L’Italia ha celebrato la sua ennesima sconfitta. Non è riuscita neanche a perdere con dignità. Nonostante le esternazioni ottimistiche del sindaco Gualtieri e di altri esponenti […]

(DI ELENA BASILE – ilfattoquotidiano.it) – L’Italia ha celebrato la sua ennesima sconfitta. Non è riuscita neanche a perdere con dignità. Nonostante le esternazioni ottimistiche del sindaco Gualtieri e di altri esponenti governativi sull’Expo 2030, si è classificata all’ultimo posto con 17 voti. Il plebiscito a favore di Riad ha avuto commenti, che come accade spesso non hanno voluto prendere in considerazione le vere cause della disfatta.

La sconfitta non è dovuta agli errori di una campagna e di una diplomazia che nel settore specifico, grazie all’esperienza di Giampiero Massolo e della sua squadra, ha sicuramente rappresentato il massimo della competenza e della lungimiranza. Non sono tuttavia d’accordo col presidente del comitato promotore che stigmatizza il mercantilismo e la diplomazia “transazionale” come fattori indebiti della vittoria di Riad. Mi sembrerebbe una semplificazione che riduce a un unicum una molteplicità di cause geopolitiche che si allineano ai tanti elementi presenti nello scacchiere internazionale.

La sconfitta è politica. Non riguarda soltanto l’Italia, ma l’Europa, l’Occidente che, come non ci stanchiamo di ripetere, ha perso credibilità in quanto affianca all’innegabile declino demografico, economico e tecnologico, una strategia politica basata sulla supremazia militare, sulla destabilizzazione di intere regioni del mondo, sull’arroccamento protezionista e il senso di appartenenza a una civiltà superiore mentre i doppi standard su democrazia e diritti umani sono sotto gli occhi del “resto del mondo”, come lo chiama il simpatico Alto rappresentante per la politica estera europea, Borrell. Non si può essere così ciechi per non vedere che gli emergenti, i Brics e il Sud globale, hanno piena conoscenza di come in Ucraina l’Occidente abbia distrutto un Paese e sacrificato una generazione di giovani per i suoi giochi di guerra, neanche pianificati con competenza e lungimiranza. La strategia Nato ha rivelato la mancanza di conoscenza della Russia, la sottovalutazione della capacità di resistenza politico-militare ed economica di Mosca. Ascoltare Stoltenberg, il Segretario generale, che fino a ieri ha parlato di vittoria dell’Ucraina, negando l’evidenza, seguito in coro dalla maggioranza dei leader europei, è uno spettacolo tragicomico di fronte al quale i leader del Sud globale non possono che sghignazzare.

Non si può che essere sordi al grido di sofferenza degli innocenti di Gaza per non capire che l’Occidente è isolato sullo scacchiere internazionale nella sua stolta e immorale solidarietà a Israele, lo Stato che ha ripetutamente violato il diritto internazionale e umanitario e conduce l’ennesima operazione armata contro i civili di Gaza, dando sfogo al desiderio di vendetta e attuando punizioni collettive. Non si può parlare la lingua dell’abuso e della violenza per poi fare sermoni moralistici alla “giungla” (Borrell docet) che ci circonda. L’Occidente difende con le armi il suo impero in decadenza, rinnega i valori del commercio internazionale e della mediazione, evita di riformare le istituzioni del multilateralismo politico e della governance economica globale al fine di renderle maggiormente consone ai nuovi equilibri creatisi. Al contrario, gli emergenti si organizzano intorno all’ascesa economica della Cina, richiamano i valori alla base della Carta delle Nazioni Unite, accettano competizione e sfide globali e difendono gli interessi geopolitici con strategie razionali di stabilizzazione delle regioni. Mentre gli Usa cercano di creare fittizi regni del male (Cina-Russia-Iran), di dividere il Medio Oriente sobillando Riad contro Teheran, la Cina è artefice di un riavvicinamento con l’India e tra Iran e Paesi del Golfo. La Russia propone insieme ai Brics il cessate il fuoco a Gaza e ribadisce la disponibilità alla mediazione in Ucraina. L’Occidente resta passivo, si aggrappa alla retorica militarista e a quella sui diritti umani. I Brics si impongono con investimenti e commercio in Africa scalzando il neocolonialismo francese e inglese. Poteva questo Occidente vincere ottenendo il consenso dei tanti Stati che ormai ci guardano con una sorta di disprezzo e fastidio?

Per finire, l’Italia è l’anello perdente dell’Europa neoliberista. Prona ai Paesi più forti, non riesce a rispettare le regole e gli impegni che assume. Indebitata e senza crescita, incapace di investire in ricerca e in sviluppo tecnologico, perde le sue eccellenze professionali, l’organizzazione del lavoro, un tempo vanto del Paese. Governo e una certa opposizione rappresentano le ineguaglianze feroci, la rendita, le parti più parassitarie e privilegiate della società civile. Poteva Roma vincere contro Riad?