Se dei giornalisti diventano bersaglio di una campagna pianificata da parte di chi detiene gli strumenti del potere esecutivo, sentiamo puzza di bruciato. Per questo esprimiamo […]

(DI GAD LERNER – ilfattoquotidiano.it) – Se dei giornalisti diventano bersaglio di una campagna pianificata da parte di chi detiene gli strumenti del potere esecutivo, sentiamo puzza di bruciato. Per questo esprimiamo solidarietà alla redazione di Repubblica che – non importano in questo caso gli interessi della proprietà, né la linea editoriale della direzione – si trovano oggetto di una circolare studiata da Palazzo Chigi al fine di intimidirla; con istruzioni che arrivano direttamente dalla nostra aspirante ducetta. Ciò è intollerabile, sempre e comunque. Poco importa che tale solidarietà non sia stata reciproca in occasione delle “liste nere” degli opinionisti o delle richieste di censura per vignette e scoop sgraditi alla famiglia regnante. Giorgia Meloni è una navigata professionista della politica. Quando sclera, sclera a comando. Ora è in campagna elettorale per cui rispolvera l’abito della “destra sociale”. Ma in 16 mesi di governo non ha mosso un dito per frenare la spregiudicatezza di due multinazionali come Stellantis (ex Fiat) e ArcelorMittal (Ex Ilva). Liberista sempre, per compiacenza, e sovranista a singhiozzo. Chissà se ora troverà un minimo di tempo da dedicare, in ritardo, alla sorte di Mirafiori e di Taranto. Tocca a noi, comunque, farle perdere il vizio di prendersela sempre con l’anello debole della catena, in questo caso la libera informazione cui si vuole imporre l’ossequio col metodo antico delle minacce dirette, oltre che con normative censorie. Possiamo pensare il peggio dell’attuale proprietà di Repubblica, e anche dell’eccesso di zelo con cui se ne fa interprete chi dirige il quotidiano. Ma quella redazione resta piena di validissimi colleghi e non può essere lasciata sola quando le tocca fare i conti con l’analfabetismo istituzionale della destra. Personaggi che amano travestirsi da esordienti essendo, per lo più, veterani addestrati dal berlusconismo.
“Possiamo pensare il peggio dell’attuale proprietà di Repubblica, e anche dell’eccesso di zelo con cui se ne fa interprete chi dirige il quotidiano. Ma quella redazione resta piena di validissimi colleghi..”
Di Battista incontra Raffaele Oriani, ex giornalista de “il venerdì di Repubblica” che di è dimesso per ..
Beh, ma lo spiega lui il motivo, e racconta anche altro, tipo quanta solidarietà ha ricevuto dai suoi colleghi di lavoro ecc
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Ma figurati! Adesso c’hanno da parlare di Sinner, ovviamente quando ci sarebbe da parlare d’altro spuntano sempre i nostri campioncini che tolgono le notizie importanti, come quando gli azzurri vinsero gli europei mentre Draghi attuava la Cartabia. Non sono cose correlate direttamente tra di loro, ma di sicuro sono le cosiddette armi di distrazione di massa in azione. La gente che non avrà giustizia causa Cartabia sarà in molti casi la stessa che non ha prestato attenzione se non alle partite di Mancini e soci in quei giorni.
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Anche le vicende di re, principi, principini e principesse tirano parecchio.
E in effetti a chi caxxo potrebbero interessare, ad esempio, le storie di coloro che perdono la vita sul lavoro (anche oggi un paio)?
Forse metterebbero troppa tristezza.
Meglio non esagerare: ci sono già le minoranze che occupano il segmento “emotivo”.
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I ” validissimi colleghi ” sono – in generale – schieratissimi senza se e senza ma. Non riesco né ad apprezzarli né a difenderli.
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Siamo arrivati al punto che pure i cani benestanti si mozzicano tra’ loro. bene,bene .
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