Ci sono cose che non esistono. Cose che si lasciano attendere, fin quasi all’infinito. E cose a cui vuoi credere per forza, quasi che fossero un miraggio necessario […]

(di Andrea Scanzi – ilfattoquotidiano.it) – Ci sono cose che non esistono. Cose che si lasciano attendere, fin quasi all’infinito. E cose a cui vuoi credere per forza, quasi che fossero un miraggio necessario. Il “nuovo Pd” è tutte e tre le cose. E non è detto che sia un bene.
Riassunto delle puntate precedenti. Elly Schlein vince a sorpresa le primarie. Per tutti avrebbe dovuto trionfare Bonaccini, e tra questi “tutti” c’è anche la maggioranza del partito (iscritti e dirigenza). Da ciò si evince, non senza particolari sforzi cognitivi, che Elly Schlein vince le primarie del Pd nonostante il Pd. L’esito delle primarie dipende da coloro che, al fotofinish, rovesciano clamorosamente il risultato: gli “elettori comuni”. Fanno parte di questa categoria i delusi di sinistra, più ancora “dalla” sinistra, che alle elezioni del 2022 non sono riusciti a votare Pd (forse neanche prima) ma che vorrebbero dare fiducia al partito. La loro richiesta è chiarissima: “Rovescia il partito come un calzino”. Ovvero: “Crea un nuovo Pd, cara Elly, perché questo è proprio l’ultimo treno”. Ora che un anno o quasi è passato, di quel “nuovo Pd” così lungamente agognato non v’è granché traccia, al punto tale che verrebbe da parafrasare l’antico adagio caro alla Schlein: se è vero che in tanti “non la sentirono arrivare”, è altrettanto indiscutibile che oggi restano in molti (anche tra i suoi simpatizzanti) a non essersi accorti che sia arrivata. La neo segreteria ha mille alibi. Ha preso un partito devastato da anni di dirigenti bolsi, renzismo tremendo, autolesionismo draghiano eccetera. In troppi le remano contro. Nel mondo tira un’aria di destra, contro la quale si può fare poco. E nulla è difficile da cambiare (radicalmente) come un partito elefantiaco e correntizio quale è il Pd. Al tempo stesso, a fronte di alcuni positivi cambi di passo (che hanno portato alla benefica fuoriuscita di qualche scappato di casa renzo-calendiano), Elly Schlein e i suoi danno sempre la sensazione di tirare a campare. Per meglio dire: di muoversi sperando anzitutto di non spaccare il partito. Un errore alla radice, perché alla Schlein è stato chiesto proprio di spaccarlo, quel partito. Se Schlein fa Schlein, può farcela; se Schlein fa Bonaccini, dura meno di un Manetti in una collezione di Sgarbi.
Le Europee si avvicinano, e Schlein – che ha un compito più impossibile che difficile, ci tengo a ribadirlo – sembra ancora la “Principessa Tentenna”. Alza i toni su ius soli e diritti civili, ma son temi (nobili) che non spostano voti. Continua a pensare di candidarsi ovunque alle Europee (ben sapendo che mai farà l’europarlamentare). Sbandiera tre volte al giorno il rischio fascismo. Insegue candidature appetibili mediaticamente, dimostrando forse di preferire l’effetto “figurina Panini” al cambiamento reale. Organizza sit-in un po’ caricaturali per la liberazione della Rai dai partiti, non ignorando che lei può manifestare (non ha colpe) ma il suo partito no, visto che la Rai l’ha definitivamente sfasciata il Pd di Renzi e Boschi (incredibilmente presente al sit-in di cui sopra). E poco di nuovo dice (rispetto a Letta) sul conflitto in Ucraina (su Gaza ha più piglio, ma pure lì cammina sulle uova neanche fosse Mara Venier con Ghali).
Ultimamente è parsa più battagliera, e questo è un bene. Dovrà stare però molto attenta alla sfida televisiva con Donna Giorgia, che ha scelto lei (e non Conte) proprio perché non la teme: quando una donna colta incontra una urlatrice oscurantista, la donna colta è quasi sempre una donna (mediaticamente) morta. Ancor più in Italia. Elly Schlein è una brava politica e una donna fiera e sincera. Chi la critica sotto la cintura, è un Bocchino o un Guerini (e non saprei dire chi sia peggio). Chi non ama questo governo di incapaci totali dovrebbe tifare (anche) per lei. Ma a oggi la sua reggenza pare purtroppo all’insegna di un sofferto e un po’ timido “vorrei ma non posso”. Buona fortuna.
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“a fronte di alcuni positivi cambi di passo (che hanno portato alla BENEFICA fuoriuscita di qualche scappato di casa renzo-calendiano), Elly Schlein e i suoi danno sempre la sensazione di tirare a campare. Per meglio dire: di muoversi sperando anzitutto di NON spaccare il partito. Un errore alla radice, perché alla Schlein è stato chiesto proprio di SPACCARLO, quel partito.”
È questo il problema, riuscire ad essere una brava leader, spaccando il suo partito: sembra un ossimoro.
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“Dovrà stare però molto attenta alla sfida televisiva con Donna Giorgia, che ha scelto lei (e non Conte) proprio perché non la teme: quando una donna colta incontra una urlatrice oscurantista, la donna colta è quasi sempre una donna (mediaticamente) morta. Ancor più in Italia.”
Come siamo messi male! 😭
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Io la trovo noiosissima, retorica, evasiva. A domanda risponde con monologhi fuori tema, prestampati.
La Meloni sembrerà una bulla gigante e lei una scolaretta balbettante.
In ogni caso: ma chi avrà il coraggio di votare l’una o ’altra?
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scansi riesce a trovare nella racchia urlatrice delle assemblee scolastiche virtù al mondo ignote. sono abbastanza pessimista sul futuro di questo partito. sklein non ha vinto le primarie per qualche merito. le primarie sono state un messaggio contro i dinosauri del partito (franceschini e consorte, zanda, bonaccini….) ma questi soggetti, anziché farsi da parte, come indicato dagli elettori, continuano a dare carte nel tavolo da gioco.
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Schlein + Meloni = UNITE DA UN COMUNE SFORZO ❤️
La leader pd attacca la premier e la premier ricambia. È indicativo in questo senso lo scambio di battute dell’altro ieri su De Luca. Meloni ha voluto tirare in ballo la segretaria, chiedendole con inusitata durezza di prendere le distanze dal presidente della Campania che aveva attaccato il governo. E Schlein non si è sottratta allo scontro.
Sono giorni che le due si infilzano a suon di parole.
È un duello che si fa più cruento in vista delle Europee. Serve alla segretaria pd per dimostrare di essere lei la leader delle opposizioni e, quindi, la sfidante naturale della premier. E lo sarà, almeno questo è il progetto, anche quando si andrà al voto delle Politiche. Serve anche a Meloni, perché la polarizzazione attira i riflettori e perché per lei è meglio tirare di sciabola con Schlein che con Conte che mira al suo bacino elettorale.
Ma questa polarizzazione ha anche un altro scopo: quello di mettere in ombra gli alleati riottosi, di evitare che la campagna elettorale si snodi attraverso gli scontri interni alle due compagini: Meloni contro Salvini, Schlein contro Conte. È ovvio che sia il leader della Lega sia quello del M5S cercheranno in tutti i modi, di qui alle Europee, di ostacolare questa «polarizzazione». Ma Meloni e Schlein sono unite dal comune sforzo di mettere la sordina agli attacchi degli alleati.
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Schlein, per dimostrare di essere lei la leader dell’opposizione, ha bisogno della legittimazione della Meloni.
Meloni si sceglie l’avversaria fantoccio, i rispettivi staff si sentono e organizzano il “duello”, su quali argomenti scontrarsi e su quali no. Chiedo, tutto normale?
Un governo che si sceglie l’opposizione e l’oppofinzione che gli regge il gioco non sconcerta nessuno?
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Chi ha riposto le proprie speranze nella Schlein, aspettandosi chissà che, oggi dovrebbe aver capito che si è fatta fagocitare dai meccanismi perversi del PD e che è diventata l’avatar inanimato della vecchia e lurida classe dirigente del PD.
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Qualche tempo fa, Bersani ha dichiarato che il segreto della democrazia occidentale è l’alternanza (non l’alternativa!).
Quindi è chiaro che dal dopoguerra (WW2) il Sistema politico-economico ha selezionato gli schieramenti in staffetta per l’alternanza (ovvero per l’illusione della sovranità popolare nella scelta dello schieramento politico/rappresentanza politica delle proprie istanze). L’alternanza rappresentativa, e non fattiva o decisionale, è strutturata e selezionata in accordo tra le parti. Oggi siamo alla peggiore farsa, ma non vale solo per l’Italia; Trump e Biden sono un esempio lampante a mio avviso.
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La sclein e’ una mezzacartuccia della cosidetta elite’, PUNTO
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Pompata da quasi tutti quando è diventata segretaria del Partito Decrepito, si rivelerà sempre di più la solita foglia di fico (a essere buoni) del partito più insulso che sia mai nato in Italia dal 1861 a oggi.
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Buona per i centri sociali e le assemblee studentesche universitarie dove si discutono tematiche idealistiche (fuffa insomma) che nulla hanno a che fare con il mondo reale, ma fa tanto figo parlarne, meglio se utilizzando un linguaggio da unti del Signore.
Tematiche che verranno rinnegate all’istante il giorno dopo aver conseguito la laurea per abbracciare ideali, diciamo così, meglio monetizzabili.
Ma si sa, siamo tutti comunisti fino ala giorno della laurea.
Ecco, per Fuffy il giorno della laurea è stato quando l’hanno eletta segretario di quel comitato d’affari chiamato pd.
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Gli Squallor!
Mi ha sbloccato un ricordo.
Grazie
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