Quello che succede a un elettore pidino quando prende una sbandata per Renzi (ci sono cascati in molti, e di recente Calenda, che ha già avuto la sua bella tranvata) è dovuto […]

(di Daniele Luttazzi – ilfattoquotidiano.it) – Quello che succede a un elettore pidino quando prende una sbandata per Renzi (ci sono cascati in molti, e di recente Calenda, che ha già avuto la sua bella tranvata) è dovuto a una grande quantità di reazioni chimiche che gli scienziati non conoscono ancora del tutto, ma che potrebbero aiutarci a capire il voto di certi elettori italiani, ovvero perché ci troviamo da decenni in questa palude politica del cazzo e non riusciamo a uscirne. Da un punto di vista evolutivo, spiegano gli etologi, l’amore per Renzi deriva dalla necessità dell’elettorato di trovare un capo con cui stringere un legame forte (Luca Sofri a Renzi dopo un’intervista della Bignardi: “Ciao capo. Ottima, ottima”, t.ly/SOGMX), cosa che non riguarda solo gli esseri umani, ma qualunque specie animale che agisca in gregge, stormo, branco, banco: gruppi legati da rapporti sociali, ma anche meramente attirati dalla disponibilità di cibo o da altri elementi ambientali (vedi i pensionati che Forza Italia mandò in gita a Roma per far folla in piazza del Popolo: t.ly/U-Ijk)

Ridurre l’amore per Renzi al solo vantaggio personale sarebbe però riduttivo, anche se, partecipando alla Leopolda, uno rischiava di finire direttore generale alla Rai. Non vanno sottovalutate, infatti, le influenze ormonali, che contribuiscono a creare un legame specifico tra capo ed elettore attraverso due pulsioni principali: quella sessuale e quella dell’attaccamento. Quando certi elettori vedono Renzi in tv, cominciano a trovare in lui qualcosa di speciale e unico che suscita in loro curiosità e interesse. Questa prima fase dell’innamoramento è di solito alquanto caotica ed eccitante per l’organismo, perché è guidata per lo più dagli ormoni sessuali, gli estrogeni e il testosterone, che influiscono sul controllo dei comportamenti razionali. È la fase del desiderio. L’attrazione, la seconda fase, può esserne indipendente: si può desiderare fisicamente una persona senza provare attrazione (quanti, a sinistra, si sono masturbati pensando alla Carfagna?), e viceversa (ed è il caso di Renzi). L’attrazione ha a che fare coi circuiti cerebrali della ricompensa, che liberano dopamina e noradrenalina. La dopamina è prodotta dal cervello quando facciamo qualcosa che ci dà una sensazione di benessere, come mangiare una buona carbonara o scopare Margot Robbie (continua a sognare); la noradrenalina, invece, ha una funzione eccitante: è grazie a queste due sostanze se, per esempio, i giorni della Leopolda vengono vissuti dai militanti con grande entusiasmo, e voglia di fare, e di essere il più possibile in contatto col capo. In questa fase si hanno livelli più bassi di serotonina, una carenza riscontrata anche in chi soffre di disturbi ossessivo-compulsivi. Col passare del tempo, se non ci sono imprevisti, l’elettore arriva al voto in cabina: gli ormoni coinvolti sono l’ossitocina e la vasopressina, gli stessi che favoriscono la stabilità di coppia. La decisione elettorale aiuta dunque a sostenere la relazione con Renzi nel lungo periodo.

Moltissimi aspetti di questo attaccamento continuano a sfuggire alla scienza. Ne intuiamo alcune caratteristiche osservando il comportamento di certi pupazzetti da tastiera, ma non riusciamo ancora a comprendere in modo preciso le cause del voto renziano, grazie al quale il senatore di Rignano ha potuto prendere un posto in realtà piuttosto ingombrante nelle nostre vite, col suo spettacolo d’arte varia che in un decennio ha procurato, siamo giusti, solo guai (Jobs Act; canone Rai in bolletta; via il Conte-2; Draghi; Meloni). Non tutti votano Renzi, perché ciascuno di noi reagisce in modo diverso ai neuromodulatori: ci sono anche gli incontentabili che, al solo vederlo, si sentono drizzare i capelli sulla testa, come i gatti che arruffano il pelo all’avvicinarsi dei fenomeni sismici. Che anime torturate.