LA LETTERA – Il segretario generale Vincenzo Gesmundo: “Nelle proteste malessere, ma pure teppismo”

(DI CARLO DI FOGGIA – ilfattoquotidiano.it) – Una missiva di una pagina – con allegati video e documenti per la propaganda ai soci – indirizzata a “tutti i direttori regionali e provinciali della Coldiretti”. La firma il segretario generale Vincenzo Gesmundo, il vero padrone della prima Confederazione agricola italiana che ora si sente sotto attacco. La conclusione è eloquente: “È il momento di mettere in primo piano ‘l’orgoglio Coldiretti!’”. Prima c’è spazio per alcune ammissioni di colpa, ma anche per gli attacchi a chi protesta, dove Gesmundo scorge “l’impronta riconoscibile del teppismo e di una politica che si svende per una manciata di voti”.
La lettera, visionata dal Fatto, è di mercoledì e conferma, per tabulas, una sensazione chiara nel mondo agricolo: la rivolta dei “trattori” è soprattutto contro lo strapotere della Coldiretti, oggi presieduta da Ettore Prandini. Gesmundo scrive dopo aver radunato martedì a Roma tutti i vertici regionali e provinciali, come un gabinetto di guerra per affrontare la crisi in corso. “Serve in primo luogo riannodare con il maggior numero di soci, il filo di un racconto che malauguratamente per responsabilità nostre e ragioni oggettive, abbiamo interrotto; serve cioè mettere in fila gli obiettivi raggiunti in questi anni”, scrive il dirigente che li esorta a “mettersi nello stato d’animo dell’ascolto, nella consapevolezza che quanto può apparire per noi come un micro problema, nell’animo del socio, in una stagione difficile può essere vissuto come un ulteriore momento di abbandono e solitudine”. Attenzione a non mostrarsi sulla difensiva, però. “Serve non assumere l’atteggiamento di chi ha qualcosa da difendere o da cui difendersi”, spiega il dirigente. “Le nostre parole e la postura siano il lievito per far uscire ciò che i soci, per timore, per rancore o per rispetto allontanano”. E ancora: “Serve che noi e loro siamo consapevoli che qualsiasi sia la reazione che metteremo in campo, essa sarà l’esito di un lavoro e di uno scambio che ci ha visto ‘insieme’”.
Gesmundo, però, avverte: “Serve al tempo stesso esprimere con chiarezza il concetto che queste proteste – accanto all’indubbio malessere dei molti – portano l’impronta riconoscibile del teppismo e di una politica che si svende per una manciata di voti”. Bizzarra idea visto che l’onnipotente segretario generale, celebre per i suoi maxi stipendi, è l’uomo che più di ogni altro ha traghettato Coldiretti dall’alveo storico della Dc ai legami con chiunque sieda al governo o gestisca potere. Oggi la Coldiretti è perfino più che governativa, di fatto avviene il contrario: è l’esecutivo di turno a prendere ordini. La confederazione, per citarne una, ha di fatto designato il ministro Francesco Lollobrigida, preferito al leghista Gian Marco Centinaio (ministro nel Conte I), che poi come capo di gabinetto al ministero si è portato un dirigente Coldiretti. Le rivendicazioni dell’uno sono le battaglie dell’altro. Un’accusa che il cognato della premier mal sopporta. “Mi dicono che sono il ministro della Coldiretti, io penso che sia un vanto avere un buon rapporto con le associazioni, in particolare con quella che quest’anno compie 80 anni…”, ha spiegato Lollobrigida in un video inviato ai soci della confederazione in cui elenca le battaglie di Coldiretti sposate dal suo dicastero e che in queste ore sta facendo il giro dei manifestanti in tutta Italia, “se a qualcuno si innervosisce per un ministro che ascolta le associazioni se ne deve fare una ragione (…) l’importante è che non si indebolisca il sistema, mettendo agricoltori gli uni contro gli altri come qualcuno sta tentando di fare”.
E’ proprio la tesi di Gesmundo, che nella lettera chiede ai suoi direttori locali di avviare subito “non meno di 4 assemblee per provincia raccogliendo il maggior numero di soci” per tentare un dialogo dopo settimana in cui Coldiretti ha completamente snobbato la protesta. Un’ammissione implicita del rischio che la Confederazione stia perdendo il controllo della base, che in parte è in strada a protestare con i trattori. “Serve che tutti portino con sé la consapevolezza nutrita dal cuore e dalla mente che questa minaccia che stiamo affrontando è rivolta alla Coldiretti, è mirata a cancellare la nostra identità, la nostra forza, il nostro stesso esistere”. Insomma, chi protesta lo fa contro di noi. La lettera si chiude con toni quasi da padre spirituale del sindacato agricolo: “Dovete saper trovare le parole per attingere a ciò che rappresentiamo e abbiamo rappresentato: dal 1944 in avanti Coldiretti ha voluto dire emancipazione, cittadinanza riconosciuta a chi procurava e procura il cibo, alle famiglie di agricoltori e ai singoli. In un mondo che cambiava e continua a cambiare siamo gli unici che hanno conservato lo stesso simbolo, gli stessi colori, le stesse bandiere. È il momento di ribadirlo, è il momento di mettere in primo piano ‘L’Orgoglio Coldiretti’”.
Sto Gesmundo parla il politichese meglio dei politicanti di partito. Nel suo “trattato” non vi è la minima autocritica ma solo un cumulo di chiacchiere senza nessun significato.
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Eh Figlio di cotanto padre! Tutto gli viene spontaneo.
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Di sicuro non ha l’aspetto di un tipico agricoltore…
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E’ il momento di mettere in primo piano ‘L’Orgoglio Coldiretti’”. Questo ha la faccia come il fondoschiena.
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