Il recupero dell’etica è un fattore politico. Siamo abituati ai travestimenti etici di interessi concreti geopolitici, monopolio di un Occidente in declino. Siamo abituati alla propaganda. Il recupero della dimensione morale […]

(Elena Basile – ilfattoquotidiano.it) – Il recupero dell’etica è un fattore politico. Siamo abituati ai travestimenti etici di interessi concreti geopolitici, monopolio di un Occidente in declino. Siamo abituati alla propaganda. Il recupero della dimensione morale è invece essenziale alla politica, come progetto di cambiamento. Non basta dire che proteggiamo tutti i bambini. Oggi muoiono barbaramente quelli di Gaza. Va imposto a Israele il cessate il fuoco. L’Occidente ha i mezzi per farlo. Gli amici veri di Israele dovrebbero agire per salvare Tel Aviv da una spirale di violenza che non avrà fine. L’Olocausto ci ricorda l’esigenza di opporci alle carneficine degli indifesi: 4 mila bambini sono massacrati. Cosa attendiamo?
Rende perplessi osservare come tra una organizzazione terroristica che ricomprende la lotta di liberazione di un popolo in un quadro religioso, Hamas, e la destra religiosa oscurantista, il revisionismo militarista del sionismo, esista una sorta di complicità. L’azione violenta di Hamas sulla indifesa gioventù ebraica (è molto strano che un concerto ai confini di Gaza fosse senza difese) appare soltanto un’azione barbarica priva di strategia. Possibile che dopo i razzi sparati a vuoto, dopo le innumerevoli provocazioni senza sbocco e le ricorrenti atroci reazioni, anch’esse barbariche, del governo di Israele, che attua punizioni collettive, sanzionate dall’Onu, commettendo crimini di guerra, Hamas ancora non abbia imparato che questa strategia è perdente?
La tattica di Hamas, come avevano ben previsto Rabin e lo stesso Netanyahu, sostenendo l’organizzazione d’intesa con la Cia, porta carburante alla destra israeliana. Il governo di Israele, e purtroppo non solo quello di Nethanyau, ha utilizzato il terrorismo palestinese per giustificare il blocco illegale di Gaza, i continui soprusi nella limitazione delle forniture, le attese ingiustificate ai check point che colpiscono le ambulanze, gli insediamenti illegali e l’apartheid in Cisgiordania. Solo un cieco potrebbe non vedere questo gioco di sponda.
I bambini di Gaza feriti, senza medicine e acqua, soffrono pene infinite. Sembra ci sia una gerarchia insopportabile tra le vittime. Mi impressiona l’accanimento sulle definizioni che vi è stato ultimamente. Se secondo un formalismo giuridico, peraltro tutto da dimostrare, non si volesse definire genocidio la strage di Gaza e non si volesse definire potenza occupante Israele, la sostanza delle violazioni dei diritti, delle punizioni collettive, del regime di apartheid resta. Se Gaza è una prigione a cielo aperto c’è uno Stato che imprigiona.
Probabilmente è tutto spiegabile da un punto di vista psicologico. C’è nella natura umana un’inclinazione a far parte del gruppo vincente. Sui giornali continuano a spiegarci che Putin ha violato le frontiere dell’Ucraina come Hamas ha eseguito la carneficina della gioventù ebraica. La decontestualizzazione e la mancanza di prospettiva storica è drammatica. Di fatto la Russia ha reagito con una violazione del diritto internazionale a una politica aggressiva occidentale che stava armando l’esercito ucraino per renderlo interoperabile con quello della Nato. Ha utilizzato una minima parte della sua forza militare, non l’aeronautica, non ha operato massacri indiscriminati di civili e la Corte penale internazionale considera Putin un criminale di guerra. La violenza della cosiddetta unica democrazia dell’Occidente contro Gaza è incomparabile con l’azione russa.
Questa guerra durerà, purtroppo. La destabilizzazione e le guerre permanenti alimentano interessi economici e finanziari. La Germania è in recessione, la Cina ha qualche difficoltà. Se la sua economia non fosse imbrigliata dalla fine della globalizzazione, potrebbe superare l’economia Usa entro il 2050. Le potenze del surplus arrancano, mentre avanza la potenza del debito insostenibile se non col potere fittizio del dollaro. Le sanzioni non hanno fatto male alla Russia, ma all’Europa. Gli ucraini soffrono come non mai in passato, ma il gruppo dirigente chiede armi. Dove è la razionalità politica di strategie contro i popoli ucraino ed europeo? Dove è la razionalità politica nella strage di bambini a Gaza che moltiplicherà i terroristi? Il terrorismo sarebbe impossibile senza violenza e ingiustizia. Il terrorismo è anche fede, è anche un’idea. La Storia prova che nasce quando i canali politici sono chiusi.
Pubblico, come sempre, l’intervento di Elena Basile. Ma credo che usare le parole giuste non sia “accanimento sulle definizioni”: è buon giornalismo e pulizia linguistica, per ricordare i fatti (come la democrazia israeliana o il ritiro da Gaza dal 2005) ed evitare di tirare in ballo i genocidi degli ebrei e degli armeni o il Sudafrica segregazionista contro i suoi cittadini a sproposito. (Marco Travaglio)
MT che continua a correggere la Basile perchè non gli piaciono i termini “genocidio” “occupazione” “apartheid” ma che in questo caso vanno usati. Egli è rimasto ancorato a quello che diceva (molto di parte) Montanelli di Israele, ma lui è morto nel 2001 e per sua fortuna non ha visto lo scempio e l’orrore degli anni venuti dopo.
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Tra l’altro, l’attuale Attila di quelle parti, Bibi, condusse una cerimonia funebre per Rabin, prima del suo stesso assassinio.
Veramente imbarazzante Travaglio in questo frangente, non giustificabile in alcun modo.
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Montanelli non è mai stato di parte, ha sempre raccontato fatti concreti (separandoli dai giudizi personali). Lo ha fatto nel 1937 con la battaglia di Santander (inimicandosi i fascisti), nel 1956 con la rivolta d’Ungheria (inimicandosi sia i comunisti che gli anticomunisti, convinti che gli insorti fossero borghesi liberaldemocratici), negli anni Sessanta e Settanta opponendosi al conformismo di sinistra (ricevendo quattro pallottole nelle gambe), all’estrema destra (diffidò della pista anarchica dopo la strage di piazza Fontana) e a un ridicolo filoarabismo (molto presente tra i commentatori di questo sito), negli anni Ottanta criticando l’arroganza di Craxi (scrisse che aveva un comportamento adatto più a un padrino che a un leader politico) e infine dal 1994, quando fu la prima personalità non di sinistra a criticare il Berlusconi politico e i suoi alleati (mentre ex simpatizzanti di sinistra giravano con i gadget di Forza Italia e lo accusarono di incoerenza).
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ti posso fare la cronistoria di Montanelli, almeno nelle sue parti essenziali e significative, non ha bisogno dell’avvocato difensore, che argomenta fuori tema.
Io parlo dell’ammirazione che evidenziava per Israele, dalla sua proclamazione, per le sue guerre vinte in inferiorità numerica e di mezzi (secondo il mito), dimenticando l’appoggio incondizionato degli USA e del clamoroso errore di stampo imperialista e coloniale alla base della forzatura della risololuzione dell’ONU. Delle prevaricazioni, delle minacce, delle espulsioni, delle uccisioni, delle segregazioni dei palestinesi non spendeva che poche parole: erano un popolo tribale che viveva di pastorizia e di poche cose, gli israeliani invece hanno trasformato il deserto in un giardino, i palestinesi sono stati sobillati, usati e poi traditi dai paesi vicini, MT ripete questi identici concetti. Tralasciando che gli abitanti di GAZA non potevano avere neanche un documento DI IDENTITà senza l’approvazione delle autorità israeliane, erano e sono segregati in uno spazio ristretto circondato da mura e sistemi di sorveglianza, se non è OCCUPAZIONE questa. Vedere la realtà non è essere filo-arabo o anti-israeliano, su questo anche Montanelli ti avrebbe sculacciato.
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“Delle prevaricazioni, delle minacce, delle espulsioni, delle uccisioni, delle segregazioni dei palestinesi non spendeva che poche parole: erano un popolo tribale che viveva di pastorizia e di poche cose, gli israeliani invece hanno trasformato il deserto in un giardino, i palestinesi sono stati sobillati, usati e poi traditi dai paesi vicini”: è la verità, così sono andate le cose (se a te dà fastidio non so cosa farci).
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ma Israele è sempre un paese occupante, che ha sparso sangue a piene mani per conquistarlo
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1) Tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo gli ebrei emigrati in Palestina comprarono regolarmente le terre aride di cui erano proprietari gli arabi, gestendole meglio dei loro predecessori. La cosa irritò i vecchi braccianti (rimasti disoccupati perché i nuovi padroni non ne avevano bisogno: gestivano direttamente loro i terreni), così iniziarono a fare incursione. Di conseguenza gli inquilini dei kibbutz facevano i guardiani di notte.
2) Anche gli ebrei che migrarono negli anni Trenta comprarono regolarmente il terreno dagli arabi (aumentarono gli episodi di incursione nei kibbutz), in più durante la II guerra mondiale si selezionò un vero e proprio esercito (Haganà) che combatté in Siria e Libano contro le potenze dell’Asse.
3) Finita la guerra aumentarono gli scontri tra arabi (sostenuti dagli Stati confinanti) ed ebrei, con gli inglesi che non sapevano che pesci pigliare, fino alla loro rinuncia del mandato di Palestina.
4) Il giorno stesso della nascita di Israele scoppiò la prima guerra arabo-israeliana, provocata dai Paesi arabi che attaccarono il nuovo Stato e incitarono i palestinesi a unirsi con loro per ricacciare a mare gli ebrei, promettendogli un ritorno da vincitori (invece vinsero gli israeliani, che conquistarono altri territori, il tutto senza l’appoggio americano, che arriverà dopo la guerra dei sei giorni).
5) Dopo il 1949 arrivarono altri ebrei in Israele, il Paese si industrializzò e si sviluppò, mentre Egitto e Giordania (che amministrarono Gaza e la Cisgiordania) rifiutarono gli aiuti economici esteri per integrare i palestinesi, lasciandoli nei campi profughi (alcuni di loro compirono incursioni in territorio israeliano). Vent’anni dopo quelli in Giordania si renderanno conto di essere stati strumento di una lotta potere, a cui la loro causa è servita solo come pretesto, e si ribelleranno.
Conclusione: fino al 1967 Israele non ha né rubato né occupato terreno altrui, semmai sono stati gli arabi che hanno cercato occupare territori di altri, fallendo miseramente. Questi sono i fatti: chi sostiene il contrario o è ignorante (da ignorare: non conoscere le cose) o è in malafede. Siccome su questo sito ci sono molti commentatori prevenuti (quindi in malafede) posso dire tranquillamente che Montanelli li avrebbe sculacciati per benino.
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X Stefano:
si fa presto a trasformare la terra in un giardino quando ti arrivano miliardi di aiuti dall’estero, rubi le terre migliori e sottrai le principali fonti di acqua potabile ai palestinesi.
Così puoi elogiare i nazisti allo stesso modo contro i sub-umani russi, per esempio.
E in generale, tutta la logica dei bianchi che civilizzano il mondo tribale.
Quanto a Montanelli, è quello che sposò una bambina etiope di 12 anni, e quello che si eccitava per come i finnici massacravano i russi nel ’39, nonché quello che dava degli avvoltoi a chi avvertiva il pericolo del Vajont.
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Nessuna terra rubata: fino al 1967 venivano regolarmente vendute dai latifondisti arabi agli acquirenti ebrei (ti possono arrivare dall’estero tutti i miliardi che vuoi, ma devi gestirli bene e soprattutto devi saper coltivare un terreno, altrimenti è inutile). La vostra ricostruzione del conflitto arabo-israeliano è sbagliata all’origine, in più avete l’arroganza di spcciarla per verità.
Quanto a Montanelli: nell’Abissinia degli anni Trenta le ragazze in età da marito avevano come minimo 12 anni e i capibanda militari avevano moglie sennò perdevano prestigio all’interno dei vari battaglioni (Paese che vai, usanza che trovi), durante la campagna di Finlandia rimase impressionato da come l’Armata Rossa veniva messa in difficoltà da un piccolo esercito. Sul Vajont: è vero quello che scrivi (lo riconobbe lui stesso). A volte anche i grandi toppano.
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“Nessuna terra rubata: fino al 1967 venivano regolarmente vendute dai latifondisti ”
quindi per Stefano “lo storico un tanto al kilo e solo la parte che interessa da manipolare” la Nakba non è mai esistita…
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La Nakba è esistita ed è stata la conseguenza della guerra dichiarata dagli Stati arabi nel 1948, alla quale hanno aderito le classi politiche palestinesi. Chi è causa del suo mal pianga se stesso.
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X Stefano:
ma che vai raccontando, BUGI@RDO.
”’La cosa irritò i vecchi braccianti (rimasti disoccupati perché i nuovi padroni non ne avevano bisogno: gestivano direttamente loro i terreni), così iniziarono a fare incursione. Di conseguenza gli inquilini dei kibbutz facevano i guardiani di notte.””
NO, la cosa che irritò parecchio i palestinesi era che gli ebrei passarono da 80.000 nel 1918 a 400.000 nel 1936. Questa era una colonizzazione a tutti gli effetti che tagliava fuori gli ‘indigeni’.
2) Anche gli ebrei che migrarono negli anni Trenta comprarono regolarmente il terreno dagli arabi (aumentarono gli episodi di incursione nei kibbutz), in più durante la II guerra mondiale si selezionò un vero e proprio esercito (Haganà) che combatté in Siria e Libano contro le potenze dell’Asse.
NON c’era nessun esercito dell’Asse in SIRIA e LIBANO, c’erano i Francesi di Vichy, ma dove hai studiato Storia? Da Paolo Mieli?
L’Haganà inoltre riprese le ostilità CONTRO i britannici subito dopo la guerra, mentre l’Irgun iniziò già nel 1944 e la Banda Stern ebbe addirittura contatti diretti con i nazisti contro il comune nemico inglese. Da questa teppaglia che ai zionisti come te piace tanto sono arrivati presidenti come Shamir e Begin, vantatene.
””’3) Finita la guerra aumentarono gli scontri tra arabi (sostenuti dagli Stati confinanti) ed ebrei, con gli inglesi che non sapevano che pesci pigliare, fino alla loro rinuncia del mandato di Palestina.””
FORSE perché nel mezzo c’erano anche gli attentati come quello all’Hotel King David, che dici?
Sono stati comunque loro a creare il casino con la dichiarazione Balfour+ gli accordi con gli arabi in funzione antiturca + quelli con i francesi per spartirsi il territorio mediorientale dopo la sconfitta degli ottomani.
””4) Il giorno stesso della nascita di Israele scoppiò la prima guerra arabo-israeliana, provocata dai Paesi arabi che attaccarono il nuovo Stato e incitarono i palestinesi a unirsi con loro per ricacciare a mare gli ebrei, promettendogli un ritorno da vincitori (invece vinsero gli israeliani, che conquistarono altri territori, il tutto senza l’appoggio americano, che arriverà dopo la guerra dei sei giorni).””
Il ‘nuovo stato’ ebraico era stato fondato sulle terre sottratte agli arabi, il fatto che i nuovi abbiano rimpiazzato i vecchi abitanti non ti dice niente, vero?
Nel XIX secolo c’erano circa 10.000 ebrei e oltre 500.000 arabi in Palestina, nel 1945 gli ebrei erano oltre mezzo milione. Non sorprende di sicuro che in una terra così piccola abbiano causato degli attriti irrisolvibili in maniera pacifica.
””5) Dopo il 1949 arrivarono altri ebrei in Israele, il Paese si industrializzò e si sviluppò, mentre Egitto e Giordania (che amministrarono Gaza e la Cisgiordania) rifiutarono gli aiuti economici esteri per integrare i palestinesi, lasciandoli nei campi profughi (alcuni di loro compirono incursioni in territorio israeliano). Vent’anni dopo quelli in Giordania si renderanno conto di essere stati strumento di una lotta potere, a cui la loro causa è servita solo come pretesto, e si ribelleranno.
Conclusione: fino al 1967 Israele non ha né rubato né occupato terreno altrui, semmai sono stati gli arabi che hanno cercato occupare territori di altri, fallendo miseramente. ””
CONCLUSIONE: sei un propagandista Zionista e di basso livello, visto che ignori la strage del villaggio di Deir Yassin e le campagne MILITARI che portarono alla conquiesa del territorio che secondo te ‘non è stato occupato’.
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X smsparviero
1) Si chiama immigrazione, non colonizzazione.
2) La Francia di Vicky era alleata con Germania e Italia (Paesi dell’Asse). Non ho mai simpetizzato per la Banda Stern e gruppi simili (ti hanno informato male).
3) La dichiarazione Balfour del 1917 (l’impegno di Londra a creare un focolare ebraico in Palestina) rimase solo sulla carta; gli inglesi non tennero fede all’impegno per evitare contrasti con la popolazione araba (cercarono in tutti modi di limitare l’arrivo degli ebrei e mantennero questa posizione fino al 1947).
4) Non fu sottratta nessuna terra agli arabi: furono loro a vendere agli ebrei le loro proprietà (nessuno li obbligava). Gli ebrei erano passati da circa 10.000 a mezzo milione? Vedi il punto 1.
Ribadisco ciò che ho scritto prima: Israele non ha occupato territori altrui fino alla guerra dei sei giorni, quelli conquistati nel 1949 sono stati la conseguenza di una guerra dichiarata dai Paesi arabi confinanti (chi è causa del suo mal pianga se stesso). La mia fonte non è Paolo Mieli ma Indro Montanelli, per cui è inutile che tu faccia l’indignato: non mi impressioni.
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”’Stefano
15 novembre 2023 alle 22:28
La Nakba è esistita ed è stata la conseguenza della guerra dichiarata dagli Stati arabi nel 1948, alla quale hanno aderito le classi politiche palestinesi. Chi è causa del suo mal pianga se stesso.”’
SE c’erano dubbi su chi c’é dietro ‘Stefano’.
Capito gente? La guerra dichiarata nel 1948.
Mica il piano di colonizzazione della Palestina teorizzato circa 51 anni prima.
Mica il fatto che il popolo ‘eletto’ passò da 10.000 a 500.000 in una sessantina d’anni. No, è kolpa degli arabi.
Come degli indiani quando non accettavano l’Uomo bianco nei loro territori, no?
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Esatto, colpa degli arabi guerrafondai. Ma d’altronde cosa ci si può aspettare da un arrogante in malafede?
Dietro me non c’è nessuno. Sei veramente patetico.
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Ma che si è bevuto Travaglio?
Persino Desmond Tutu, ben noto per il suo impegno contro l’Apartheid, non ebbe difficoltà a dire che i palestinesi vivono molto peggio che i neri del Sudafrica dell’Apartheid.
Adesso si mette a fare il contropelo alla Basile, che ne sa 1.000 volte più di lui della questione?
Bah!
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E dalli con questo ritiro del 2005! Non fu un ritiro, fu solo un riposizionamento, per permettere un assedio più asfissiante, metodico e senza quel tributo di sangue israeliano che richiedeva il mantenimento di colonie nella striscia di Gaza. Dunque mi pare banale che Travaglio ci si aggrappi come fosse chissà quale concessione dei sionisti. I sionisti non hanno mai concesso nulla, anzi…
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Anni ’80, Drive In.
Una ragazza fast-food si avvicina a Lory del Santo, e le dice:
”certo che per i palestinesi la vita sta diventando proprio difficile, eh”
e lei, sorridendo come se nulla fosse risponde:
”certo, specialmente se gli israeliani continuano ad ammazzarli”.
Adesso sarebbe impossibile fare una battuta del genere in TV.
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E, purtroppo, non è neanche una battuta…
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Da wikipedia:
Due sergenti inglesi, impiccati dall’Irgun nel ’47:
La scissione della Banda Stern e l’ascesa di Yitzhak Shamir (1940)
Alla tregua dichiarata dall’Irgun verso i britannici non si adeguò una frangia minoritaria e particolarmente estremista degli aderenti all’organizzazione.
Avraham Stern (“Yair”) si pose alla guida di questa fronda, contestando la decisione dei leader dell’Irgun di affiancare – ancorché solo strumentalmente – la Gran Bretagna nella lotta al nazismo e considerando che, al contrario, la minaccia della dissoluzione del “focolare nazionale ebraico”, prevista dai britannici nel “Libro Bianco” del 1939 (uno Stato palestinese nei quali gli ebrei sarebbero stati minoranza avrebbe dovuto esser creato nel 1949), fosse più grave del pericolo nazista.
Assieme ad altri estremisti, tra i quali il futuro primo ministro d’Israele Yitzhak Shamir, egli consumò una scissione dall’Irgun e diede vita ad un proprio gruppo, autodenominato in un primo tempo come Irgun Zvai Leumi beIsrael ed, in seguito, come “Lohamei Herut Israel” (Combattenti per la libertà d’Israele) o Lehi.
Resosi presto protagonista di una serie di attentati terroristici, il gruppo fu indicato come “Banda Stern” (Stern gang) dal governo britannico, denominazione poi consolidatasi e divenuta corrente nella quasi totalità della storiografia successiva.
La Banda Stern colpì con determinazione ed audacia tanto alti ufficiali ed esponenti britannici e della comunità internazionale, quanto cittadini arabi ed ebrei giudicati “collaborazionisti”, mentre prendeva attivamente contatti con i nazisti, considerati come un “persecutore preferibile” al nemico britannico, visto come ostacolo alla nascita dello Stato ebraico.
Dopo essersi resa responsabile di diversi attentati, la Banda Stern subì duri colpi e fu pressoché smantellata dalla repressione britannica tra la fine del 1941 e l’inizio del 1942: Stern, catturato disarmato da poliziotti inglesi, venne da questi ucciso a sangue freddo, mentre Shamir finì in prigione.
Menachem Begin:
Nel maggio del 1942, giunto in Palestina, diserta dall’armata polacca e aderisce all’Irgun (gruppo paramilitare dedito ad attività terroristica antiaraba e antinglese) del quale in breve tempo diviene il leader. In questa veste Begin organizza vari attentati contro militari britannici, culminati con la bomba nel King David Hotel, con novanta morti, e l’assalto alla prigione di Acri.
Il giovane Begin, notare il look stranamente simile a quello di un altro noto politico dell’epoca:
L’Hotel King David:

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Amnesty international:
“IN CHE MODO IL TRATTAMENTO RISERVATO DA ISRAELE AI PALESTINESI EQUIVALE ALL’APARTHEID?
Dalla fondazione di Israele, nel 1948, la politica e la legislazione israeliane sono state plasmate da un obiettivo generale: mantenere una maggioranza demografica ebraica e massimizzare il controllo degli ebrei israeliani sulla terra, a spese dei palestinesi. Per raggiungere questo obiettivo, i governi che si sono susseguiti hanno deliberatamente imposto un sistema di oppressione e dominazione ai danni dei palestinesi. Gli elementi chiave che compongono questo sistema sono la frammentazione territoriale, la segregazione e il controllo, la confisca di terreni e proprietà e la negazione dei diritti economici e sociali.
Di seguito alcuni esempi pratici di ciò in cui consiste questo sistema:
-le gravi restrizioni alla circolazione in Cisgiordania, applicate attraverso una rete di posti di blocco e di chiusure stradali: ciò si combina con l’obbligo, per i e le palestinesi che vogliono visitare altre aree dei Territori palestinesi occupati, di chiedere il permesso per spostarsi all’esercito israeliano;
-la negazione della nazionalità ai palestinesi residenti in Israele: questo determina uno status di inferiorità giuridica per i palestinesi da cui conseguono molte altre forme di discriminazione;
-la negazione sistematica alle e ai palestinesi dei permessi per costruire a Gerusalemme est occupata, che provoca demolizioni ripetute di abitazioni e sgomberi forzati. – L’espansione degli insediamenti israeliani illegali a Gerusalemme est occupata costringe i palestinesi a lasciare le proprie case e confina la popolazione palestinese in enclavi sempre più piccole;
-la negazione del diritto dei rifugiati palestinesi a fare ritorno presso la loro terra d’origine. Israele non consente alle famiglie palestinesi sfollate da generazioni di fare ritorno ai loro vecchi villaggi o alle loro vecchie abitazioni in Israele o nei Territori palestinesi occupati, al fine di mantenere il controllo demografico;
-le restrizioni all’accesso ai terreni e alle zone di pesca nella Striscia di Gaza, che esacerbano l’impatto socioeconomico del blocco illegale stabilito da Israele.”
https://www.amnesty.it/domande-e-risposte-apartheid-israeliano-contro-i-palestinesi/
Consiglio la lettura integrale, soprattutto a MT.
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Qualche volta, compreso l’articolo su grillo di sta mattina, MT si dimostra una mezza SE GA.
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C’è un Travaglio inedito che turba un po. Lui li ha chiamati in causa gli eccidi dimenticati compiuti ai danni di altri popoli, in modo da far trasparire il modo di comportarsi di noi occidentali ,con due pesi e due misure a secondo dei nostri interessi. E poi la Basile non ha nominato armeni,Curdi e nemmeno Sudafricani.Ha parlato di apartheid nei confronti dei palestinesi e non vedo perchè mai non dovrebbe utilizzare questo termine.
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È la terza volta che M.T. interviene nelle considerazioni di E.B. e di altri suoi editorialisti. Tre indizi fanno una prova, almeno secondo A.C..
Abbiamo il megadirettore galattico!
Spiace
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Travaglio continua a parlare di fatti che vede solo lui. In questa storia, come in tutte le storie, ci sono solo opinioni. Alcune in buonafede, la maggior parte in malafede.
Per esempio, sul termine genocidio, uno potrebbe chiedersi: ma se Putin è un criminale di guerra perché ha rapito 300 bambini, uno che ne ha ammazzati 4000 non è un genocida? E come vogliamo chiamarlo?
Ma anche questa è un’opinione.
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L’esercito israeliano entra dentro l’ospedale di Al Shifa, il più grande di Gaza.
Dove ci sarebbe ‘il quartier generale di Hamas’, eh!
https://www.youtube.com/watch?v=KPUbD3Vv_ac
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E’ bastato il semplice invito, da parte di Travaglio, al corretto utilizzo della lingua italiana (le parole hanno un significato, e usarle a sproposito serve solo a danneggiare la causa che si vorrebbe sostenere), per far inalberare la folta schiera dei tifosetti bi-neuronali anti-Usa (già putiniani).
Uno spettacolo avvilente, che denuncia tutta la loro impossibilità di maturare una visione capace di andare un pochino oltre la lavagna dei buoni e dei cattivi: contro i nemici (americani e alleati vari) vale tutto (verbalmente e non solo), dal genocidio all’ucronazi, invece per la controparte di turno eccoli pronti a giustificare la qualunque (come per Bucha, l’unico caso in cui il termine genocidio non è stato usato a sproposito, riguardo al quale c’è chi è arrivato a fare del bieco negazionismo a cadaveri ancora caldi).
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Mi sembra che lei faccia pienamente parte della tifoseria, considerato che anziché esprimere un suo parere sull’articolo critica le posizioni altrui sull’argomento esposto!
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Gentile Lora Pieri, vorrebbe cortesemente dirmi di chi mai sarei tifoso?
Forse degli americani e del loro imperialismo, del quale ho sempre detto tutto il male possibile? Ma mi faccia il piacere.
Lei è nuova di queste parti: se non mi crede, la invito a trovare un mio scritto nel quale sosterrei l’opposto.
Ma un conto è conoscere le cose e giudicarle per quello che sono, un altro è focalizzarsi solo su un aspetto di esse, ignorando tutto il resto.
Se non è ipocrita godere dei privilegi d’Occidente lamentandosi in continuazione del modo in cui essi vengono forniti, mi dica lei cos’altro lo è.
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