valditara che evoca la gogna, o il Ministro delle Infrastrutture Salvini che taglia ogni aiuto a Sicilia e Calabria per favorire le cosche con spartizioni di pubblico danaro in nome di un ponte inesistente.
Ormai a chi protesta si dà il foglio di via come indesiderabile, forma odierna del confino fascista.
Sangiuliano ha coniato il nome del nuovo reato: “ecovandali”. E si parla di Daspo in Rai, quando l’unico Daspo che vorremmo è quello sugli orrendi superstipendi di una classe di burocrati che peggiora di giorno il nostro servizio pubblico con un esodo dei migliori e una caduta a picco dell’audience.
Ormai chi in Rai si permette di alzarsi da una posizione a 90 gradi rischia non solo l’espulsione, come già Grillo, Fo, Luttazzi o Montesano, ma pure da sei mesi a un anno di galera.
Ormai la cifra di questo Governo è espulsione e manganello.
Daspo non solo ai pacifisti, agli artisti che hanno una bocca, agli eco-vandali ma persino ai manifestanti in sit-in contro l’uccisione dell’orsa Amarena, nell’Aquilano. Greenpeace ha dovuto vedere che addirittura lo striscione contro l’abbattimento dell’orsa era stato inserito nelle operazioni contro il “terrorismo”!
Insomma con la Meloni chiunque protesti per qualcosa diventa, ipso facto, un “terrorista”. E se non è un bavaglio alle democrazia questo, non so cosa.
Violato in pieno l’articolo 21 della Costituzione che riconosco ad ognuno il diritto sacrosanto di manifestare la sua opinione.
Ora chi protesta è un eversore. La democrazia di Giorgia è manganello, carcere, espulsione e foglio di via, in puro stile fascista.
Sentenze punitiva a Piombino da parte del Tar che ha bocciato il ricorso contro il rigassificatore, vietando la richiesta di verifiche. Il Comune di Piombino pagherà 90mila euro e le spese legali per essersi permesso di fare obiezioni. Una cosa senza precedenti, ma il morso fascista permette solo una ubbidienza ac perinde cadaver.
Per Usb, Wwf e Greenpeace è lo stesso. Il Tar si allinea cupamente al potere. E l’ubbidienza cieca ammazza ogni diritto.
Sempre più, giorno dopo giorno, assistiamo alla morte della democrazia. Ma un popolo abulico, assente, condizionato, ignorante, assiste a questa morte della democrazia senza protestare nel su1cidio di ogni rivendicazione legittima, seguendo, come un branco di oche al pascolo, falsi obiettivi, come le infrazioni della Ferragni o il Festival di Sanremo o le ultime sul Grande Fratello.
Il rigurgito del foglio di via incombe minaccioso sul Paese da questi nuovi vandali del diritto. L’ultima volta che fu sventolato è stato 17 anni fa, per 12 attivisti che avevano protestato per la centrale di Brindisi. È una misura che definisce la pericolosità sociale delle persone e inizialmente si applicava a pedofili e mafiosi. Oggi è una sorta di bavaglio amministrativo generale alla libertà di espressione e manifestazione. Il dissenso e la protesta sociale e non violenta sono considerati illeciti e pericolosi. Vietato protestare.
Sempre più spesso, le Ong subiscono cause temerarie. Il Governo vuole intimidire e bloccare, imbavagliare e reprimere, precettare ed esiliare.
Intanto Salvini vieta ogni sciopero ai lavoratori dei trasporti. E si ricordi che, negli altri Paesi democratici europei, non c’è alcun bisogno di avere permessi per scioperare, lo sciopero può scoppiare per conto proprio, autonomamente. È un diritto di protesta legittimo del cittadino, non un permesso concesso o vietato dall’alto.
Vietato ogni assembramento. Si parte dal divieto dei rave ma lo scopo è arrivare alle leggi di Mussolini che punivano la riunione di più di 3 persone.
Il decreto Caivano, per es., contro la baby gang, affronta il disagio sociale giovanile delle zone più degradate del Paese con la criminalizzazione della povertà invece che con percorsi di istruzione e di emancipazione.
Ora riappare anche il famigerato “foglio di via”, abusato dal fascismo, che è uscito dalla legislazione antimafia per dilagare contro ogni protesta allo Stato, come strumento massiccio di repressione.
Vietata ogni protesta sociale.
Il nuovo Stato fascio-mafioso aumenta le depenalizzazioni dei potenti ma moltiplica i reati della gente comune, aggravando le pene per la protesta sociale, le contestazioni sui diritti del lavoro, il carcere per furti microscopici (si vedano i 4 mesi di carcere dati a una vecchia donna per un piccolo furto al Supermercato), il blocco stradale, l’occupazione di immobili.
Chi protesta in piazza ormai diventa reo di violenza privata.
Le cause sono lunghe per chi è povero ma scompaiono miracolosamente per chi è ricco. Si mettano a confronto le cause contro i Benetton, i Riva o Elkan col processo estenuante contro i No Tav, che è dovuto arrivare in Cassazione.
La linea di Giorgia e Salvini è inasprire le pene e aumentare i divieti. Si veda il regime punitivo sulle scuole di Valditara, che vuol colpire con sanzioni penali anche le occupazioni studentesche o si vedano le manganellate sanguinose contro chi manifestava davanti alla Rai contro l’AD Sergio che aveva infierito su Ghali o contro chi manifestava per la pace in Palestina.
Se questo popolo non si sveglia, non so cosa vedremo ancora, ma il panorama è cupo e ci aspettiamo, ormai, solo il peggio.
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