Non si può che esprimere apprezzamento per il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, che sul Corriere della Sera motiva la sua adesione alla richiesta di apporre una targa […]

(DI GAD LERNER – ilfattoquotidiano.it) – Non si può che esprimere apprezzamento per il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, che sul Corriere della Sera motiva la sua adesione alla richiesta di apporre una targa nel luogo in cui Antonio Gramsci è morto, a soli 46 anni, dopo averne scontati undici in stato di detenzione. Per le sue idee e per la sua militanza comunista, il Tribunale speciale per la difesa dello Stato fascista gli aveva inflitto una condanna a 20 anni, quattro mesi e cinque giorni di carcere.
Apprezzamento, dunque, per la scelta non scontata di un esponente di Fratelli d’Italia, partito che quella storia pretende di gettarsela alle spalle limitandosi alla condanna delle leggi razziali, quasi fossero venute fuori dal nulla. Colpisce, però, che nello sforzo di riconoscere fra gli artefici dell’’“identità italiana”, del “popolo-nazione”, colui che fu segretario del Pcd’I e prima ancora rivoluzionario ideatore del movimento dei consigli di fabbrica intesi come embrione della democrazia dal basso, Sangiuliano ricada nella tentazione che già lo portò ad annoverare nientemeno che Dante tra i fondatori della cultura di destra.
Un po’ di misura, suvvia, caro ministro onnivoro… È andato a pescare, fra i tanti studiosi internazionali del pensiero gramsciano, la citazione del linguista Franco Lo Piparo – con tutto il rispetto, non fra i più illustri – per trarne una sorta di pari e patta: “Egli fu perseguitato dal fascismo e isolato dai suoi compagni”. Al ministro post-missino dev’essere piaciuto il titolo di un libro di Lo Piparo: I due carceri di Gramsci. La prigione fascista e il labirinto comunista (Donzelli) che francamente non rispetta un minimo senso delle proporzioni.
Leggesse, signor ministro, i giudizi premonitori del giovane Gramsci sul fascismo nascente, e capirebbe di averla sparata grossa. Di più, che quegli avvertimenti di Gramsci restano più attuali che mai.
Non comprendo l’obiezione di Lernher: l’affermazione è vera, SI oppure NO?
A me risulta che da anni, a sx non si parli più di Sciascia, Pasolini ( salvo tempi recenti per il centenario della nascita) e GRAMSCI.
"Mi piace""Mi piace"