In una delle più desolanti prime della Scala che si ricordino, la presenza al centro del Palco Reale di Liliana Segre, e soprattutto l’ovazione con cui è stata accolta, hanno oscurato […]

(di Antonio Padellaro – ilfattoquotidiano.it) – “La Scala in piedi per Liliana Segre”. Dai giornali

In una delle più desolanti prime della Scala che si ricordino, la presenza al centro del Palco Reale di Liliana Segre, e soprattutto l’ovazione con cui è stata accolta, hanno oscurato, fortunatamente, il circostante campionario di tristezze italiote. Dai ministri tutti infiocchettati di seconda fila alla Digos “costretta” a chiedere i documenti a un cittadino colpevole di aver gridato nientemeno che: “Viva l’Italia antifascista”. Con il presidente Sergio Mattarella assente non poteva esserci figura più prestigiosa a rappresentare la Repubblica nata dalla Resistenza della senatrice a vita. Lei che questo giornale aveva candidato al Quirinale raccogliendo migliaia di firme. E, infatti, la seconda carica dello Stato, il presidente del Senato Ignazio La Russa, che stupido non è, ha opportunamente fatto un passo indietro. C’è un secondo aspetto di grande valore simbolico legato alla presenza di Liliana Segre, sopravvissuta ad Auschwitz, poiché la sua persona e la sua storia sono la risposta più forte ai veleni dell’antisemitismo che tornano a circolare nel corpo delle smemorate società occidentali. Infine, se fosse in vigore la cosiddetta riforma sul premierato che abolisce i senatori a vita di nomina presidenziale, per una come Lei non ci sarebbe stato posto al vertice delle istituzioni. La premier Giorgia Meloni ci ha pensato? E cosa ha da dire in proposito?