È stato sufficiente attendere pochi giorni e la campagna di Repubblica che rivendica indipendenza e autonomia dal proprio editore, la famiglia Agnelli, ha mostrato la sua inconsistenza. […]

(ilfattoquotidiano.it) – È stato sufficiente attendere pochi giorni e la campagna di Repubblica che rivendica indipendenza e autonomia dal proprio editore, la famiglia Agnelli, ha mostrato la sua inconsistenza. “Non si possono raddrizzare le gambe ai cani” recita il detto popolare, ed è difficile affermare che i blasonati giornali siano stati acquistati dal gruppo Gedi, cioè gli Agnelli, per amore della libera informazione.

Eppure, alla presidente del Consiglio che aveva deriso – “Non accettiamo lezioni di italianità che vengono da questi pulpiti” – il titolo di Repubblica sulle cessioni di alcuni asset pubblici, “L’Italia in vendita”, il direttore Maurizio Molinari aveva risposto indignato. Il contenzioso riguarda il ruolo della fabbrica automobilistica Stellantis, anch’essa della famiglia Agnelli, al centro di un progressivo disimpegno dall’Italia e quindi della impossibilità per i giornali da questa controllata, di dare lezioni sul disimpegno industriale dal nostro Paese. Realtà negata da Molinari che in un editoriale del 23 gennaio scrive: “Confondere l’indipendenza di Repubblica con gli interessi del suo editore, significa ignorare i fondamenti stessi della libertà e dell’indipendenza del giornalismo che questa redazione esprime sin dal giorno della fondazione”.

Repubblica è un quotidiano indipendente – continua il direttore – frutto della libertà che i suoi redattori esprimono ed esercitano nella copertura di fatti, nazionali e internazionali”. Intenzioni nobili, ma ampiamente disattese ieri dai due quotidiani del gruppo Gedi alla notizia dell’indagine relativa alla contesa ereditaria della famiglia Elkann. Notizia inesistente in prima pagina e confinata curiosamente, su entrambi i giornali, alla stessa pagina 20. La Stampa non fa menzione nel titolo – “Eredità Agnelli, esposto di Margherita, la Procura di Torino apre un’inchiesta” – dei guai che interessano il nipote dell’avvocato Agnelli, mentre Repubblica con un piglio garantista titola su “Presunte irregolarità fiscali di donna Marella Agnelli, indagati Elkann e Ferrero” (l’avvocato consulente finanziario). Nella sua rubrica settimanale, su questo giornale, Giovanni Valentini, che di Repubblica è stato vicedirettore, ricorda come proprio Giovanni Agnelli confidasse che “la sua azienda non avrebbe potuto permettere a un proprio giornale di assumere ‘prese di posizione così dirette’ sull’aborto o sul divorzio e, in politica estera, di parlare ‘con troppa spregiudicatezza’ di Paesi in cui aveva filiali”.

Il gruppo Gedi pare non essersi mosso da lì. Mentre avviava la sua campagna per la stampa libera, Molinari si esibiva in due magistrali numeri in difesa di Stellantis. Prima, il 26 gennaio, dando conto della “irritazione” francese verso una azienda che sarebbe troppo concentrata sull’Italia, altro che abbandono del Paese…

Poi, il 31, con una intervista al primo ministro del Marocco, dove Stellantis sta spostando le produzioni, Aziz Akhannouch, in cui si finiva per elogiare le infrastrutture del proprio Paese, che “ci hanno permesso di dotarci di industrie efficienti, come quella automobilistica e aeronautica, che sono oggi un punto di riferimento”.

Nell’articolo si dimenticava di ricordare che l’industria automobilistica “efficiente” è proprio Stellantis. Sul rapporto “incestuoso” tra gli Agnelli e i propri giornali ha avviato da mesi una campagna politica Carlo Calenda, accusato da Molinari di strumentalizzazione inaccettabile. A occhio, però, sembra che Calenda abbia centrato il bersaglio: Repubblica non riesce a svincolarsi da una relazione tossica che tra l’altro la sta portando alla rovina. Da quando Gedi ha acquisito il giornale il suo impoverimento è stato così evidente che anche il comitato di redazione ha dovuto lanciare l’allarme. Ieri l’ennesima disavventura all’insegna del motto morettiamo, “continuiamo così, facciamoci del male”.