Ha scritto Gabriel García Márquez che tutti gli esseri umani hanno tre vite: una pubblica, una privata e una segreta. Sconfitta dolorosamente nella vita privata Giorgia Meloni cresce in popolarità. […]

(di Antonio Padellaro – ilfattoquotidiano.it) – Ha scritto Gabriel García Márquez che tutti gli esseri umani hanno tre vite: una pubblica, una privata e una segreta. Sconfitta dolorosamente nella vita privata Giorgia Meloni cresce in popolarità. E riceve pubblici apprezzamenti (soprattutto femminili e pure da chi non l’ha votata) per merito del post con cui ha messo fine alla relazione decennale con Andrea Giambruno. “Sono un essere umano anche io”, ha detto la premier nel video trasmesso alla convention di FdI (il pensiero di tutti è andato alla piccola Ginevra).

Se nella sua immagine pubblica, e dunque politica, la Meloni esce rafforzata, il merito (involontario) è anche degli argomenti pubblici, e dunque politici, che la sinistra (soprattutto quella editoriale) ha sfoderato nell’occasione sperando di cogliere in castagna l’ex compagna del maschio blu estoril. Molta complottistica (dietro i fuorionda di Striscia c’è la mano di Mediaset che intenderebbe tenerla sotto la minaccia di altri fuorionda, più devastanti ancora?). Molta legge del contrappasso a proposito della trinità Dio, Patria e Famiglia, con la Famiglia che si sarebbe persa per strada causa giambrunate. E molte accuse di vittimismo a uso di governo, causa la metafora della roccia che la goccia non potrà mai scalfire (e pazienza se il proverbio latino sostiene il contrario).

Per carità, tutte analisi legittime se non fosse che il tentativo di indebolire la figura pubblica di Io sono Giorgia si risolve, al momento, in un buco nell’acqua (che non scava la roccia ma l’opposizione quella sì). Difficile a questo punto non concordare con il filosofo sloveno Slavoj Žižek quando afferma che “la sinistra dovrebbe rispettare di più i sentimenti delle persone normali”. Quanto alla vita segreta citata da Márquez, è sufficiente osservare alcune delle foto “rubate” al presidente del Consiglio nel corso del suo ultimo viaggio all’estero. Uno sguardo in cui si colgono lampi della sofferenza che la separazione ha dentro di sé quando vissuta come un lutto. Forse pesa in lei anche il sentirsi in qualche modo responsabile del dolore che questa brutta storia infligge ai suoi cari, alla madre, alla sorella (il consueto complesso di colpa della donne) Ma, direbbe il filosofo, questi sono solo i sentimentalismi delle persone normali (quelle che poi vanno a votare).