In un mondo appena normale – non ostaggio delle fazioni o di pulsioni tribali – chi è al governo e, in particolare, chi ne è alla guida prenderebbe nota delle critiche (quando non […]

(di Antonio Padellaro – ilfattoquotidiano.it) – “Non facciamo che ti devo mettere le mani addosso”
Un uomo della scorta di Giorgia Meloni cerca di allontanare l’inviata di Piazza Pulita, Roberta Benvenuto, che a Bologna chiede di intervistare la premier

In un mondo appena normale – non ostaggio delle fazioni o di pulsioni tribali – chi è al governo e, in particolare, chi ne è alla guida prenderebbe nota delle critiche (quando non manifestamente prevenute, s’intende) da parte della libera informazione, per migliorare le cose (e, perché no, migliorarsi). Senza reagire, dunque, come a un’offesa personale. Per esempio, evitare d’ora in avanti che una giornalista, cittadina e donna, si debba sentire in pericolo soltanto perché cerca di fare il proprio lavoro. Circostanza che stride, e parecchio, con Palazzo Chigi “illuminato di rosso” per ricordare la violenza sulle donne (Elisabetta Reguitti sul blog del Fatto.it). In un mondo non obnubilato dalla rabbia si eviterebbe di cadere nel tafazzismo politico (fare la cosa peggiore nel momento peggiore) ordinando, per esempio, ai componenti di FdI della commissione di Vigilanza Rai di presentare un’interrogazione sulle inchieste di “Report” su Ignazio La Russa e Franco Meloni, padre di Giorgia. Iniziativa su cui “sarebbe stata d’accordo Arianna Meloni” (Giacomo Salvini sul “Fatto”) ma che in ogni caso appare sbagliata almeno due volte. Perché “Report” è un’icona della tv pubblica e le reiterate accuse rivolte al giornalismo d’inchiesta della trasmissione di Sigfrido Ranucci appaiono anche in questo caso generiche e pretestuose. E poi che senso ha riaccendere i riflettori su servizi televisivi in merito ai quali la stessa opposizione aveva evitato di soffermarsi (anche perché sul conto del genitore la stessa Giorgia si è sempre espressa con durezza)? Perché adoperarsi tanto per fornire una insperata freccia polemica al Pd di Elly Schlein (“Meloni peggio di Berlusconi”)? In un mondo dotato di un minimo senso di autoironia a un ministro della Cultura (impegnato a lavorare sul brand di un’egemonia culturale né di destra e né di sinistra ma semplicemente “italiana”) come può saltare in mente di protestare contro una trasmissione di satira, “Un giorno da pecora”, assai apprezzata ed ascoltata (a differenza delle novità “patriottiche” del palinsesto Rai, tutte o quasi con auditel da prefisso telefonico)? Fortunatamente, Gennaro Sangiuliano ci assicura che l’imitazione che Virginia Raffaele fa di Beatrice Venezi (Rai 1) lo ha divertito, e ne prendiamo atto. Infine, un suggerimento non richiesto alla presidente del Consiglio. Deponga le armi contro l’informazione non gradita perché è semmai quella allineata che le reca danno. Tony Blair, al culmine della popolarità, cercava di proposito le domande più scomode perché le sue risposte facevano notizia e ancora di più la sua faccia tosta. La prossima volta risponda alla collega Benvenuto. Le gioverà ne sia certa ma, soprattutto, sarà come aprire una finestra in quest’aria mefitica.