Il presidente Usa si rivolge ai Repubblicani perché approvino entro Natale il pacchetto da 106 mld di dollari: “Altrimenti vince Putin”. Il futuro dell’Ucraina è a un bivio drammatico deciso da una faida […]

(DI SABRINA PROVENZANI – ilfattoquotidiano.it) – Il futuro dell’Ucraina è a un bivio drammatico deciso da una faida politica a Washington: dipende dall’esito delle trattative al Congresso Usa, fra Democratici e Repubblicani sul nuovo pacchetto di aiuti a Kiev. Il Senato deve sbloccare 106 miliardi di dollari di fondi esteri destinati a Ucraina, Israele e Taiwan, un pacchetto cruciale per la sostenere la politica estera del presidente Joe Biden. La misura non può passare senza il voto dei Repubblicani, alcuni dei quali in cambio chiedono l’approvazione di una dura riforma anti-immigrazione.
I Democratici sono il partito degli immigrati, e cedere su quella riforma significa alienarsi milioni di voti a un anno dalle elezioni presidenziali. Ma se gli aiuti all’Ucraina non si sbloccano ora, Kiev finirà i soldi entro la fine dell’anno. Una situazione delicatissima, tanto che Biden, avendo evidentemente esaurito le cartucce per il negoziato dietro le quinte, ha fatto ricorso a un appello disperato e pubblico: “Il Congresso deve approvare i nuovi fondi all’Ucraina entro Natale” ha detto: “È incredibile che siamo arrivati a questo punto”.
E ha sottolineato la gravità del momento. chiarendo gli equilibri in campo, cioè ammettendo che Putin sta vincendo la guerra: “Non possiamo permettere che vinca Putin, che sta commettendo crimini contro l’umanità”. Lo scenario, ha chiarito il presidente, è potenzialmente destabilizzante su molti piani: “Se gli Stati Uniti non sostengono l’Ucraina, chi lo farà? Cosa succederà alla Nato? Al G7? Se noi molliamo, come faranno i nostri amici europei ad aiutare Kiev? Il mondo ci guarda”. Il mondo guarda, ma è distratto dall’invasione israeliana a Gaza: e benché il Gop nel suo complesso sia favorevole a sostenere Kiev, per ragioni ideologiche e di vicinanza alla lobby delle armi, una loro compatta minoranza non va oltre il cortile di casa.
Non intende farsi sfuggire l’occasione di affossare la politica migratoria del partito di governo e, con essa, colpire l’inquilino della Casa Bianca, ponendo l’elettorato di fronte alla scelta fra un tema di rilevanza nazionale che tocca pancia e portafoglio, come quello dell’immigrazione, e un conflitto troppo lontani, che si trascina senza progressi da troppo tempo e che drena enormi risorse pubbliche.
Per mobilitare l’opinione pubblica Biden ha dovuto evocare lo spettro dei boots on the ground: “Se Putin prenderà l’Ucraina non si fermerà. La Russia finirà per attaccare un alleato della Nato e a quel punto avremo qualcosa che non vogliamo: truppe americane che dovranno combattere contro le truppe russe”.
Scenario da terza guerra mondiale, inconcepibile ma apparentemente non remotissimo: Kiev ha quasi esaurito le scorte, il morale è a terra, il sostegno a Zelensky scricchiola e il presidente ucraino non è più onnipresente nelle cancellerie e sui media mondiali. Martedì sera era previsto un suo videocollegamento con un una riunione a porte chiuse al Senato tra Difesa, Pentagono e 007, cancellato poi all’ultimo momento.
La Casa Bianca ha chiesto l’approvazione urgente di ulteriori 61 miliardi in aiuti per l’Ucraina, ma la scelta di vincolare i fondi esteri alle misure sull’immigrazione si è trasformata in un cappio che ora una minoranza di Repubblicani sventolano al Congresso.
Come ricostruisce Politico, questa settimana i senatori del Gop hanno segnalato che c’è poco spazio per negoziare, a meno che i Democratici accettino la maggior parte delle loro proposte in tema di immigrazione “che sono al di sotto del rigido disegno di legge del Gop della Camera, ma vanno comunque molto oltre rispetto a quanto la maggior parte dei Democratici considera accettabile”. I Dem hanno rilanciato martedì sera offrendo un emendamento che include alcune delle richieste dei Repubblicani, che però lo hanno respinto. A questo punto una soluzione di compromesso appare impossibile e l’impatto di un no del Congresso devastante.
Ma magari fosse devastante.
Bidet è un pazzo criminale e di morire per Kiev nessuno ha voglia. Ci andasse lui con il figlioletto Hunter, così si divertono per davvero. Ah, già, è molto meglio far spargere il sangue degli altri, eh?
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Cara USA, il vostro secolo è FINITO. Mettetevelo in testa. Anche se il governo italiano è il più servo di tutti, noi e gli altri paesi d’Europa ci siamo rotti di sacrificare i NOSTRI interessi per i VOSTRI. Siete il paese più guerrafondaio e arrogante della storia, AVETE ROTTO.
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Motivazioni decisive.
In esclusiva, le prime reazioni ammerregane:
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Biden è completamente pazzo. E peggio di lui quelli che lo reggono usandolo per i loro ignobili interessi.
Ma peggio ancora di loro sono i miseri che se ne stanno in silenzio di fronte alle sue follie.
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Immagino come saranno contenti di questo tutti quei cittadini ucraini in procinto di essere arruolati. Andare al fronte significa morire per il re di Prussia, che poi è Biden. La guerra è persa ma l’amministrazione Usa non vuole ammetterlo in quanto vi sono le elezioni presidenziali di mezzo. Allora vogliono stiracchiare per qualche annetto e a farne le spese saranno qualche altro centinaio di migliaia di soldati arruolati a forza.A casa nostra è tutto in riposizionarsi : la Schlein non sa che fare. I giornalisti idem.La mattina sono guerrafondai,la sera sono pacifisti: è un dramma.
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Tutto perché non hanno approvato una bella riforma sul Premierato col 55% incorporato.
Dilettanti!
Anarchici!
Comunisti!
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