Cercavo le parole e le ha scritte Paolo Giordano sul Corriere della Sera: “Forse per la prima volta in decenni quel conflitto era d’un tratto molto più vicino a noi, molto più rischioso […]

(di Antonio Padellaro – lfattoquotidiano.it) – Cercavo le parole e le ha scritte Paolo Giordano sul Corriere della Sera: “Forse per la prima volta in decenni quel conflitto era d’un tratto molto più vicino a noi, molto più rischioso, addirittura personale”. Talmente personale che dal 7 di ottobre credo siamo in molti a sentirci come squassati da opposti sentimenti in guerra tra loro. Non si tratta però soltanto di quel “senso di sicurezza già fiaccato dall’aggressione all’Ucraina”, di cui parla lo scrittore. Perché sappiamo che le notizie e le immagini dell’indicibile commesso dagli assassini di Hamas sono altrettanti detonatori che fanno divampare nel nostro cuore, nella nostra mente rabbia, odio e un acuto desiderio di vendetta. Dopo le stragi credo di non essere stato il solo a sentire quegli innocenti sterminati, decapitati, come dei figli e quei genitori come dei fratelli. Subito dopo ho pensato che se mi avessero ucciso un figlio o un fratello avrei, d’impulso, desiderato farmi giustizia con le mie mani. E non mi vergogno ad ammettere che l’invasione di Gaza con il conseguente annientamento di Hamas mi sembrò sul momento una punizione equilibrata da infliggere a belve simili. Per essere sincero fino in fondo nel mazzo del mio rancore misi anche la teocrazia iraniana come la matrice di ogni nequizia, il satana che ha armato le milizie assetate di sangue. E pensai che l’espressione “scontro di civiltà” poteva essere giusta, ma anche sbagliata, poiché quale civiltà può esserci in un regime bieco che perseguita le donne, le imprigiona, le tortura, le uccide? Finché mi sono detto: ecco mi hanno fatto diventare come loro volevano, preda di un risentimento sordo, cieco e tutto sommato comodo visto che espettoro il mio odio davanti a un computer. Mentre scrivo, apprendo che anche l’ultimo generatore ha smesso di funzionare a Gaza, cosicché quando l’angelo vendicatore dovesse abbattersi sulla Striscia, da trasformare in una striscia di sangue, farebbe irruzione in ospedali senza più pazienti, in scuole senza più bambini, in case senza più gli anziani. Leggo su Repubblica Edith Bruck, la “bambina di 92 anni” che ha attraversato la Shoah, deportata a 13 anni ad Auschwitz e Dachau. Dice: “Uccidono anche i piccoli come facevano i nazisti”. Racconta che dopo la liberazione, vide dei soldati tedeschi al di là della rete: “Eravamo in un campo di transito e loro erano i prigionieri. Avevano le pentole vuote, gli ho dato quel poco che avevo. La vendetta non serve a niente”. Ed è l’unico barlume che intravedo in questa notte dell’umanità.