La nostalgia non è mancanza. È presenza di persone, luoghi, emozioni che tornano a trovarti”. Lo ha scritto Erri De Luca e se, poniamo, al lettore fosse consentito di scrivere una dedica all’autore non credo che ne avrei […]

(di Antonio Padellaro – ilfattoquotidiano.it) – Il peggio che potesse capitare alla nostra categoria professionale è quello di essere considerati embedded, arruolati; o addirittura di essere assimilati alla famigerata casta dei politici, identificati con l’establishment”. (Giovanni Valentini: Il romanzo del giornalismo italiano).

La nostalgia non è mancanza. È presenza di persone, luoghi, emozioni che tornano a trovarti”. Lo ha scritto Erri De Luca e se, poniamo, al lettore fosse consentito di scrivere una dedica all’autore non credo che ne avrei trovata una più adatta al “romanzo” di Giovanni. Che chiamo per nome non solo per l’amicizia che ci lega, ma perché non c’è pagina nella quale non mi sia ritrovato come testimone, partecipe o laterale, dei fatti narrati, dei luoghi, delle emozioni, avendo condiviso con lui una splendida e opulenta età del giornalismo italiano.

Ecco, volendo paragonare quegli anni a una stagione, direi che li ricordo come un’estate rovente e ruggente, quando vorresti che certi giorni e certe notti non terminassero mai. Quando abbiamo la sensazione di vivere sempre il meglio di ciò che potrebbe essere (Charles Bowden). Come si può non avere nostalgia di un tempo (di gioventù) che ricordiamo radioso nel tempo che oggi dobbiamo vivere. Così simile all’inverno del nostro scontento se osserviamo il mestiere che tanto amiamo, malgrado tutto? Perché, caro Giovanni, il peggio che potrebbe capitare al giornalismo (ai giornalisti) temo sia già capitato. Perché quell’essere considerati embedded, che giustamente ti spaventa – e non esclusivamente con la “famigerata casta dei politici” ma con tutto ciò che trasmetta anche lontanamente il profumo del potere, dell’establishment – sappiamo le tristi conseguenze che ha portato. Tanto che ormai l’arruolarsi volontario in questa o quella legione straniera non viene quasi più considerato un danno reputazionale, disastroso per chi dovrebbe servire soltanto la verità dei fatti. Un tradimento ideale che viene vissuto piuttosto come un adattarsi ai tempi, magari con il sottofondo del così fan tutti. Tempi che sono quelli che sono con le copie dei quotidiani sempre più declinanti, con le edicole sempre più rarefatte, con i costi (e dunque con la qualità del prodotto) sempre più da tagliare.

Solo colpa di Internet, delle nuove tecnologie, dell’intelligenza artificiale, delle cavallette? E in Francia allora, e in Gran Bretagna e in Germania e negli Stati Uniti dove la stampa libera continua a rappresentare un eccellente affare per chi sa farsi apprezzare? Ho scritto stampa libera ed è questo il punto, perché nel momento in cui il lettore comincia a sospettare che tu non scrivi più per lui perché sei embedded (tra l’altro al servizio di una classe politica non eccelsa, che annaspa nella marea del non voto) fatalmente ti molla. Una corsa all’appartenenza che ogni sera si manifesta in tv nei talk show degli ospiti con la catena corta, addestrati a ruggire a comando ove qualcuno osasse criticare il leader (o la premier) di riferimento. E chi una volta non poteva cominciare la giornata senza aver letto Montanelli, Scalfari, Pansa, Bocca, cambia canale.

Poi ci sono le belle pagine dedicate al nostro Fatto Quotidiano “giornale senza padroni” di cui Valentini è una firma di pregio. Questo di nuovo incontrarsi accanto a tanti talenti e spiriti liberi può farci dire, caro Giovanni, che siamo stati fortunati. Se ci guardiamo indietro e nel rivivere, ancora, quelle emozioni che “sono tornate a trovarci”.