Il 16 aprile ci sarà il processo per l’intellettuale: durante un incontro in un liceo di Bari definì la futura presidente del Consiglio “neonazista nell’animo”. E la leader FdI si presenterà con l’esponente del suo governo come legale

Giorgia Meloni e Andrea Delmastro Delle Vedove

(di Giuliano Foschini – repubblica.it) – Il prossimo 16 aprile la presidente del Consiglio e il sottosegretario alla Giustizia, in qualità di suo avvocato, si troveranno in un’aula di giustizia contro un semplice cittadino, alla sbarra per aver espresso una propria opinione. La procura di Bari ha chiesto il processo per uno dei più importanti intellettuali italiani, lo storico 81enne Luciano Canfora. Lo accusano di diffamazione dopo una denuncia presentata dalla premier, Giorgia Meloni. Assistita dal sottosegretario Andrea Delmastro, a sua volta imputato a Roma per la rivelazione del segreto nel caso Cospito. Canfora è accusato di “aver offeso la reputazione di Giorgia Meloni”, si legge nel capo di imputazione firmato dal pm Giuseppe Dentamaro, durante un incontro del 2022 nel liceo scientifico statale Fermi di Bari dove, gli studenti avevano organizzato un dibattito sul confitto russo-ucraino.

Canfora, nell’ambito di un ragionamento più ampio, aveva detto che “la leader di Fratelli d’Italia, poveretta, trattata di solito come una mentecatta pericolosissima, essendo neonazista nell’animo si è subito schierata con i neonazisti ucraini”. Meloni aveva immediatamente deciso di querelare Canfora che però aveva difeso e contestualizzato le sue affermazioni, spiegando che era una sua opinione, nata da un ragionamento preciso. “Dire neonazista non significa dire nazista – aveva spiegato -. Neonazista è, ad esempio, l’atteggiamento di chi usa le navi da guerra per respingere i migranti. Si tratta di comportamenti piuttosto recenti di una dirigente politica che ha le sue idee, secondo me troppo forti, sul terreno fondamentale della migrazione in atto nel Mediterraneo e su cui, a suo tempo, abbiamo sentito parole tremende. Neonazista è uno che non accetta e non rispetta l’unità del genere umano e che riguardo al fenomeno migranti si esprime in maniera bellica. Coloro che scappano dalla Libia sono esseri umani da rispettare altrettanto degli ucraini e non da respingere con le cannoniere. Questa è la mia obiezione e la ragione per la quale io approdo al concetto di neonazista, perché rassomiglia a quell’atteggiamento mentale secondo cui alcuni esseri umani sono di serie B”.

Luciano Canfora

Una difesa che, evidentemente, è pronto a ripetere in aula, in quello che si annuncia essere un processo show. Canfora è difeso da Michele Laforgia, lo stesso legale che proprio in questi mesi, in accordo con l’Anpi, aveva portato avanti una controinchiesta sull’omicidio di Benedetto Petrone, un ragazzo comunista ucciso dai fascisti nel novembre del 1977 a Bari: più di quarant’anni dopo, l’indagine è stata riaperta, sono stati individuati nuovi responsabili e ora il gip ha chiesto alla Procura – che aveva ritenuto fosse ormai tutto prescritto – di proseguire le indagini.

Meloni ha querelato Canfora quando non era ancora presidente del Consiglio, accompagnata da un coro di sdegno dei suoi compagni politici. E non aveva trovato inopportuno, una volta diventata premier, di continuare a farsi assistere dal suo avvocato che aveva nominato sottosegretario alla Giustizia: la presidente del Consiglio e il vice del ministro della Giustizia, in aula contro un cittadino. Una situazione che ha un precedente. In Italia. Con Meloni e Delmastro. Erano stati loro a denunciare Roberto Saviano sempre per diffamazione. Un processo finito – in primo grado: già annunciato il ricorso – con una condanna simbolica a mille euro. Il giudice aveva riconosciuto le attenuanti per l’ “alto valore morale delle critiche mosse”.