Qualcosa però nel 2023 deve essere andato storto. In particolare con quello palestinese, visto che quest’anno gli stand M53-M55 del padiglione 7 in cui si vendono […]

(DI SELVAGGIA LUCARELLI – ilfattoquotidiano.it) – Qualcosa però nel 2023 deve essere andato storto. In particolare con quello palestinese, visto che quest’anno gli stand M53-M55 del padiglione 7 in cui si vendono prodotti artigianali provenienti dalla Palestina (presepi di legno, ceramica, bicchieri) sono sotto il nome generico “Asia”. In compenso, gli altri stand hanno nomi del proprio paese d’origine e le loro bandiere. Per dire, l’Arabia Saudita ha addirittura uno striscione in fiera e un post dedicato sulla pagina Instagram della manifestazione. Come mai? Semplice: il primo giorno della fiera gli stand palestinesi hanno ricevuto la visita della polizia. Le direttive sono state le seguenti: la bandiera della Palestina andava rimossa, e così tutti gli oggetti tra cui calamite, piatti, bicchieri, borse con scritto “Palestina” o “Made in Palestina”. Qualcuno ha cercato di aggirare il problema scrivendo su un foglio improvvisato “Prodotti artigianali di Hebron”, forse contando sul fatto che gli organizzatori e la polizia non sappiano dove sia Hebron. Una delle lavoratrici nello stand ha scritto su Instagram: “Stamattina passano per dirci che dobbiamo togliere le bandiere della Palestina e lo stand si chiama Asia e non Palestina. Sono senza parole”. In un altro post elenca gli oggetti che hanno fatto rimuovere dallo stand tra cui le pericolosissime calamite da frigo con scritto “Palestina”. Le voci sulla censura di un popolo nella fiera dell’artigianato e dei popoli sono girate in fretta, tanto che ieri sera molti utenti sono andati a chiedere spiegazioni agli organizzatori sulla pagina Instagram dell’evento. I commenti e le domande sono stati cancellati. Qualcuno mi ha riferito di aver ricevuto delle risposte in privato dagli organizzatori e che la versione ufficiosa è “vista la guerra in corso non vogliamo alimentare conflitti”. Già, peccato che anche in Ucraina la guerra non sia ancora finita e lo stand dell’Ucraina abbia nome e bandierine del suo Paese in bella vista.
Vigliacchi italiani come sempre, forti coi deboli, deboli con i forti
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Ma fino a ieri il mantra dei “tu vuo’ fa’ l’americano” de noantri non era: sì beh, noi magari invaderemo anche un paese sovrano sulla base di false provette esibite senza pudore, è vero, provocando magari anche qualche strage collaterale di innocenti…
PERO’ noi siamo le meglio democrazie dell’occidente, da noi c’è la LIBBBERTA’ di parola, prova a dire in Russia (o in Cina, o in un’autocrazia qualsiasi purché disallineata con noi) qualcosa contro il regime, e vedi che il giorno dopo ti arriva la polizia a casa.
Ora viene fuori che da noi invece la polizia vieta l’esposizione di oggetti, magari insignificanti, che però possono anche solo rappresentare un rischio che qualcuno li utilizzi, o forse strumentalizzi, per esprimere un’opinione sgradita al potere; e un’altra polizia provvede zelantemente a schedare, sul posto e senza esitazioni, chi osa esprimere, pur in un contesto poco opportuno, un’idea rivoluzionaria e disallineata quale quella dell’antifascismo.
State attenti, tu-vuo’-fa’-l’americano ingenui e magari anche sinceramente antifascisti, state attenti; il “Prima vennero” (di, o come quasi sempre erroneamente attribuito a, Bertold Brecht) è sempre lì, dietro l’angolo.
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