UNIVERSITÀ – Il sottosegretario dichiarava incarichi in due atenei. Peccato che, inaugurazione a parte, non ci abbia mai messo piede

(DI THOMAS MACKINSON – ilfattoquotidiano.it) – Dà lezioni a tutti, ma nessuno va a lezione da lui. C’è almeno un’altra cosa che Sgarbi potrebbe lasciarsi alle spalle una volta per tutte: il ricorso al pomposo titolo di “professore” del quale si fregia da una vita pur non essendolo affatto, né di ruolo né a contratto, né libero docente con docenza confermata, presupposti indicati dal Consiglio di Stato per utilizzarlo. Tanto ne abusa, infatti, che ci cade perfino l’Antitrust: nel parere di 60 pagine sulle incompatibilità, lo cita come “prof Sgarbi” 244 volte, pur avendo accertato che è falso. L’assurdo ‘sgarbiano’ della vicenda, poi, è che proprio perché inesistente è compatibile col ruolo di sottosegretario.
Ora ci accuseranno di volerlo fuori anche dalle università. Ma ai 53 mila veri professori d’Italia, che tali son diventati superando concorsi e abilitazioni, bisogna pur dirlo: Sgarbi non ci mette piede da prima che cadesse il Muro di Berlino. Ma andiamo con ordine.
Il 31 ottobre, su incarico del ministro Sangiuliano, l’Agcm bussa a ogni porta dietro cui c’è una poltrona occupata da Sgarbi per verificare se compatibile con l’incarico di sottosegretario. Alle 17 note, lui stesso ne aggiunge una. “Nella memoria difensiva il Prof. Sgarbi ha comunicato all’Autorità, per la prima volta, di essere ‘professore ordinario di Storia dell’arte moderna presso l’Università degli Studi di Enna Kore”. L’Agcm scoprirà che è solo l’ennesima millanteria accademica. Da Enna rispondono infatti di aver emanato il 29 giugno 2022 un “decreto presidenziale” che recita così: “Chiamata diretta per chiara fama del dott. Vittorio Sgarbi quale professore”. Viene bonariamente concesso dall’amico Cataldo Salerno, fondatore dell’ateneo ed ex presidente della Provincia di Enna. Su quella cattedra, però, il “prof. Sgarbi” non salirà neppure un giorno.
La richiesta di attivare quel posto arriva dalla Facoltà di Ingegneria nel luglio 2021. Il Ministero dell’Università la autorizzerà un anno dopo, col nullaosta dalla Commissione per l’Abilitazione scientifica nazionale. Sgarbi è dunque a un passo dal titolo che spende da una vita in forza di modesti incarichi di insegnamento del passato e di lectio magistralis in teatri e salotti televisivi (anche da sottosegretario). Dal carteggio Agcm emerge che l’ateneo era pienamente consapevole che, superato il settantesimo anno di età, Sgarbi potesse “legittimamente essere nominato professore ordinario” ma non potesse “assumere di fatto servizio”. Nessuna lezione, nessun esame, solo titoli: Sgarbi, il Suarez della cultura. Il 22 gennaio, Kore lo solleva definitivamente da ogni incompatibilità: “Nessun rapporto sussiste col Prof. Vittorio Sgarbi”.
Ma prima di allora era professore? Nei suoi curricula dichiara una laurea in Filosofia all’Università di Bologna nel 1974. Lo stesso anno avrebbe avuto un “incarico di docenza universitaria in Storia della Fotografia” per quattro anni (1974-1978). In realtà era assistente del professor Italo Zannier, oggi in pensione: qualche lezione, seminari, nulla più. Del resto è ben strana una docenza nell’anno della tesi, specie se l’anno dopo si vince un concorso per fare l’ispettore a Venezia. Nessuno però ci bada. Dichiara poi una docenza a Udine in “Storia e tecniche artistiche” tra il 1984 e il 1988. Dall’università la confermano, sottolineando – quasi a giustificarsi – che erano i primi anni di istituzione dell’Ateneo friulano, nato nel 1978, subito dopo il terremoto. E proprio in seguito alla ricostruzione post sisma, a Udine nacque la prima facoltà in Italia di Conservazione dei Beni culturali, proprio quella in cui Sgarbi insegnò in quei primi anni. Valgono un sempiterno titolo di professore? La banca dati del Cineca contiene l’intero corpo docenti italiano: di Sgarbi ce ne sono quattro, ma nessun Vittorio.
Breve e travagliata fu l’esperienza all’Università per stranieri di Perugia, quella degli esami farsa di Suarez. Nel 2017 ottiene per chiamata diretta un contratto in qualità di “professore straordinario” grazie a 300 mila euro gentilmente offerti dalla Fondazione Cassa di risparmio di Perugia per cui aveva curato una mostra. All’inaugurazione dell’anno accademico, Sgarbi suggella il suo ingresso nel corpo docenti in modo epico: si addormenta e poi si giustifica dicendo “non sapevo che cazzo fare”.
Ma anche l’ateneo perugino non sa bene cosa fare di lui. Appena due giorni dopo, infatti, il dg Cristiano Nicoletti invia una pec a Sgarbi e al suo avvocato, Giampaolo Cicconi, dichiarando “nullo di diritto” il contratto. Benché in aspettativa da 32 anni, all’epoca risultava ancora dipendente del ministero dei Beni culturali. Per questo l’incarico di docente era incompatibile con l’articolo 53 della legge 165/2001 che regola le norme generali sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche: non si possono avere due o più contratti in due enti contemporaneamente. “È caduta lì, non lo abbiamo più visto”, dicono dall’ateneo, benché alla Camera nel dicembre 2019 lo dichiarasse ancora come effettivo. E dire che sarebbe bastato davvero un soffio: nel 2018, infatti, Sgarbi compiva 66 anni, maturava il diritto alla pensione statale uscendo dai ruoli della Pubblica amministrazione. Quel giorno pubblicamente rivendica: “Ci vado senza aver mai lavorato un giorno”. Un’altra lezione del “prof. Sgarbi”.
Una “sola” in tutto e per tutto.
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Uno così solo da noi può accumulare cariche e andare in tv per 40 anni.
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Una faccia da mer da come lui non è individuabile in un paese di mer de.
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Ah, ecco, quindi questo fancazzista oltre che i quadri alle vecchiette, con l’inganno si frega anche i titoli di cui si fregia (frega-fregia, non so se si noti il sottile umorismo)… Una persona stupenda, non c’è che dire. Wow!
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A giudicare dalla foto, questo dorme pure in università non solo in parlamento! E paghiamo un narcolettico, altro che ladro di quadri, ladro di stipendi, stipendi d’oro e vitalizi.
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