Diteci voi se una cosa così s’era mai vista. Siccome si è sparsa la voce che tra gli italiani serpeggia una certa “stanchezza” per l’invio continuo (e inutile) di armi all’Ucraina […]

(DI DANIELA RANIERI – ilfattoquotidiano.it) – Diteci voi se una cosa così s’era mai vista. Siccome si è sparsa la voce che tra gli italiani serpeggia una certa “stanchezza” per l’invio continuo (e inutile) di armi all’Ucraina, come del resto ammesso dalla Meloni al telefono col comico russo che lei credeva un presidente africano e contrariamente a quanto i sondaggi farlocchi sono andati ripetendo fino a ieri, occorre spremere ogni goccia di propaganda dagli eventi, a costo di farsi venire le nocche bianche.

Ieri il Corriere ha intervistato Crosetto, che – essendo egli notoriamente un pacifista e moderato – è stato imboccato fin dalla prima domanda: “Ministro, la Lega ha proposto di frenare sugli aiuti a Kiev, poi ha fatto marcia indietro. È iniziata la campagna elettorale?”, tante volte il ministro non fosse in grado di spiegare il voltafaccia della Lega senza smentire l’indole bellica del governo. Crosetto se la cava: “Non vedo spaccature nella maggioranza… Se poi mi chiede se si è stufi della guerra le rispondo che sono stufi tutti… ma fino a quando non si stufa Putin…”. Due domande dopo, il suggerimento bellicista si fa più smaccato: “Gli italiani lo sanno che per Kiev spendiamo molto meno di altri nostri alleati?”. In pratica il cronista solidarizza col ministro parlando male degli italiani, ignorantoni e pacifinti, che al contrario degli altri popoli non sono disposti a fare abbastanza per Kiev. È troppo pure per Crosetto, che è costretto a correggere l’intervistatore: “Non è così, siamo dietro solo a Berlino nella Ue e a Londra e Usa fuori dall’Ue. E questo considerando che abbiamo un bilancio della Difesa completamente diverso”. Cioè: Crosetto, già presidente dell’Aiad, dunque un ex mercante di armi, smentisce quella che i media padronali spacciano da due anni come una verità ma è una fake news, e cioè che all’Ucraina stiamo mandando spiccioli, motivo per cui Putin sta vincendo contro tutte le aspettative, con ciò contraddicendo pure la sua capa Meloni, la quale si adontò per l’accusa di stare a togliere il pane di bocca agli italiani per mandare armi a un Paese non Ue e non Nato, armi che a suo dire erano “già in nostro possesso”, ferrivecchi praticamente a costo zero. Ora abbiamo la prova che mentiva: con l’ottavo decreto armi siamo tra i primi al mondo a foraggiare l’Ucraina, tanto che dobbiamo provvedere alla nostra Difesa (come ha sempre detto o infra-detto Crosetto) e da qualche parte i soldi si devono prendere (indovinate dove). Alla precisazione del ministro non segue domanda ulteriore. E al lettore resta il dubbio: ma insomma, stiamo facendo troppo o troppo poco per Kiev? Inezie. La controffensiva ucraina sarà pure fallita, pazienza se fino a ieri ci assicuravano fosse a buonissimo punto, con le truppe di Putin a pezzi e i territori occupati in via di riconquista; pazienza se ormai si perdono come lacrime nella pioggia le parole ultimative di strateghi e geni dell’Occidente (Draghi dal Mit di Boston: “Non c’è alternativa per gli Stati Uniti, l’Europa e i loro alleati se non garantire che l’Ucraina vinca questa guerra”): mille nuove avventure ci attendono. Il cronista, più realista del re, si sfrega già le mani: “Cosa facciamo in Mar Rosso: vogliamo il comando della missione europea?”. Così l’armonia tra il ministro delle Armi e il Corriere viene ripristinata per mezzo della favola bella della guerra: il contingente militare da “potenziare” in Libano, il sogno della leva militare obbligatoria, come in Israele (“una delle riforme necessarie all’Italia”, come no), le spese militari al 2% del Pil per nuove frizzantissime “guerre ibride”, il “caccia di sesta generazione” che l’Italia costruirà con Londra e Tokyo, la “minaccia russa” all’Europa… È la terra dorata dove il vero potere, quello di macinare corpi umani per fare soldi, si sposa coi sogni della borghesia più avida, cinica e mediocre del mondo. L’aveva capito Alberto Sordi: finché c’è guerra c’è speranza.