Il costo iniziale si aggirava intorno agli 8,5 miliardi nel 2011, mentre oggi sale a 13,5 miliardi, più un altro miliardo di opere accessorie

I punti chiave
(di Flavia Landolfi – ilsole24ore.com) – È un vero e proprio calcio di inizio, la fase 1 preliminare a tutte le altre che arriveranno a cascata. Dopo una riunione fiume iniziata alle 11 di questa mattina il Consiglio di amministrazione della Società Stretto di Messina ha approvato l’aggiornamento del progetto definitivo della madre di tutte le opere, la più sognata e nello stesso la più contestata. Il Ponte sullo Stretto inizia ora il suo viaggio tra le carte bollate in un complicato dedalo di autorizzazioni e verifiche di impatto ambientale che a giugno dopo l’approvazione del progetto esecutivo dovrebbe dare il calcio di inizio al cantiere: nessuna prima pietra al momento, ma l’avvio di tutte le opere propedeutiche, come bonifiche, indagini archeologiche, geognostiche e geotecniche, predisposizione dei campi base.

«È un grande risultato – esulta l’ad della società Pietro Ciucci – ottenuto in pochi mesi grazie all’impegno del governo, in particolare del Ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, e al lavoro del Contraente generale Eurolink, della Società Stretto di Messina e dei nostri altri contraenti ed esperti nelle diverse discipline ingegneristiche legate al ponte. Si conferma un progetto straordinario, tecnicamente all’avanguardia e di riferimento a livello internazionale. Dopo i molti ponti “Messina Style” costruiti nel mondo, è il momento di realizzarlo nello Stretto di Messina».

Il via libera
Tecnicamente il cda ha acceso semaforo verde alla relazione del progettista di aggiornamento al progetto definitivo del 2011, quello accantonato dal governo Monti alle prese con i pesanti tagli alla spesa pubblica. Oggi l’iter riparte da lì ma deve fare i conti con una serie di incognite, prima tra tutte con i costi dell’opera che non devono lievitare oltre il 50% di quelli previsti dalla gara iniziale pena l’annullamento di tutto l’iter con l’avvio di una nuova procedura di evidenza pubblica. Toccherà nei prossimi mesi alla Società Stretto di Messina predisporre il piano economico-finanziario «dal quale risulterà l’intera copertura del fabbisogno finanziario dell’opera attraverso i fondi già stanziati dalla legge di Bilancio 2024, unitamente alle risorse derivanti dall’aumento di capitale della Stretto di Messina già realizzato e dalla redditività complessiva attesa dal progetto», recita una nota della committente.

I costi
Il costo iniziale si aggirava intorno agli 8,5 miliardi nel 2011, mentre oggi sale a 13,5 miliardi, più un altro miliardo di opere accessorie. Su questo fronte la legge di Bilancio ha stanziato 11,630 miliardi di euro fino al 2032, di cui 9,3 miliardi a carico dello Stato, 718 milioni sul Fondo di sviluppo e coesione e un altro 1,6 miliardi che peseranno sulle casse di Calabria e Sicilia. Per quest’anno in cassa ci sono 780 milioni di euro.

Le opere
Tra le opere accessorie al Ponte ci sono opere stradali e ferroviarie di collegamento del Ponte al territorio che comprendono 40 km di raccordi viari e ferroviari (circa l’80% sviluppati in galleria). Le arterie stradali e su ferro, spiega la società, «collegheranno, dal lato Calabria, l’autostrada del Mediterraneo (A2) e la stazione FS di Villa San Giovanni e, dal lato Sicilia, le autostrade Messina-Catania (A18) e Messina-Palermo (A20) nonché la nuova stazione FS di Messina». Si tratta di 20,3 km raccordi stradali complessivi e 20,2 km raccordi ferroviari complessivi. Stretto di Messina conferma anche « la realizzazione, sul lato siciliano, di tre fermate ferroviarie in sotterraneo (Papardo, Annunziata, Europa) che, unite alle stazioni di Villa S. Giovanni, Reggio Calabria e Messina daranno concretezza al sistema metropolitano interregionale dell’area dello Stretto». Tra le altre infrastrutture, anche il Centro Direzionale (lato Calabria) progettato dallo “Studio Daniel Libeskind”, i cui aspetti architettonici saranno approfonditi in sede di progettazione esecutiva.
Apriti pancia: inizia l’abbuffata epocale!
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e’ gia’ pronta la targa da saldare sul ponte: salveni fecit
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Feci-t, mi par più appropriato. 😉
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Aggiungi un posto a tavola che c’è un “picciotto” in più…
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Io ho qualche dubbio che il ponte si faccia.
Il dubbio nasce dal fatto che la realizzazine del ponte potrebbe avere “effetti indesiderati” sulla Caronte & Tourist.
Per chi volesse avere qualche informazione in più.
https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/02/03/ndrangheta-amministrazione-giudiziaria-della-caronte-la-dda-provvedimento-per-bonificare-da-infiltrazioni/6088825/
E non solo il FQ
Buttare via soldi inutilmente tenendo in piedi qualche poltrona, senza fare nulla di concreto, invece, lo ritengo più verosimile; sa molto più di Salvini style.
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l’ad della società Pietro Ciucci
CIUCCI! Ancora LUI!
Un cognome che è un verbo (tu CIUCCI).
Salvini è uno spudorato ignorante della peggio specie. Se i meridionali voteranno questa gentaglia se lo meritano lo stato arretrato che hanno da sempre.
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Al netto dell’impatto sul territorio, al netto dei rifiuti e inquinamento prodotto, al netto delle tonnellate di cemento armato, al netto della schifezza sul piano paesaggistico, al netto della questione idrogeologica, al netto della questione sismica con la terra sotto ai piloni che letteralmente si sposta ogni anno, al netto dei miliardi sottratti a cose utili come il RdC e altre forme di welfare, oltreché alla decisione dettata dal capo di Stato USA per la quale tali miliardi “per solidarietà” scompaiono come per magia per dar soldi (leggasi “aiuti”) a un imbecille di star della TV che gira in maglietta verde con le gore di sudore sotto le ascelle mentre va a colloquio con gli incravattati capi di Stato del pianeta a chiedere elemosina (un certo Volodymyr Zelenskyy, dico, la cui moglie al contempo si compra giojelli che costano un rene), al netto del solito magna-magna-Grecia che metterà soldi in tasca ai soliti amici degli amici senza fare una mazzafionda, al netto di tutti questi netti, in fondo un ponte del genere potrebbe anche migliorare oggettivamente il traffico tra la Sicilia e la Calabria, rendendo più facile lo spostamento (oggi si dice “logistics” che fa più trend) di persone e cose – poi, vabbè, parliam di zone in cui van per la maggiore rami ferroviari a linea unica dove manco c’è la catenaria, per cui solo locomotori diesel, ma vabbè, son sciocchezzuole, direi financo pinzellacchere – ma insomma (spè, riprendo fiato), quel che mi preoccupa è che prima o poi ci sarà un incidente perché è matematico, statistico, sistematico che ci sarà.
E allora qualche pezzo di qualcosa di molto pesante cascherà sui palazzi sottostanti e automobili, camion e treni inizieranno a volar nello stretto di Messina trasformandosi in natanti, e allora tutti ci faremo la domandona grattandoci la testina (e qualcuno anche gli attributi per di sotto): di chi è la colpa? Ma soprattutto, chi ne risponde davanti alla legge? Perché non so tutti voi, ma io ancora sto aspettando che qualcuno paghi per il disastro del ponte a Genova, quello chiamato Morandi, che il 14 agosto del 2018 cascò sulla testa di molte persone e dal quale qualcuno, volando di sotto, se ne andò dritto dritto al creatore (che la racconto da sorridere, forse, ma è allucinante, ALLUCINANTE!). Vi ricorda niente, quella faccenda lì? Vi viene in mente nulla? No, così, giusto per capire. 🤦🏻♂️
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