L’AVVOCATO PENALISTA CATALDO INTRIERI – “Attenzione a manipolazioni mediatiche e a screditare la magistratura”. Dopo l’accoglimento dell’istanza di revisione del processo in cui Rosa Bazzi e Olindo Romano […]

(DI SELVAGGIA LUCARELLI – ilfattoquotidiano.it) – Dopo l’accoglimento dell’istanza di revisione del processo in cui Rosa Bazzi e Olindo Romano furono condannati all’ergastolo per gli omicidi avvenuti l’11 dicembre del 2006, l’avvocato penalista Cataldo Intrieri si dice molto perplesso per l’evoluzione della vicenda.

“Partiamo da una riflessione. Io sono un garantista, ma in questo caso non c’entra nulla il garantismo. Il garantismo riguarda il giusto processo e il principio di non colpevolezza. Qui siamo di fronte a tre sentenze di condanna. La revisione dovrebbe sradicare una sentenza di colpevolezza passata in giudicato”.

In che modo?

Vanno presentate nuove prove che incidano profondamente sul ragionamento che aveva portato alla condanna, al punto da vanificarla. Mi chiedo dunque: ci sono elementi nuovi o è la vecchia minestra rimescolata? Il pg Tarfusser, nella sua istanza, procede a una rivalutazione delle vecchie prove. Lo trovo tecnicamente sbagliato, tanto che gli avvocati difensori hanno presentato una loro autonoma richiesta e ci hanno tenuto a dire che loro presentano elementi diversi da quelli valutati da Tarfusser.

Ovvero?

Un serie di prove scientifiche tra cui anche una prova sulla memoria di Frigerio e su come possa essere stata deviata.

Il testimone Frigerio è deceduto, che prova scientifica certa si può portare su qualcosa di così poco empirico come la memoria?

C’è una certa giurisprudenza per la quale la prova scientifica, purché sia sorretta da un minimo di diffusione presso l’ambiente culturale di riferimento, deve essere valutata dal giudice. Quindi non sono valide solo le tesi scientifiche prevalenti, ma anche quelle non universalmente condivise. Questo ingenera molta confusione.

Cosa sarà più difficile smontare?

Le confessioni. Puoi portare tutte le nuove prove che vuoi, ma se due imputati hanno confessato separatamente, sono elementi fortissimi.

Rosa e Olindo dicono che sono state estorte.

O dimostrano che sono stati sottoposti a torture o pressioni che ne abbiano coartato la volontà, oppure cade tutto.

Anche se si indebolissero alcune prove, c’è il movente, c’è una montagna di indizi.

La Cassazione ha detto che le prove non puoi atomizzarle, separarle dal contesto. Se più indizi convergenti formano un ragionamento convincente si arriva alla condanna.

Le premesse per una revisione sembrano fragili, come si è arrivati fin qui?

L’istituto della revisione è un caso eccezionale. Qui, secondo me, siamo di fronte a quello che si può definire un processo mediatico alla rovescia. Normalmente il processo mediatico avviene per anticipare, orientare una dichiarazione di colpevolezza. Vedi il caso Verdini o il figlio di Grillo. Qui abbiamo un processo mediatico che nasce da un programma tv, ma riguarda non una fase di indagini di anticipato sputtanamento, ma un tentativo di sradicare mediaticamente una sentenza definitiva di condanna.

Qualcosa di molto serio.

Direi preoccupante. Finché nella fase delle indagini noi discutiamo sugli indizi è una forma di dialettica sana, nel momento in cui si ricorre alla manipolazione mediatica su sentenze coperte da giudicato, tocchiamo un punto delicato: la certezza della pena. Diciamo che neanche un processo ha valore.

Per manipolazione mediatica cosa intende?

Intendo la capacità tramite l’uso dei media di far prevalere una tua tesi argomentativa. Può essere anche rispettabile, ma se tu evidenzi solo determinate incongruenze e minimizzi le prove contrarie, stai manipolando. Il famoso cherry picking.

Così afferma che non si può discutere una sentenza definitiva.

Figuriamoci. Qui però l’intromissione mediatica è di carattere invasivo. Se si illustrano bene le tesi di accusa e difesa spiegando il quadro d’insieme, si può fare. Se tutto questo avviene in modo suggestivo con i primi piani del giornalista, la musichetta… per orientare l’opinione pubblica, rischiamo di intaccare la verità giudiziaria con effetti dirompenti.

L’intervento di Tarfusser è stato determinante.

La modalità è anomala. La procuratrice Nanni ha un precedente importantissimo. È colei che fece promuovere la revisione di un processo a un pastore sardo, Zancheddu, ora scarcerato. In passato ha dunque dato una grande dimostrazione di indipendenza. In questo caso ha deferito Tarfusser al Csm dicendo che si è appropriato di questa pratica di revisione senza incarichi e senza averla neppure informata.

Cosa è accaduto?

Pare si sia creata una interlocuzione tra i difensori di Rosa e Olindo e Tarfusser, così si è detto. Se è avvenuto davvero, non so in base a quale prassi. Io, da avvocato, posso parlare con chi ha un fascicolo, non posso scegliere il pm o il procuratore generale di riferimento con cui andare a parlare. Non credo ci siano precedenti.

Tarfusser dice sulla stampa e in tv: “Sono innocenti”.

Io odio i processi mediatici anche perché sono usati quasi sempre contro gli imputati. Qui abbiamo un processo mediatico a favore non di presunti innocenti ma di acclarati colpevoli. Il clamore mediatico è a favore di due assassini, non delle vittime, delle parti offese, c’è stato un delitto atroce. Non posso non interrogarmi.

La Procura di Como è di fatto sotto accusa.

Attenzione a screditare la magistratura perché è uno dei temi che riguardano la democrazia di questo Paese. Qui si vuole dimostrare che c’è un pezzo di giustizia non solo inefficiente ma deviato, capace di produrre un disegno criminale che ha portato alla colpevolezza di due persone di cui si sapeva l’innocenza. Perché questo si sta dicendo.

Se il processo si rifarà e Rosa e Olindo saranno ancora condannati, chi dovrà chiedere scusa?

Dovranno chiedere scusa quelli che hanno enfatizzato la vicenda, che hanno brutalizzato la memoria di chi ha perso i propri cari, chi ha fatto illazioni sulle vittime. Il diritto all’informazione dovrebbe avere dei limiti, qui si sono superati.