VISTO DA DESTRA – “Ma è giusto che la premier salvi i ‘suoi’, anche se alcuni portano guai”

(DI LORENZO GIARELLI – ilfattoquotidiano.it) – Professor Tarchi, Meloni liquida come “casi isolati” i guai politici e giudiziari della sua classe dirigente, negando che ci sia una questione morale. Lei è un politologo: non ritiene che i fatti impongano lo sforzo di una lettura collettiva? Magari valutando l’adeguatezza di questa classe dirigente.
I due problemi sono distinti. L’espressione “questione morale”, dopo l’uso e l’abuso che ne è stato fatto da Tangentopoli in avanti, va maneggiata con prudenza. Semmai c’è il problema di un partito che è giunto così in fretta al governo da non poter disporre di una classe dirigente interamente formata e selezionata, e da non poter resistere alla tentazione di affidare responsabilità anche a soggetti che era probabile avrebbero creato problemi.
La “questione morale” non suggerirebbe però di sgomberare il campo da dubbi e opacità in grado di mettere in imbarazzo il governo, a prescindere o ancor prima di eventuali sentenze di condanna della magistratura?
O la presunzione di innocenza vale per tutti, o è meglio cancellarla dall’articolo 48 della Costituzione. Poi, certo, ci sono le considerazioni di opportunità politica; ma prendere provvedimenti perché lo reclama – e magari ci imbastisce sopra campagne politiche – l’opposizione non mi pare sia un segnale di autorevolezza.
Si può ipotizzare che la difesa a oltranza dei “suoi” da parte di Meloni sia anche una reazione agli anni in cui la classe dirigente di Fratelli d’Italia è rimasta lontana dal potere? Come dire: adesso tocca a noi e nessuno può pensare di condizionarci.
Il rischio che qualcuno si faccia prendere dalla vertigine dell’onnipotenza c’è, ma pesa ancora di più la polarizzazione del confronto politico che si è imposta durante la cosiddetta Seconda Repubblica, in cui il bipolarismo è stato spesso interpretato da entrambe le parti come un incitamento a “non fare prigionieri” e colpire gli altri con qualsiasi mezzo disponibile.
Sembra però trascinarsi un circolo vizioso: così facendo si potrà sempre dire che chi c’era prima ha fatto uguale o peggio, in tema di gestione del potere? Abbiamo visto poche settimane fa un dirigente Rai, Paolo Corsini, parlare da militante di Fratelli d’Italia alla festa di Atreju.
Le parole di Paolo Corsini, prima ancora che inopportune, sono state autolesionistiche. L’egemonia della sinistra nei luoghi di cultura si è creata negandola quotidianamente, mai rivendicandola. Chi dice di volerla scalzare dovrebbe adottare lo stesso criterio, non lasciarsi andare ad esibizioni e vanterie, che fanno soltanto il gioco degli avversari.
Siamo partiti parlando di “questione morale”. La premier ha mostrato rigidità soltanto su Emanuele Pozzolo, il deputato di FdI che a Capodanno ha sparato un colpo al cenone, ferendo un ragazzo. Pozzolo è stato sospeso e probabilmente sarà espulso dal partito: non le sembra che questo pugno duro strida con la morbidezza con cui Giorgia Meloni ha trattato i casi di altri suoi fedelissimi?
È l’episodio riguardante Pozzolo che, nella sua assurdità e gravità, stride con tutti gli altri casi interni. Non intervenire subito avrebbe solo provocato danni di immagine a Meloni.
Meloni continua a dire di non essere “ricattabile”. Al tempo stesso, lei e importanti esponenti di maggioranza e governo alludono a strane manovre della magistratura. Fa parte di un vittimismo ricorrente nella storia destra sociale e che ha fini elettorali?
Il vittimismo fa parte delle strategie politiche, non da oggi, ed è praticato da tutti i partiti, salvo denunciarlo quando lo si vede praticare sul versante opposto.
Queste allusioni rimangono però sempre a mezza bocca: se ministri e presidente del Consiglio hanno sospetti, non sarebbe lecito aspettarsi denunce esplicite?
Il ministro Crosetto, in Parlamento, ha negato di aver accennato a complotti e ha fatto invece riferimento alla presenza, nella magistratura, di una componente significativa e numericamente consistente che ha l’obiettivo non nascosto di intervenire a gamba tesa nel gioco politico – come peraltro è avvenuto in passato a più riprese – contro la parte politica oggi al governo.
Le sembra plausibile?
Il caso di Marcello Degni (il consigliere della Corte dei Conti che sui social attaccava il governo, augurandosi l’esercizio provvisorio, ndr) mi pare dimostri che tutti i torti Crosetto non li ha ed è stato un autogol che certamente molti, a sinistra, non avrebbero mai voluto vedere.