
(DI CHARLOTTE MATTEINI – ilfattoquotidiano.it) – Il Cnel rivendica con orgoglio l’offerta di collaborazione gratuita indirizzata a giovani ricercatori e studiosi, pubblicata lo scorso 19 ottobre. Nell’avviso si legge che il Cnel cerca studiosi che, sotto il coordinamento scientifico del presidente della Commissione informazione, Michele Tiraboschi, siano interessati a svolgere progetti di ricerca totalmente gratis. Tiraboschi su Twitter ha commentato piccato l’articolo de ilfattoquotidiano.it che dava conto della notizia: “Un bel tacer non fu mai scritto. Nulla da replicare. I giovani che vorranno cogliere l’opportunità di un periodo di visiting fellowship al Cnel potranno fare una bella e utile esperienza di rilevanza istituzionale. Gli altri studiosi potranno invece liberamente continuare a essere pagati con fondi pubblici per scrivere gratis sulle principali riviste scientifiche della loro disciplina. Riviste che, come noto, sono edite da fior di aziende private che si fanno pagare esosi abbonamenti che, ovviamente, vengono il più delle volte coperti, sempre con fondi pubblici, dai dipartimenti e dai centri di ricerca. Ma tutto questo poco interessa a chi – per alimentare qualche piccola polemica provinciale e non conoscendo il concetto di visiting fellowship – preferisce, come sempre, guardare il dito piuttosto che la luna”.
Tiraboschi sostiene che quella offerta sia visiting fellowship, attività di prassi senza compenso. Che sia sempre e ovunque totalmente non retribuita è però falso: basta fare una banale ricerca per trovare programmi simili, italiani ed esteri, che prevedono borse di studio e compensi. “Un conto è fare un periodo in un’altra università per condurre le proprie ricerche per conto proprio o per il dipartimento in cui si sta svolgendo il percorso di dottorato e un altro conto è farlo in un’istituzione internazionale o in un istituto di ricerca come il Cnel sotto la direzione di un responsabile scientifico a titolo meramente gratuito. Le visiting fellowship in Bce o all’Ocse sono spesso retribuiti. In Italia esiste l’esempio virtuoso del programma VisitInps che prevede diverse linee: per i più giovani una borsa di studio, mentre per chi ha maggiore esperienza posizioni con e senza supporto finanziario. Perchè il Cnel non può fare lo stesso?”, fa notare Andrea Roventini, ordinario di Economia politica alla Scuola superiore Sant’Anna di Pisa. A sconfessare Tiraboschi sono intervenuti numerosi accademici italiani. Michele Boldrin, professore di economia alla Washington University di St. Louis, commenta su Twitter: “Ai visiting fellows non solo si pagano spese ma, quasi sempre, anche un salario. A meno che il visitor non sia, per esempio, in sabbatico e quindi stipendiato dalla sua istituzione originaria. Ma anche in questo caso si prevedono – almeno in tutti i posti dove io sia andato o dove abbia lavorato o che conosca – compensi complementari per le spese di trasferta”.
Ma il mancato compenso non è l’unico elemento problematico nel bando del Cnel. Nell’avviso si legge che i ricercatori lavoreranno sotto il coordinamento di Tiraboschi. “Ma cosa vuol dire? I ricercatori hanno autonomia nella ricerca, un loro diritto. E hanno competenze tecniche e intellettuali per esercitarla”, fa notare la ricercatrice Marta Fana. Il documento conclude sottolineando che i progetti di ricerca “potranno confluire, su valutazione degli organi del Cnel, nelle pubblicazioni e nei rapporti dell’istituzione”. La finalità di ricerca è ambigua perché non spiega in maniera chiara scopo e modalità dell’attività e se, come pare suggerire il bando, i risultati fossero a utilità della stessa istituzione cadrebbe anche la scusante dell’opportunità per il ricercatore.
Invece il diversamente alto trombato dalla politica nazionale e ripescato come il pesciolino rosso alle giostre quanto guadagna lui e tutte le altre ¢hiappemosce che che compongono l’ ente inutile del cnel🤔
"Mi piace"Piace a 1 persona
Dallo Stato nulla, dagli sponsors “a loro buon cuore”….
"Mi piace""Mi piace"
Proporrei anche un bando per pensionati volontari a costo zero.
Basterebbe che qualche milione di “compatrioti” accettasse per liberare notevoli posti di lavoro e azzerare la disoccupazione.
Anche i conti della sanita migliorerebbero se un paio di milioni di “patologici” rinunciassero a curarsi, senza parlare poi dei disabili che tante energie vitali succhiano alla nostra adorata “Patria”.
"Mi piace""Mi piace"
Certa gente è proprio fuori dal mondo.
Le persone rifiutano, giustamente, un lavoro sotto-pagato, non vogliono farsi sfruttare e poi il CNEL cosa fa? Indice un bando per ricercatori, che è la nostra punta di diamante, per farli lavorare gratis.
Ci manca solo che passi il caporale a prenderli
"Mi piace"Piace a 3 people