Convegni e consulenze, Renzi è una holding. Al Senato è il più ricco. Il boom del reddito dell’ex premier in questi anni a fronte del calo delle sue fortune politiche. I rapporti con Mbs e la sua nuova srl Ma.Re Adv

(Antonio Fraschilla – repubblica.it) – ROMA – La crescita vertiginosa del suo reddito è stata in questi anni inversamente proporzionale alle fortune politiche. Quando Matteo Renzi nel 2017 da segretario del Partito democratico sventolava a favore di telecamere il suo conto in banca con appena 15 mila euro, non era nemmeno parlamentare e aveva un reddito annuo di 28 mila euro: meno di un insegnante. “Se volete guadagnare accettate i contratti delle banche d’affari”, diceva ai politici che sedevano in Parlamento. Poi in Parlamento ci si è seduto lui e oggi è il più ricco di Palazzo Madama con un reddito pari 3,2 milioni: sommando le ultime cinque dichiarazioni dei redditi complessivamente ha dichiarato 7,5 milioni.

Non male per un senatore “semplice”, inteso che non ha mai guidato aziende o lavorato in studi professionali. Matteo Renzi da quando siede sugli scranni del Senato ha spiccato il volo con la sua partita Iva. Facendo soprattutto convegni, seminari, interventi e conferenze in giro per il mondo: dall’Arabia Saudita di Mohammad bin Salman (considerato dagli Usa il mandante dell’assassino del giornalista Khashoggi) alle università americane, passando per lobby e gruppi imprenditoriali che lo vogliono sentire, a porte chiuse molte volte, sui temi più svariati: l’intelligenza artificiale, la globalizzazione, l’ambiente, l’economia, l’Europa, l’Occidente e il “nuovo rinascimento” che lui vede in Medio Oriente, lì dove ci sono molti soldi come l’Arabia Saudita appunto.

Rispetto alla dichiarazione dei redditi del 2022 (su compensi 2021) ha fatto un bel salto: passando da 2,5 milioni, a 3,2 milioni. Dal suo entourage spiegano che alla fine dello scorso anno ha partecipato a molti convegni e conferenze in America. Ma non solo. Negli ultimi mesi del 2022 Renzi, dopo “impegni” elettorali insieme ad Azione di Calenda, ha fatto un tour che ha toccato tre continenti: andando a tenere conferenze e incontri a Tokyo, Atene, Miami, Riad, le Bahamas, Zurigo, Londra, Bangkok, Cipro, tra le altre città, e anche alla Standford University. I compensi si aggirerebbero intorno ai 50 mila euro per un suo intervento, si dice, ma senza conferme da parte dell’interessato che sottolinea spesso, a chi gli chiede lumi in materia, come anche negli altri Paesi dei parlamentari vengano retribuiti per conferenze e con parcelle maggiori rispetto a quelle chieste da lui: ad esempio Boris Johnson Theresa May in Inghilterra.

Di certo c’è che con la sua partita Iva e lo stipendio da senatore nel 2019 ha dichiarato 796 mila (rispetto ai 28 mila euro dell’anno precedente): qui il salto è giustificato anche dai diritti per il documentario su Firenze, andato in onda su Nove, pagati dalla società del manager tv e suo grande amico Lucio Presta: soldi che serviranno a Renzi per ripagare a sua volta la madre dell’imprenditore Riccardo Maestrelli che gli aveva fatto un prestito utilizzato dal senatore per comprare una villa sulle colline attorno piazzale Michelangelo a Firenze del valore di circa 1,3 milioni.

Nel 2020 Renzi dichiara un reddito imponibile di un milione di euro, nel 2021 scende a 488 mila euro, nel 2022 sale a 2,5 milioni, fino ai giorni nostri appunto con 3,2 milioni nell’ultima dichiarazione. Una crescita frutto, come detto, di attività attraverso partita Iva.

Ma Renzi sogna in grande e la partita Iva non gli basta più: da pochi mesi ha aperto la Ma.Re ad srl, a sua volta partecipata al 100 per cento dalla Ma.Re holding srl di cui ha una quota anche il figlio. Questa società, si legge nello statuto, non si occuperà solo di comunicazione, editoria e consulenza, ma offrirà anche altri servizi alle imprese: come “organizzazione e riorganizzazione dell’indebitamento, attività di marketing e gestione di approvvigionamenti di beni da fonte esterna”.

La politica per Renzi sembra davvero un ottimo biglietto da visita per le sue attività in grande ascesa, queste sì, a vedere le dichiarazioni dei redditi. Mentre il partito che guida non si schioda dal 2-3 per cento.