IN CARCERE DA 5 ANNI – Nella Capitale britannica l’ennesima conferenza stampa per evidenziare il pericolo che l’attivista di Wikileaks finisca in un penitenziario americano, per aver  diffuso notizie riservate. La vicenda dovrebbe indignare tutta la società, non solo il mondo dell’informazione

(DI SABRINA PROVENZANI – ilfattoquotidiano.it) – La Foreign Press Association di Londra ha ospitato ieri l’ennesima, partecipatissima conferenza stampa sul caso giudiziario che vede al centro Julian Assangel’attivista e fondatore di Wikileaks in detenzione da 13 anni per aver pubblicato documenti classificati dall’intelligence statunitense. Erano presenti la moglie Stella, il direttore di Wikileaks, Kristinn Hrafnsson e la direttrice di Reporter Without Borders, Rebecca Vincent. L’occasione è tragica: la prossima settimana si terrà a Londra un’udienza per determinare se Assange possa fare ricorso alla Corte Suprema per opporsi alla richiesta di estradizione negli Usa, già firmata dal ministro degli Interni britannico. Se questa richiesta dovesse essere rigettata, è possibile, secondo la moglie Stella, che venga estradato direttamente, senza altri passaggi procedurali, e che negli Usa sia condannato a 175 anni di carcere. “Sarà gettato in una fossa. E non lo vedrò mai più” ha detto Stella, provata come in tanti anni non l’avevo mai vista. Con Julian Stella, che lo ha conosciuto come componente del team difensivo, ha avuto due figli ancora piccoli. “Ma loro non sanno” ha detto con la voce rotta. “E penso sia meglio non sappiano”. Qui una ricostruzione un po’ sommaria della vicenda . Qui invece gli ultimi passaggi legali, in un thread a cura di Stella. Le novità: il Comune di Roma ha finalmente concesso ad Assange la cittadinanza onoraria. Non cambia niente e arriva troppo tardi, ma almeno è un segnale di solidarietà. Più rilevante è la mobilitazione del governo australiano, che si è unito al parlamento per chiedere il rilascio del loro concittadino. Seguo questo caso dai tempi di quella pubblicazione, che davvero rivoluzionò non solo il giornalismo investigativo ma anche la percezione diffusa dei rapporti geopolitici del tempo. E negli anni è apparso evidente come Assange sia un morto che cammina. L’accanimento del governo degli Stati Uniti, e dei governi vassalli come quello britannico, viola il diritto internazionale, i diritti umani, le regole basilari delle democrazie occidentali. Assange è detenuto da 5 anni, in isolamento per 22 ore al giorno, nel carcere di sicurezza di Belmarsh. Ha scontato la sua pena, una condanna a 22 mesi, la massima possibile. per violazione dei termini della cauzione. Chelsea Manning, che gli ha procurato i documenti sottraendoli all’amministrazione Usa, ha scontato 7 anni e poi è stato graziato da Barack Obama. Julian Assange, che ha pubblicato alcuni di quei files dopo scrupolose verifiche in collaborazione con le più prestigiose testate giornalistiche, continua a pagare, mentre la sua salute si deteriora senza speranze. Non ci sono giustificazioni legali per questa detenzione, se non la determinazione, da parte del governo degli Stati Uniti, di vendicarsi di lui per aver rivelato verità scomode, e la necessità di intimidire il giornalismo indipendente. Dovrebbe terrorizzarci che la mobilitazione di tanti, gente comune, attivisti dei diritti umani, giuristi, politici perbene, giornalisti come la nostra Stefania Maurizi @SMaurizi che su questa vicenda ha fatto coraggiosissime scelte umane e professionali, non riesca a fermare un abuso alla luce del sole. Specie se veterani, i giornalisti non sono creature delicate. Vediamo troppo, e passiamo oltre. Ma eravamo smarriti, al termine di questa conferenza stampa che somigliava ad un appello disperato.

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