
(Marco Imarisio – il Corriere della Sera) – Ilaria chi? Ma sì che la conoscete. È quella donna che viene ritratta mentre penzola da una trave nei poster appiccicati nel parco che circonda lo zoo. Sulla veste hanno scritto il suo nome abbreviato, per fare spazio alla scritta «Antifa», antifascista, è questa la colpa che le vale l’impiccagione.
L’editoriale È quella donna della quale si parla nell’editoriale di oggi del Magyar Nemzet , il quotidiano più venduto d’Ungheria tra i non tabloid, che dopo anni di pesanti scomuniche ha barattato la propria sopravvivenza con la sottomissione totale a Viktor Orban e alla sua personale idea di libertà di stampa.
Non è un caso che anche qui l’accento venga posto, a randellate verbali, su un unico aspetto. «Fiera antifascista», è il titolo dell’articolo firmato dall’ex direttore della testata Laszlo Szentesi. «Fino a cento anni fa, una persona come lei sarebbe stata lapidata nei quattro quinti del mondo. Noi invece le faremo un regolare processo. Qui, qualsiasi spazzatura ha diritto a difendere se stessa davanti alla legge». L’italiana viene definita «stupida come una zucca». Questa è la parte finale della lapidazione a mezzo stampa: «Da qualche parte, in una bettola italiana, si è riunita con altre persone come lei piene di odio, malate, dalla vita personale miserabile e degradata per recarsi in Ungheria dove ha picchiato alcune persone fino quasi ad ammazzarle».
Arrivano grida dallo slargo davanti al ministero dell’Interno, di fronte al ponte delle catene che collega le due parti della città. Non sono molti, al massimo cinquecento, ma ci sono tutti, con le loro bandiere. Verdi, socialisti, Coalizione democratica. Protestano contro la Presidente della Repubblica Katalin Novak, che ha concesso la grazia al vicedirettore di un orfanatrofio condannato per aver coperto atti di pedofilia commessi dal suo superiore.
I fatti risalgono al 2018, e sono avvenuti a Bicske, la piccola città accanto al villaggio dove è cresciuto Orban. La questione ha un valore simbolico. I pochi oppositori finiscono prima o poi per essere tacciati di pedofilia o omosessualità. La legge da lui voluta nel 2021 contro la pedofilia è servita soprattutto a equiparare ogni forma di diversità sessuale alla pornografia e agli abusi sui minori […].
«Quale madre di famiglia darebbe la libertà a un pedofilo?», «Il pesce puzza dalla testa». Nel variopinto alternarsi dei tazebai di protesta per la perdita dei diritti civili, spicca l’assenza di qualunque riferimento a Ilaria Salis e alla sua detenzione che proprio domani compirà un anno.
Tre ragazze militanti sostengono di non averne mai sentito parlare. Un anziano pensionato «antifascista e libertario» che ha portato in piazza una decina di manifesti ascolta il riassunto della vicenda della maestra e militante monzese con vivo interesse, per poi commentare che le carceri ungheresi sono così da sempre, perché stupirsi
[…] I murales con Ilaria impiccata fanno un macabro verso a quello che ritrae l’antifascista italiana mentre spezza le catene, affisso la notte del 30 gennaio davanti all’ambasciata ungherese a Roma. E costituiscono un avviso di chiamata.
Oggi dovrebbe esserci la replica di quel che avvenne l’anno scorso. La Giornata dell’onore, che richiama neonazi da mezza Europa per rievocare la resistenza delle truppe di Hitler, tra le quali figuravano moltissimi ungheresi, contro l’avanzata dell’Armata Rossa.
Fu questa parata di poche centinaia di persone […] a portare qui la Salis. […] Nel tardo pomeriggio di oggi la piazza verrà occupata dai neonazi e dalle loro celebrazioni. Più in basso ci sarà il raduno degli antifascisti. Dall’Italia sono arrivati finora cinque militanti romani, che stamattina davanti al carcere saluteranno la loro compagna. Per farla sentire meno sola. Anche perché più di così, è difficile.
LE FORCHE DI BUDAPEST
(Niccolò Zancan – La Stampa) – Sotto un ponte, dietro “Piazza degli Eroi”. Lì c’è un gigantesco adesivo appiccicato al cemento grezzo, raffigura una ragazza che pende da una forca: impiccata, morta. E sul petto di quella ragazza, c’è scritto: «Ila. Antifa». Così – avverte quel murales – devono finire le ragazze antifasciste in Ungheria.
Budapest è una città in preda ai fantasmi del passato. Budapest nera. Budapest capitale della prima democrazia illiberale d’Europa. Budapest che oggi si prepara ad accogliere una parata di neonazisti che intendono celebrare il «giorno dell’onore».
Si ritroveranno a Buda in piazza Kapistra all’imbrunire, percorreranno “via dell’Assedio” e poi marceranno nei boschi. Cioè ripercorreranno le stesse strade che i soldati nazisti ungheresi percorsero per cercare inutilmente di spezzare l’assedio dell’Armata Rossa. Settantanove anni dopo, andrà ancora in scena l’epilogo tragico della seconda guerra mondiale in questo preciso punto geografico: 18 mila morti.
«Ogni volta cercano di fare passare questo raduno come un appuntamento sportivo per famiglie, ma poi piazzano i check-point lungo la strada, sono vestiti come SS e portano gli stemmi di Adolf Hitler», dice preoccupato Zsombor Szász. Lavora nel municipio sulla piazza. «Anche noi oggi faremo una piccola manifestazione istituzionale, perché non vogliamo lasciare la nostra storia nelle mani dei neonazisti. I soldati sono comunque patrioti, quindi è giusto ricordare quello che è successo, cercare una riconciliazione con il nostro passato».
La parola patria a Budapest si sente in continuazione. Tutti intendono ricordare «i patrioti caduti nell’assedio della città», anche i partiti più moderati. Anche la sindaca del primo distretto Marta Naszaly, esponente di un partito ambientalista, farà una beve commemorazione.
La storia dell’arresto di Ilaria Salis è incominciata qui, esattamente un anno fa. Quando quella donna antifascista, un’insegnante di Milano, fu arrestata su un taxi con due cittadini tedeschi dopo una serie di scontri nelle vie della città. Con i neonazisti a picchiare gli “zingari” e gli antifascisti a inseguire quelli vestiti di nero.
Ilaria Salis è in carcere da quel giorno. È accusata di fare parte di un’organizzazione internazionale con base in Germania, la Hammer band. È accusata di aver partecipato a un pestaggio in zona Bank utca. Rischia vent’anni di carcere. Ma le vittime dell’aggressione hanno riportato ferite guaribili in otto giorni.
[…] Cielo grigio, pioggerellina intermittente. Le nuvole si addensano su Budapest. Da un lato della strada c’è il maestoso palazzo del parlamento ungherese, poco lontano l’istituto di detenzione di Gyorskocsi utca in cui sta passando i suoi giorni l’antifascista italiana. E sono stati giorni e notti fra topi e scarafaggi, quattro rotoli di carta igienica al mese, cotone per le mestruazioni, pane e salame marcio come unico pasto.
Da lì Ilaria Salis viene portata in catene alle udienze del processo, e con le catene ai polsi e ai piedi si è dichiarata «non colpevole». Era venuta a manifestare contro l’adunata nazista del 10 febbraio 2023. In pochi a Budapest conoscono la sua storia. Nessuno sa dire quello che succederà oggi, quanta gente prenderà parte alle manifestazioni contrapposte. È il settantanovesimo anniversario «del giorno dell’onore». È un altro giorno nero in Europa.
Vivo in Ungheria da 5 anni e ve lo posso dire: state raccontando un sacco di BALLE su questo paese. Ma da anni, mica da adesso.
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Che il CDS e la Stampa raccontino un sacco di balle non c’è dubbio però tu dovresti, dopo una affermazione così, dirci come stanno i fatti (veri) riguardo alla signora in questione. O no?
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Io mi riferivo al paese in generale. Sulla signora in questione, ha violato le leggi facendo anche pesantemente resistenza violente a pubblico ufficiale ed è giustamente stata arrestata. Forse pensava che qui fosse come in Italia, dove se pesti il controllore del treno (ad esempio) il peggio che ti capita è di dover scendere. In altri paesi invece ti fanno passare la voglia di riprovarci.
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Sei un fascio di 💩 che vive nella fogna che merita.
Naturalmente tra mille dubbi, perché presidi principalmente questo blog crollando scemenze reazionarie tipiche degli schiavi proni a un qualsiasi voglia dittatore.
Il tuo compare spacciatore di veline del Cremlino, infarcite di errori ortografici e grammaticali, ritrova la sua stessa prosa nei fogliacci di carta igienica che ospitano gli editoriali dei servi scribacchini del dittatore.
Quando ho letto zucca è immediatamente scattata l’associazione al re degli lDl0Tl che ammorba con i suoi post sgangherati gli articoli pubblicati.
Forza quadrupedi raglianti, trottate per l’ungheria patria di prostitute e pornostar.
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Un essere umano definito spazzatura che come per gentile concessione ha persino il diritto di difendersi in un tribunale….Le forze politiche antifasciste in Italia ed Europea hanno intenzione di intervenire? O aspettiamo che condannino la Salis a 20 anni di detenzione per essere militante antifascista o peggio le facciano fare la fine del murales? La giornata dell’onore con l’ adunata nazista, pare la festa nazionale di un paese, purtroppo, europeo…..Non hanno nulla da dire la Segre e le comunità ebraiche europee?
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Sarebbe interessante saperlo, in effetti.
Quanto ai nazi ungheresi, cosa ne pensano dei loro colleghi ucraini? Dall’altra parte del confine la minoranza ungherese è perseguitata e mandata a combattere i russi.
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Ora mi devi spiegare, con tutta l’ onestà intellettuale che non dovrebbe difettarti, cosa c’entra una ultranovantenne sopravvissuta ai campi di sterminio nazisti e alla quale sterminarono tutta la famiglia.
Ma sei seria quando scrivi tali bestialità o sei una bestemmiatrice per hobby?
È la Segre che deve dare spiegazioni o non piuttosto la fasciocoatta alleata di quel trippone di Orban?
L’ ultragarantista di stokatso che tanto attento si è dimostrato verso i peggiori delinquenti indigeni non ha nulla da eccepire contro questa vera e propria persecuzione?
Ancora non ci credo che pretendiate spiegazioni da chi la persecuzione nazifascista ce l’ha impressa sulla pelle a imperitura memoria.
Mi sento un Ufo tra voi squilibrati filoputiniani.
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Ma di quanta droga ti fai in capo ad un singolo giorno?
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6/7 anni fa in automobile mi sono recato in Ungheria.
Arivato al confine dovevo procurarmi il biglietto pass per percorrere le strade del paese (tipo la vignetta dell’Austria).
C’era una corposa coda di persone in piedi davanti ad uno sportellino 40×30 di una costruzione in un’area anonima non meglio descrivibile alla fine dell’autostrada, al di la del quale una “matriosca” con la faccia marmorea.
Dopo una lunga attesa mi sento dire qualcosa di inintellegibile e, per fortuna con l’aiuto di qualcuno che smozzicava qualche parola in italiano e inglese, che mi sarei dovuto munire del libretto di circolazione.
Quindi tornare alla macchina parcheggiata a oltre 70 mt prendere il libretto e rifare la coda.
L’Unione sovietica non la possono soffrire, ma ne hanno conservato gli usi.
Ho invertito la marcia e sono andato via.
In Slovacchia per fare un esempio bastava acquistare un biglietto e potevi entrare nel paese e andare dove volevi.
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Ora capisco di che cosa era imbevuto quel cervello.
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