Bisogna dare atto ai direttori di Libero e del Giornale di essere assolutamente precisi nella titolazione. Un perfezionismo che non sgarra di una virgola. Una pignolaggine che […]

(di Antonio Padellaro – ilfattoquotidiano.it) – Bisogna dare atto ai direttori di Libero e del Giornale di essere assolutamente precisi nella titolazione. Un perfezionismo che non sgarra di una virgola. Una pignolaggine che non guarda in faccia a nessuno. Figuriamoci ai morti.
Riguardo alla povera Giulia Cecchettin, per esempio, gli Angelucci boys invece di tergiversare sulla cronaca dell’orrendo delitto o sulla personalità malata dell’assassino (come ha fatto, banalmente, il resto della stampa italiana) si sono, all’unisono, concentrati sullo scoop che da ieri viene loro invidiato, dobbiamo ammetterlo, dall’intero giornalismo terraqueo. “In calo il numero delle donne uccise dai compagni, Italia sotto la media Ue”: ha sparato (come si dice in gergo) sulla prima pagina il quotidiano di Mario Sechi. Mentre nel nosocomio accanto (ramo editoria ospedaliera) Alessandro Sallusti ha, sia pure con stile un cicinin più asciutto, parato il colpo: “Nel 2023 meno donne vittime”. Eddai!
Trattasi, tuttavia, non di tetra contabilità fine a se stessa, ma dell’argomento decisivo per confutare l’espressione “destra patriarcale” adoperata a sinistra e che ha indignato i due insigni ragionieri del dolore. Effettivamente, come leggiamo su entrambi i bollettini della morgue, “se nel 2018 ci furono 117 omicidi di donne, sono stati 104 nel 2022 e 100 nel 2023”. Sono soddisfazioni. Immaginiamo quale conforto ne avranno i familiari delle cento donne sparate, strangolate, accoltellate, o massacrate di botte nell’anno in corso (non ancora concluso e dunque si può sempre fare peggio) nell’apprendere che, purtroppo, la loro figlia, sorella o nipote non c’è più, ma che il record è stato abbassato e ora giace felicemente “sotto la media dell’Unione europea”. Ma che, soprattutto, il maschio che le ha sparate, accoltellate, strangolate, massacrate non ha agito affatto in preda a un’idea avariata di possesso della donna. Meno che mai conculcata dalla “destra patriarcale”, come malignamente suggerito dalla sinistra avvoltoia.
Da notare, infine, che entrambe le testate hanno evitato di sottolineare che nel 2018, quando si raggiunse il numero più alto di femminicidi, al governo c’era Giuseppe Conte. Forse sarebbe stato troppo anche per i tragici fratelli De Rege.
Scusa Padellaro fatti questa domanda:
Come mai il record di omici di donne per centomila abitanti appartiene ai civilissimi e avanzatissimi paesi del nord Europa dove “patriarcato” neanche sanno che significa? Paesi dove da decenni sono all’avanguardia nel campo dei diritti civili e sociali?
Se lo stanno domandando da anni tutti quelli che si occupano di sociologia e una risposta unanime non c’è ancora. Ma evidentemente la cosiddetta cultura patriarcale c’entra poco.
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Nel 2018 ha stato Conte.
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Il confronto dei dati numerici tra Italia ed Europa non credo possa contribuire, se non marginalmente o anche per nulla, a comprendere il fenomeno. Più interessante invece potrebbe essere conteggiare il numero dei femminicidi nel tempo. Magari anno per anno dal dopoguerra ad oggi. Se il numero fosse significativamente aumentato allora un primo passo sarebbe quello di capire perchè.
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