IL PREMIER AL RADUNO DI ATREJU – Il primo ministro inglese domenica a Roma, ospite d’onore della destra italiana. Giorgia ha preso spunto da Londra per il piano sui profughi da spostare in Albania

(DI SABRINA PROVENZANI – ilfattoquotidiano.it) – Quotidiani e agenzie riportano la notizia della partecipazione, questo fine settimana, del primo ministro Rishi Sunak al festival di Atreju, luogo identitario della destra meloniana. Politico dedica un articolo a valutare la qualità delle relazioni di Sunak con altri leader internazionali: con Giorgia è amore. “È evidente che vanno molto d’accordo… Penso sia anche perché sono andati al potere nello stesso momento”. Ne scrive anche l’Independent, sottolineando il flirt politico. Ma il feeling non si ferma a questo. Ci sono affinità generazionali: sono entrambi rampanti quarantenni, anche se Meloni viene da una lunga gavetta politica e Sunak da ambienti bancari. Sono entrambi relativamente outsiders al vertice economico e sociale dei rispettivi paesi: Meloni è sempre stata fieri delle sue origini popolari, che sono parte della sua forza: Sunak è il figlio brillante e secchione di immigrati indiani, per quanto di classe media, ed ha avuto una istruzione d’elite ma sulla base del merito. Hanno figlie quasi coetanee – sui compagni mi taccio – e forse avrebbero un approccio pragmatico alla politica se non dovessero navigare le acque agitate delle faide di partito. Di sicuro, condividono molto, ed è assoluta la consonanza sulle politiche migratorie. Avevamo raccontato come, durante la sua visita di stato a Londra, Meloni avesse lodato il piano inglese di deportazione di immigrati ‘irregolari’ in Ruanda: un piano ‘ricopiato’ con l’accordo per la costruzione e gestione di centri migratori in Albania. Alla base c’è la critica alle politiche migratorie di Bruxelles, con la fondamentale differenza che Sunak dei ‘vincoli’ di Bruxelles si è liberato grazie a Brexit, mentre la Meloni continua a lamentare di essere lasciata sola nella gestione degli sbarchi. Non entro nel merito di questa contesa, ma va ricordato che, dati alla mano, Brexit non ha fatto nulla per fermare i barconi, anzi gli arrivi sono aumentati. E soprattutto, l’immigrazione, che era stato uno temi che avevano trascinato il referendum, è ora relativamente in basso nella classifica delle priorità per una popolazione molto più afflitta dalla crisi economica che proprio Brexit ha contribuito ad acuire. Meloni e Sunak incontrano anche simili ostacoli legali alle loro politiche migratorie: il piano ruandese è stato fermato da giudici di grado diverso, dalla Corte europea dei Diritti Umani alla Corte Suprema, allarmati dal fatto che il paese africano non offrirebbe le necessarie garanzie umanitarie. Tanto che Sunak, per salvare un provvedimento che fa acqua da tutte le parti e non risolve la questione, è ricorso ad una berlusconata: sostanzialmente far approvare in parlamento la nozione falsa che il Ruanda sia un paese sicuro,spendendo capitale politico nel sedare la ribellione anche dei suoi. È una posizione puramente ideologica, da bava alla bocca, che non sazia i parlamentari conservatori a destra di Salvini, non inizia nemmeno ad affrontare il tema epocale e decisivo di una gestione efficace dell’immigrazione, espone il governo a costanti contese legali e mette in discussione lo status britannico di nazione aperta e tollerante. Ma tant’è, non è questo l’unico paese in cui mancano uomini politici all’altezza.
Ah Harry, Harry – A chi mi segue sarà ormai chiaro che le vicissitudini di Harry e Meghan mi appassionano come un cavolfiore scotto. Ma il giornalismo è servizio, e quindi riporto la notizia della, di questi tempi rara, vittoria di Harry in qualcosa. Il Duca ha ottenuto un risarcimento di 140,600 sterline in danni dopo che un giudice ha riconosciuto che alcuni articoli del Daily Mail sono stati scritti sulla base di informazioni ottenuto con intercettazioni illegali. Il suo avvocato ha commentato, e in effetti è un commento sacrosanto: “Oggi è una giornata importante per la verità, così come per la responsabilità dei media. Il tribunale ha stabilito che attività illecite e criminali sono state condotte in modo abituale e diffuso presso tutte e tre le testate del gruppo Mirror – il Mirror, il Sunday Mirror e il People – per oltre un decennio. Questo caso non riguarda solo l’hacking, ma una pratica sistemica di comportamenti illeciti e atroci, seguita da insabbiamenti e distruzione di prove, la cui scioccante portata può essere rivelata solo attraverso questi procedimenti”. Ma tanto il giornalismo è morto lo stesso, a giudicare da questo: il primo canale televisivo di news prodotte dall’Intelligenza artificiale, courtesy of the USA.
Seguitemi, finché non vengo rimpiazzata da un avatar magro e bello, su @sabriprovenzani