Mi ero ripromessa di non personalizzare il dibattito, come avvenuto in passato, con Paolo Mieli e altre note voci del microcosmo mediatico, in quanto la difesa delle posizioni […]

(DI ELENA BASILE – ilfattoquotidiano.it) – Mi ero ripromessa di non personalizzare il dibattito, come avvenuto in passato, con Paolo Mieli e altre note voci del microcosmo mediatico, in quanto la difesa delle posizioni politiche ed etiche non deve essere contaminata da polemiche avvilenti. Ma non posso non rispondere all’editoriale di Mieli sul Corriere della Sera del 22 gennaio. Sono convinta che non otterrò risposte alle obiezioni razionali che pongo alle sue argomentazioni, ma spero che i lettori trarranno beneficio dallo smascheramento di alcune operazioni culturali di moda oggi.
Il potere fragile nelle dittature risponde al dissenso con la violenza, quello forte e radicato delle democrazie si limita a oscurare il pensiero non in linea con la narrazione dominante. È quanto di comune accordo i media mainstream fanno nei confronti della sottoscritta. Capisco che Mieli abbia un particolare affetto e rispetto per la storia di Israele. È in buona compagnia. Molti altri sono i giornalisti in auge che, talvolta per rispetto reverenziale verso una lobby potente e talvolta per convinzione, illustrano al lettore le ragioni di Tel Aviv. Mieli in particolare, pur ammettendo che le critiche al governo di Benjamin Netanyahu e dei suoi predecessori sono libere, punta l’indice contro l’antisemitismo che traspare dalle manifestazioni pro-Palestina e contro chi farebbe paragoni indebiti tra Israele e il nazismo. Non ho mai visto un giornalista indignarsi contro chi accosta Putin a Hitler, anche se Putin in Ucraina non ha commesso gli orrori a cui assistiamo a Gaza.
Premetto, a scanso di equivoci, che ho conosciuto l’intellighenzia ebraica in molti Paesi in cui ho servito a cominciare dall’Ungheria, dove ho avuto il privilegio di avere come interlocutore François Fejtö, convertitosi al cattolicesimo ma grande rappresentante della storia del popolo ebraico e del suo pensiero. Nutro una particolare ammirazione per la diaspora e le prime interpretazioni laiche del sionismo mi hanno trovato concorde. Condanno invece le interpretazioni messianiche del diritto degli ebrei alla terra promessa e le altre convinzioni irrazionali e di stampo religioso circa il popolo eletto che fanno a gara con la retorica statunitense relativa all’eccezionalismo degli Usa come potenza indispensabile.
L’antisemitismo ha avuto storicamente come bersaglio gli ebrei della diaspora, le loro usanze, la loro religione, le loro capacità commerciali, addirittura i loro tratti somatici. Oggi le manifestazioni pro-Palestina criticano le politiche di Netanyahu che sono contrarie al diritto umanitario e internazionale, realizzano crimini di guerra a Gaza, l’apartheid in Cisgiordania e sono sotto giudizio della Corte Internazionale di Giustizia Onu sull’ipotesi di intenti genocidi.
Non c’è ombra di antisemitismo. Quante volte è capitato anche a Mieli, nel criticare il nazismo, di fare riferimento ai tedeschi, senza per questo nutrire alcun intento razzista? L’operazione culturale portata avanti dalle élite asservite è costituita dalla delegittimazione delle critiche alle politiche criminali e di occupazione di Israele in Palestina, che vengono ipocritamente accusate di antisemitismo. La Germania, come Stato sconfitto nella Seconda guerra mondiale, è stata stigmatizzata per i crimini nazisti e il popolo tedesco ancora non si è liberato dal senso di colpa storico.
L’impunità che Mieli vorrebbe assicurare con la sua retorica a Israele non fa affatto bene alla comunità ebraica, i cui migliori rappresentanti hanno preso le distanze dalle spedizioni punitive realizzate ricorrentemente da Israele contro gli innocenti di Gaza. Di fronte ai massacri in corso, l’ipocrita trasformazione dell’oppressore in vittima che Mieli attua, richiamando a sproposito l’Olocausto e l’antisemitismo che poco hanno a che vedere con la strategia del governo israeliano, potrebbe alimentare un odio ingiustificato dei cittadini contro il popolo ebraico. La propaganda potrebbe fomentare fenomeni di rivalsa ingiustificata contro gli ebrei senza distinzioni, soprattutto da parte delle popolazioni arabe in Europa che fraternizzano con le vittime innocenti palestinesi. Chi vuole lottare contro l’antisemitismo deve pronunciare parole di giustizia e verità. L’Europa condanni i crimini di Israele, faccia rispettare il cessate i fuoco, sanzioni il terrorismo di Stato che è esecrabile come quello di Hamas. Questa sarebbe una politica a favore della comunità ebraica e contro i crimini di odio.
Immagini, caro Mieli, le invettive che le verrebbero naturali contro Hamas se stesse trucidando 10 mila bambini ebrei come quelle giustamente pronunciate il 7 ottobre con la strage di 1.300 ebrei israeliani. Dopo quel giorno, però, è stato Israele a uccidere 10 mila bambini palestinesi. I doppi standard creano risentimento e violenza cieca. Il mondo ne è pieno. Non fornisca al sonno della ragione anche il suo contributo.
Paolo Mieli infatti scrive in conflitto d’interessi essendo mezzo ebreo, come la Schlein del resto, anche se la successione D.O.C.G. dovrebbe essere solo matrilineare:
Nasce a Milano nel 1949, da madre cristiana e padre ebreo, Renato Mieli, un giornalista vicino al Partito Comunista Italiano la cui famiglia è emigrata dall’Egitto (vi sono Mieli in tutto il bacino mediterraneo, fino a Malta).[2] I genitori si separano quando lui aveva 7 anni.[3] Da Milano, i Mieli si trasferiscono a Roma, dove Paolo compie gli studi classici presso il liceo classico “Torquato Tasso”[4], istituto in cui come compagno di classe, nella sezione B, ha il futuro governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco.[5]
Si laurea in Lettere Moderne con una tesi in Storia moderna e contemporanea su Giuseppe Bottai e la sinistra fascista, con relatore Renzo De Felice (storico italiano del Fascismo) e co-relatore Rosario Romeo (studioso del Risorgimento).[6]
Il babbo di Paolo Mieli: giornalista, agente dei Servizi ecc:
Nato in Egitto in una famiglia italiana di religione ebraica, si trasferisce in Italia, dove si laurea in fisica nucleare nel 1935 presso l’Università degli Studi di Padova. Nel 1937-38 è assistente nella stessa cattedra. Militante del Partito comunista, collabora alla «Voce degli italiani», il giornale degli esuli che si stampa a Parigi[1]. A seguito delle leggi razziali fasciste, nel 1939 abbandona l’Italia rifugiandosi nella nativa Alessandria d’Egitto ed offre agli Alleati, in particolare le autorità britanniche, la propria collaborazione[1].
Dimostra le sue capacità nel 1943, quando fonda un quotidiano nella Tripoli occupata dagli inglesi; successivamente, a Gerusalemme dirige i programmi radio in lingua italiana. Nel 1944 torna in Italia. I britannici gli procurano un passaporto falso con un nome inglese, “Ralph Merrill”, ed il grado di colonnello[2]. È nominato ufficiale dei servizi d’intelligence; lavora nel Psychological Warfare Branch, l’organismo che concede i permessi di pubblicazione ed assegna la carta per la stampa dei primi giornali dell’Italia liberata[3]. Grazie ai buoni uffici del comando alleato in Italia, viene scelto come direttore di «Notizie Nazioni Unite» (NNU), l’agenzia di stampa che diffonde le notizie ai giornali delle città liberate. Mantiene la carica fino al 3 marzo 1945, giorno in cui viene sciolta l’NNU[1]. Nel gennaio dello stesso anno vengono poste le basi di una nuova agenzia di stampa, l’ANSA, destinata a sostituire l’NNU. Nella fase di transizione tra la vecchia e la nuova struttura, Mieli è il principale collaboratore di Edgardo Longoni, il futuro direttore dell’ANSA.
Nel 1947 assume, su invito di Palmiro Togliatti, la direzione milanese de «l’Unità». Conosce Giangiacomo Feltrinelli, di cui diventa amico[3]. Nel 1949 viene nominato responsabile del PCI per i rapporti con l’estero, incarico che permette a Mieli di entrare in contatto con i leader dell’Est europeo. Abbandona il PCI, con altri intellettuali, dopo la rivolta ungherese del 1956[4].
"Mi piace"Piace a 2 people
Un sostanza Mieli è un semplice ” pied noir ” come molti rifugiati che vivevano in Egitto e Tunisia e che sono stati sbattuti fuori dai paesi che ritenevano loro , tornati in patria strapelati si sono ricostruiti una vita soprattutto presso le compagnie aeree poiché parlavano francese e inglese ,in un Italia di ignoranti hanno fatto fortuna solo w semplicemente come traduttori! Tutto il resto è la fuffa di un personaggio noioso e retorico , avrà ancora dei santi in paradiso , al tempo erano una specie di massoneria!
"Mi piace"Piace a 1 persona
Brava Basile! Bisogna denunciare la falsità! Non è sopportabile.
"Mi piace"Piace a 4 people
Un eccellente articolo che mette a nudo le tante ipocrisie del giornalismo servile di cui Mieli è raffinato portabandiera. Rispetto alla Diaspora, non ho avuto la fortuna di interloquire con esponenti di livello come Elena Basile, ma le dichiarazioni che ho sentito e soprattutto i messaggi su X sono di una crudele arroganza che neppure il pogrom di di Ottobre possono giustificare.
Per resistere alla equazione antisionismo = antisemitismo ci vuole una ferrea determinazione.
Se la forte opposizione che esisteva in Israele contro la strategia oppressiva dei governi più recenti si è diluita e gli Israeliani sono tutti allineati alla política genocida di Nethanyau & Cia. , temo che per il potente stato di Israele più dura sarà la caduta.
Basta voltarsi indietro, nei tempi più recenti abbiamo visto crollare i regimi autoritari e criminali della URSS, della DDR, di Pol Pot, di Hitler, di Mussolini, questi ultimi 2 per una provvidenziale spallata foranea.
Soltanto la Spagna di Franco ha resistito fino alla sua morte, per poi compiere un atterraggio morbido nel campo democratico che è più l’eccezione he la regola.
"Mi piace"Piace a 1 persona
Un raro esempio di l iberazione, ma non ci conterei molto , spira una brutta aria ..
"Mi piace""Mi piace"
Una Basile più moderata quella di oggi . Credo che si sia imposta una condotta di versa dal solito per precauzione ,per non essere accusata d’estremismo dal Mieli e dal suo entourage.. Per una diplomatica è essenziale dopo tutto,anche se quando si parla di certi temi risulta difficile restare calmi ed indifferenti.
"Mi piace"Piace a 1 persona
SECONDO ME BIBì LO HA FATTO APPOSTA, SAPEVA TUTTO DI QUELLO CHE POI è SUCCESSO,MAGARI NON PENSAVA CI SAREBBERO STATI 1300 MORTI,MAGARI PENSAVA A UNA DECINA ED ERA LA SCUSA GIUSTA PER ENTRARE A GAZA, PURE UN CRETINO LO CAPISCE,SE CONDANNI LUI E IL GOVERNO,NON CONDANNI GLI EBREI, è COME SE LA MELONI FA CAZZATE E VENGO CONDANNATA IO ITALIANA E NON MELONIANA
"Mi piace""Mi piace"
Basta pensare a come è stata data una delle ultime notizie: due militari israeliani travestiti da medici entrano in un ospedale e freddano due terroristi di Hamas ricoverati.
Naturalmente la percezione buoni e cattivi cambierebbe del tutto ribaltandola: due terroristi israeliani travestiti da medici entrano in un ospedale e freddano due militari di Hamas ricoverati.
Ma guai anche solo a immaginarlo perché Mieli prima sviene, e poi quando rinviene ti dà dell’antisemita, nazista, hitleriano, tifoso delle camere a gas ecc ecc…
"Mi piace"Piace a 3 people