I residenti del sud e nelle isole amano la loro terra e rifiutano di essere relegati in fondo alla classifica, ma il rigore con cui il Sole 24 Ore redige il suo rapporto annuale invita a riflettere sulle cose che pesano, non solo su quelle che contano.

(Andrea Pernice – ultimabozza.it) – Ventiquattrore a commentare i pro e i contro di una indagine, giunta alla 34esima edizione, che mette insieme i parametri di valutazione per stilare la qualità della vita nelle città capoluogo italiane. Il rigore con cui il Sole 24 Ore redige il suo rapporto annuale è un invito alla riflessione sulle cose che pesano, non solo che contano. Una classifica che, da molti anni, impietosamente riporta un Paese spaccato in due. Da un lato il nord fino alla pianura emiliana-romagnola, dove i residenti possono contare su qualità dei servizi più elevati grazie e a standard soddisfacenti per quanto concerne soprattutto lavoro, istruzione, tempo libero, in aggiunta alla ricchezza, ovvero alla capacità di spesa. Dall’altro, un Mezzogiorno d’Italia che conferma di non riuscire a rialzarsi ogni qualvolta se ne va a misurare gli indici sul fronte dell’occupazione e della sicurezza, in aggiunta a servizi in molti casi insufficienti rispetto ai casi di densità abitativa elevata.
Il rapporto prende atto di quello che c’è e i fatti evidenziano. Accade che molti primi cittadini, al sud e nelle isole, rifiutino di essere relegati in fondo alla classifica, perché in definitiva i residenti amano la terra in cui hanno scelto di vivere. Ma questo non è il campionato dove c’è la lotta per la salvezza. Paradossalmente, si potrebbe risultare centesimi, ma staccati di poche frazioni di punto da chi siede sul podio. Un ideale accorpamento, una classifica corta come si dice in gergo sportivo, purtroppo molto lontana da venire. Anche perché chi potrebbe dare una mano è soggetto a migrazione interna e va ad alimentare le capacità del nord che offre maggiori opportunità. Non è una sorpresa che il primato del benessere sia stato attribuito a Udine, così come che sul podio siano finite Bologna, prima nel 2022 che continua a godere della spinta del livello di istruzione e dei servizi per la salute, e Trento, da sempre ai vertici grazie all’ecosistema urbano.
La Lombardia è la regione più rappresentata nella Top Ten con tre città. Bergamo, quest’anno capitale della cultura insieme a Brescia, sale al quinto posto della classifica per la vivibilità, facendo meglio dell’ottavo posto conquistato nel 1990, ma soprattutto ottiene il primato nella classifica tematica di “Ambiente e servizi”. Milano, regina assoluta nella categoria “Affari e lavoro” e seconda per “cultura e tempo libero”, si conferma all’ottavo posto, seguita da Monza, che, incollata non solo in termini geografici e di continuità territoriale, primeggia nella categoria “Ricchezza e consumi” per effetto della maggiore capacità di spesa media delle famiglie.
È opportuno sottolineare che i risultati sono stati prodotti sulla base di 90 indicatori statistici, di cui 46 aggiornati al 2022 e 36 al 2023. Tra gli altri indici di valutazione, sono stati presti in esame i progetti finanziati dal Pnrr, la presenza di famiglie con Isee sotto i 7mila euro, la qualità della vita delle donne, l’indice di sportività e la digitalizzazione.
Spiacente di doverlo dire, ma chi è causa del suo mal pianga se stesso.
Il sud e la Sicilia hanno avuto le loro occasioni, nel dopo guerra in particolare; le hanno sprecate miseramente.
La criminalità organizzata e la clase politica con essa connivente hanno attuato una vera e propria predazione di ricchezza.
Le imprese sane che erano nate sono state letteralmente fagocitate dal sistema che si è venuto a creare
L’indifferenza e/o la rassegnazione e il fessofurbismo delle persone hanno fatto il resto.
In Sicilia è in atto uno scempio di cui ancora a livello nazionale non si parla; almeno io non ho letto nulla a riguardo ed è la distruzione di terreni agricoli per impiantare pannelli fotovoltaici.
Sul Giornale di Sicilia, quindi siamo a livello di stampa locale, è uscita la notizia che il presidente della regione Schifani voglia porvi un argine.
Se è uno come Schifani a voler porre un argine a tale situazione vuol dire che questa è proprio disperata.
Sia chiaro, sono favorevole ai pannelli fotovltaici al 100 MLD%; ma non così; e poi quanti posti di lavoro ha creato?
Ho letto ieri che SNAM vuole utilizzare le condutture per il trasporto del matano esistenti fra il nordafrica e la Sicilia per veicolare l’idrogeno che sarà prodotto in nordafrica.
In Sicilia, non l’ho ancora visto, avranno tappezzato i terreni (ex) agricoli di pannelli fotovoltaici, li hanno collegati alla rete e buonanotte suonatori.
No ka33o,!! prendi i pannelli fotovoltaici li colleghi alle celle elettrolitiche, produci idrogeno, smorzi l’instabilità di una fonte energetica quale è il fotovoltaico, crei posti di lavoro buoni, e metti quello in rete porca puttana.
Lasciamo perdere.
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