
(Mauro Barberis, Docente di Diritto, Università di Trieste – ilfattoquotidiano.it) – È come se, nottetempo, ti cambiassero il sistema operativo del pc su cui lavori dieci ore al giorno, o anche solo l’immagine di sfondo alla quale ti sei affezionato. È questa, banalmente, l’impressione che fa la riforma costituzionale approvata dal Consiglio dei ministri: quattro interventi di basso profilo che però, o proprio per questo, rischiano di innescare una ulteriore svolta autoritaria nella nostra democrazia. Istituzione fragile, questa, che non si basa tanto sul voto popolare, che viene e va, bensì sulla separazione o più precisamente l’equilibrio dei poteri costituzionali: proprio ciò che dalla riforma esce forse non vistosamente ma sostanzialmente alterato.
È dai tempi della Prima repubblica che si parla di un rafforzamento dell’esecutivo, ma sbagliando. Come mostro in un libro recente, è almeno dalla prima guerra mondiale che i poteri dell’esecutivo crescono esponenzialmente. Hanno continuato a crescere anche dal 1948 in poi, a testo costituzionale invariato, e con loro i poteri delle Regioni, oggetto di un’altra riforma potenzialmente autoritaria, l’autonomia differenziata del leghista Calderoli. Si pensi solo alla maggiore posta del bilancio regionale, la Sanità pubblica: oligarchi popolarissimi come i “governatori” Zaia e De Luca la stanno già svendendo ai privati, cosa faranno con poteri aumentati?
Va anche detto che il rafforzamento dei poteri di governo tramite elezione popolare è percepito in modo distorto dall’opinione pubblica. Mattarella e Draghi, i governanti più popolari degli ultimi anni, sono stati votati dal Parlamento, non dal popolo. Eppure, i sondaggi registrano una crescita costante della richiesta di elezione diretta dei governanti: competenza, esperienza, merito non contano nulla. Così, benché il nostro paese sia stato salvato molte volte da tecnici – Ciampi, Dini, Monti e Draghi, per non parlare di Conte – Meloni ha vantato come un successo suo e dell’intera riforma l’aver tolto a Mattarella il potere di nominare premier un tecnico.
Del resto, così ragionano populisti, sovranisti e fondamentalisti, come i vari Trump, Erdogan, Orbán e Netanyahu, tutti scelti più o meno direttamente dagli elettori. Non a caso il programma di governo di Meloni contemplava il presidenzialismo, questo rottame in crisi in tutto il mondo. Poi qualcuno dei suoi consiglieri, forse la sorella, il cognato o lo stesso Giambruno, deve averle suggerito di ripiegare sul premierato, sperimentato solo in Israele, dal 2002 al 2012, e poi abbandonato pure lì. Che poi è il Sindaco d’Italia, inventato guardandosi allo specchio dall’ex sindaco di Firenze, Matteo Renzi, e respinto con referendum nel 2016, solo sette anni fa.
Eppure, c’è il rischio concreto che questa riforma costituzionale targata Fratelli d’Italia, insieme con l’autonomia differenziata in quota Lega – a Forza Italia cosa daranno, le ultime spoglie della Rai? – dalla prossima legislatura diventi la nostra Costituzione. E non solo: Meloni, ancora stordita da settimane di fuori onda e di false interviste russe, ha proclamato che questo è solo l’inizio: la riforma costituzionale è la madre di tutte le riforme, con essa comincia la Terza Repubblica. Io francamente spero di no: già hanno dovuto rimangiarsi la legge elettorale con premio di maggioranza in Costituzione, e spero che debbano rimangiarsi, oltre a tutto il resto, una cosa che proprio non mi va giù, la nomina presidenziale dei senatori a vita. Pensate solo a Liliana Segre: quando mai sarebbe entrata in Parlamento, se Mattarella non l’avesse nominata?
Come previsto, cominciano gli interventi di “docenti universitari” che ci avvertono del rischio autoritario “nascosto” tra le righe della proposta di riforma costituzionale di chicchessia.
La cosa che colpisce di più (si fa per dire) è il non fare neanche finta di nascondere le proprie simpatie politiche:
“Poi qualcuno dei suoi consiglieri, forse la sorella, il cognato o lo stesso Giambruno, deve averle suggerito di ripiegare sul premierato, sperimentato solo in Israele, dal 2002 al 2012, e poi abbandonato pure lì. Che poi è il Sindaco d’Italia, inventato guardandosi allo specchio dall’ex sindaco di Firenze, Matteo Renzi, e respinto con referendum nel 2016, solo sette anni fa”.
L’autorevolezza di quest’uomo è equivalente allo zero assoluto.
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Tranne la citazione di Monti come salvatore della patria, sottoscrivo persino le virgole. Non è una riforma. È una controriforma pasticciata, tesa a riportarci al ventennio fascista.
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“È una controriforma pasticciata, tesa a riportarci al ventennio fascista…”
Non si è letta neanche una riga della riforma, e già i piccoli Zagrebelsky spuntano come funghi.
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Si, perché poi ci sono i luminari costituzionalisti che vogliono vedere sotto le gonne della riforma e toccarla con mani, prima di dire che è una ciofecata pazzesca. A me, personalmente e molto ignorantemente, mi basta leggere di un premier eletto dal popolo e di un presidente eletto dal parlamento, per poter dire che è una schifezza fascista. La stessa maggioranza del premier eleggerebbe pure il presidente della repubblica con anche i giudici della corte costituzionale. Cosa vuoi di più per dirla fascista? Un Lucano?
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Altro che Lucano. Per te ci vorrebbe una bella camomilla. Calma, non ne sappiamo niente, e qualsiasi cosa sarà dovrà passare dal confronto parlamentare, e nella peggiore delle ipotesi da un referendum.
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A me la camomilla piace e me la bevo tranquillamente. Tu, piuttosto, dovresti berti un bel cordiale, chissà che non ti svegli un po’ da questo tuo torpore, degno di un’ameba deambulante apatica. Gente come te non ha ancora compreso una cosa basilare: la caciottara ha a disposizione una potenza di fuoco mediatica ed economica che neanche il pregiudicato di Arcore possedeva. Si dovesse arrivare in queste condizioni ad un referendum confermativo di questa schifezza fascistoide, la vedo brutta, ma molto brutta.
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Draghi popolare? Ma quando mai!
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ATTENZIONE ATTENZIONE A QUESTO ANNUNCIO!
Premesso che occorre rispondere a tono e nel merito a questo infame diversivo messo in atto dalla post-fascista al governo per distrarre la gente dai veri gravi problemi (per dirne uno, sono mesi che tento di prenotare una visita specialistica: “Le prenotazioni sono per ora chiuse” mi hanno sempre risposto). Non sarebbe il caso – questo l’ANNUNCIO – che il M5S si accingesse a lanciare un referendum per abolire il Jobs Act??
Nell’Arte della Guerra, Sun Tzu afferma, tra l’altro, che quando il nemico ti attacca, devi contrattaccare alzando la posta in gioco. Per il referendum costituzionale (che vinceremo!) c’è tempo per affilare le nostre già acuminate armi. Ma sarebbe un’ottima mossa strategica rispondere con un voto ad hoc per abolire il Jobs Act e così ripristinare l’art.18, dare un colpo mortale alle leggi responsabili dei bassi stipendi, dei contratti vergognosamente precari e della conseguente fuga in massa di giovani all’estero. Tanto più che la Schlein era uscita dal Pd proprio in occasione del varo di questa orrenda legge. Ora che vi ha fatto ritorno, per giunta da segretaria, teoricamente non dovrebbe opporsi a questa iniziativa. A meno che non abbia nel frattempo cambiato idea. In questo caso sarebbero affaracci suoi, se preferisse l’abbraccio mortale con Bonaccini & Compagnia destrorsa.
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L’abolizione del jobs act non basta anche se sarebbe un bene eliminarlo.
Ti ricordo che la precarizzazione del mercato del lavoro è iniziata nel 1995/97 col pacchetto Treu e il jobs act è stato fatto 20 anni dopo, nel 2015; ironia della sorte entrambi di sinistra, si fa per dire.
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Sante, sante parole le tue! Che Dio (se c’è) ti benedica! Dài che un pezzettino alla volta riusciremo fare la storia di questo disgraziato paese. E della sua sedicente sinistra, da almeno 30 anni al servizio del re di Prussia.
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@ Gae
Sono perfettamente d’accordo sul referendum. Avremmo dovuto pensarci subito dopo. Un altro referendum da proporre, magari rafforzato da una legge d’iniziativa popolare, sarebbe quello sulla sanità che, gestita ormai per il 70 per cento dai privati, dovrebbe ritornare allo stato in toto.
Mi spingo più in là: le regioni dovrebbero essere abolite con tutti i loro carrozzoni di parassiti inutili e clientele nocive. Solo così si potrebbe ricominciare a parlare di equità sociale e magari riuscire anche risollevare il Pil e aridurre il debito pubblico.
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Totalmente d’accordo! ‘Azz, purtroppo posso darti un solo like.
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Lo sfascio della sanità, come quello della giustizia e della scuola, tutti servizi pubblici sono un effetto non una causa.
La causa è la mancanza di risorse.
O meglio le risorse ci sarebbero anche, ancora per un pò, ma si evita di andarle a reperire perchè elettoralmente non paga; mi riferisco ovviamente all’evasione fiscale.
Poi ce la siamo suonata e cantata da soli dicendo che il piccolo è bello, quando il piccolo non è capace di produrre ricerca, sviluppo, innovazione.
Il risultato è stato una deindustrializzazione del paese, una crescita di imprenditoria basata su prodotti a basso valore aggiunto quali moda, artigianato, edilizia, ristorazione e turismo in genere.
Tale modello di crescita, per poter sopravvivere in un contesto di economie moderne e sviluppate può fare solo una cosa: ridurre i salari.
Le industrie che sono rimaste sono consapevoli di tutto ciò e propongono stipendi al ribasso.
Ridurre i salari porta inevitabilemnte ad una riduzione della base imponibile su cui effettuare il prelievo fiscale e quindi ad un calo delle entrate.
A questo occorre aggiungere un invecchiamento della popolazione che porta di suo ad una riduzione del reddito; il pensionato non ha una pensione pari allo stipendio e ad una calo dei consumi; un pensionato non ha le stesse esigenze di un giovane.
Quindi facendo la somma: meno risorse derivanti dalla mancata lotta all’evasione fiscale + meno risorse derivanti dalla riduzione della base imponibile significa calo di disponibilità finanziarie da cui poi nasce l’esigenza di un debito pubblico maggiore e conseguentemente di maggiori interessi sul debito.
Questa è una spiegazione semplificata e non esaustiva del perchè si fanno i tagli anche alla sanità.
Credi che sia realmente possibile sanare tale situazione con un referendum o una legge di iniziativa popolare?
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Mi spiace ma non sono d’accordo. Non è vero che i soldi non ci sono. O meglio, non ci sono per le riforme che salverebbero questo paese dalla deriva e dal fallimento; il perché lo sappiamo bene. Hanno sperperato miliardi per cementificare, desertificare, demolire quello che funzionava, svendere industrie-gioiello, distribuire prebende e poltrone agli amici, ecc. ecc.
Ci mancava solo la pandemia con tutti i miliardi inutilmente buttati in mascherine, tamponi e inoculazioni. Poi finito questo circo ne hanno messo in scena un altro con le armi al cocainato ucronazi.
E purtroppo non si fermano e vi do una notizia: non si fermeranno almeno finché dormiamo e li lasciamo fare!
Che siano dei referendum, disertare gli hub, fare resistenza passiva, riempire le piazze, o tutte queste cose insieme, l’importante è smettere di subire e fargli capire una buona volta che noi siamo una forza costruttiva, siamo noi il potere, siamo noi la democrazia e vogliamo essere ascoltati.
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