Il governo Meloni sacrifica sull’altare del Pnrr i consumatori che ricevono luce e gas a un prezzo tutelato. E salva i balneari e i tassisti

(di Walter Galbiati – repubblica.it) – I tassisti e i balneari no, le famiglie sì. Giorgia Meloni e il suo governo hanno deciso di sacrificare sull’altare del Pnrr nove milioni di italiani che ancora oggi ricevono i servizi di luce e gas a un prezzo tutelato: dal primo gennaio, o comunque da lì in avanti e gradatamente, dovranno tutti passare per forza al mercato libero. È lo scambio con l’Europa per avere il via libera alla terza rata del Pnrr e più in generale al Pnrr stesso.

Dal prossimo anno, nove milioni di utenti se non sceglieranno un operatore che applica tariffe non tutelate, saranno messi all’asta e assegnati a chi farà l’offerta migliore, almeno inizialmente.

Chi è oggi per esempio cliente di Enel, se non sceglierà liberamente, potrà trovarsi a essere cliente della Energia Vattelapesca perché è la società che ha fatto la miglior offerta per accaparrarsi quell’utenza.

Un sacrificio in nome del Pnrr che non è stato chiesto a categorie più vicine al governo e più agguerrite, come i tassisti e i balneari per i quali invece Palazzo Chigi sta ancora studiando un modo per evitare di mandarli in pasto alla libera concorrenza.

Con l’Europa e le grandi istituzioni internazionali funziona più o meno così. Quando un Paese ha bisogno di soldi che possono arrivare sotto forma di finanziamenti a tassi agevolati o a fondo perduto, quindi senza l’obbligo di essere restituiti, l’Unione europea o il Fondo monetario o altre istituzioni ancora sono disposti a concederli a patto che il Paese introduca alcune riforme che nell’idea dei finanziatori possano agevolare la crescita dell’economia.

L’idea di fondo è che migliorando i fondamentali del Paese grazie alle riforme, il debitore sarà in grado di creare i disavanzi necessari per ripagare i debiti.

È andata così con la Grecia che a fronte dei mega prestiti della Troika ha dovuto introdurre una serie di misure che hanno di fatto rivoluzionato alcuni settori. Funziona così con l’Argentina che ha ricevuto 44 miliardi dal Fmi in cambio di riforme che dovrebbero portare all’ammodernamento del Paese.

E la stessa storia si ripete con il Pnrr. A fronte di 192 miliardi di fondi di cui una settantina in sovvenzioni, l’Italia si è impegnata, fra le altre cose, ad aumentare la concorrenza.

Peccato però che siano stati applicati due pesi e due misure. Per salvare i balneari, fortemente rappresentati al governo da una ministra come Daniela Santanchè, nonché azionista del Twiga, uno dei più rinomati stabilimenti di Forte dei Marmi, l’esecutivo — come ha documentato Antonio Fraschilla — si è inventato di tutto.

In un documento inviato a Bruxelles ha cambiato la geografia del nostro Paese per dimostrare all’Europa che le spiagge in mano ai privati sono poche rispetto alla totalità dei bagnasciuga italiani. Le spiagge libere sarebbero ancora il 67% e per questo non c’è bisogno di rispettare la direttiva Bolkestein che impone bandi pubblici per le concessioni.

E così anche per i tassisti, la cui riforma del settore, inclusa nel Ddl Concorrenza, una legge legata a doppio filo con il Pnrr, è candidata ad essere estrapolata per garantire il monopolio agli attuali operatori.

Perché dunque due pesi e due misure? E anche la giustificazione che il passaggio al mercato libero degli utenti tutelati era stato paventato diverse in volte in passato da altri governi regge fino a un certo punto, perché di fatto solo il governo Draghi lo ha promesso all’Europa. E la stessa promessa l’ha mantenuta chi ha ereditato il Pnrr, il ministro Raffaele Fitto.

Dal 2007 ad oggi, da quando una direttiva europea ha chiesto la liberalizzazione del mercato dell’energia, nessun governo ha mai avuto il coraggio di attuarla, temendo di arrecare un danno ai consumatori. In Francia, per esempio, esiste ancora il mercato tutelato e nessuno ha promesso all’Europa di cambiarlo.

Il governo Meloni, invece, dopo aver predicato di voler tutelare i consumatori dal caro energia ha contraddetto le sue intenzioni e si è di nuovo messo in scia al governo tecnico che l’ha preceduto e a cui aveva fatto opposizione.