Poi Alessandro Di Battista ha detto: “Pensate di buttare giù Meloni parlando di transumanza? Così dura vent’anni”. Di transumanza si dibatteva, l’altra sera, a DiMartedì e intorno alla fatale parola pronunciata da […]

(di Antonio Padellaro – ilfattoquotidiano.it) – Poi Alessandro Di Battista ha detto: “Pensate di buttare giù Meloni parlando di transumanza? Così dura vent’anni”.
Di transumanza si dibatteva, l’altra sera, a DiMartedì e intorno alla fatale parola pronunciata da Andrea Giambruno, conduttore di Rete 4, nonché compagno della premier, si accendevano i fuochi. Tra chi (opposizione) sosteneva che definire l’ondata di esseri umani sulle coste italiane, con lo stesso termine usato per le migrazioni stagionali del bestiame da pascolo, la diceva lunga sulla (bassa) considerazione con cui a casa Meloni viene trattato un fenomeno che è prima di tutto umanitario. A corredo, spezzoni dell’ultima campagna elettorale in cui una scocciata Io sono Giorgia di migranti “transumanti” effettivamente straparlava.
Sul fronte della maggioranza presente in studio (a momenti più popolato di Montecitorio) si minimizzava il paragone con gli armenti osservando come, del resto, il Giambruno si fosse già scusato per l’espressione “inopportuna”.
Non varrebbe la pena avere già consumato la metà della spazio concesso a questa rubrica se non ci interrogassimo su quanto pesano realmente nel dibattito pubblico le espressioni adoperate a sproposito dai ministri della destra. Per capirci, dalla sostituzione etnica ai poveri che mangiano meglio dei ricchi, copy Lollobrigida, che è un po’ il Sinner della specialità (ma occhio a Giambruno).
Be’, sul piano elettorale spostano meno di zero anzi, per dirla con Di Battista, possono finire per essere controproducenti inducendo i telespettatori non per forza schierati ma preoccupati, per esempio dall’inflazione o dalle infinite liste d’attesa nella sanità pubblica, a reagire con un infastidito ‘ma tu guarda a che s’attaccano questi’. Diverso l’approccio mediatico che anche nei talk più impegnati non può mai prescindere dallo show, possibilmente da concimare con il peggio della politica in circolazione. Dati alla mano, è soprattutto sulle opinioni più grevi, ancorché irrilevanti, che meglio si attizzano gli scontri e l’ascolto cresce.
Il filosofo Emil Cioran dichiarava gioiosamente che a interessarlo erano solo la metafisica e i pettegolezzi. E qui di metafisica se ne vede poca.
Partiamo dal presupposto che,
sto Cianbruno,
io né lo conosco e tanto meno lo mai ascoltato,
ma se a uno a cui affidano un programma, su un canale pubblico
(e che pubblico),
è incontinente a tal punto o è incapace di intendere e di volere o ha voluto,
elegantemente, accarezzare e creare
l’enne caso di divisione
popolan-calcistica, che pervade da sempre, lo storico gregge che viene, quello si, transumato e tratturato dall’Abbruzzo alla Puglia e viceversa
(per usare un eufemismo Cianbrunesco),
al solo scopo di essere munto per ricavarci gustoso formaggio.
Se dovessi, invece, ragionare come Ombroso arriverei semplicemente alla conclusione che, questo Cianbruno
tené ‘a capa sulo pe spartere ‘e rrecchje!
Ogni giorno è un giorno
in più per sognare
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E. C. l’ho
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Oltre alle puntuali considerazioni dell’articolo, possiamo sicuramente aggiungere che la maggioranza degli elettori della Meloni userebbe lo stesso vocabolo per indicare lo spostamento dei migranti!
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